Samsung: il caso di Lee Jae-yong, il potere dei “chaebol” e le reticenze giuridiche della Corea del Sud

da | 5 Feb 2024 | Business

I “chaebol” sono grandi conglomerati industriali sudcoreani, caratterizzati da una struttura aziendale familiare e centralizzata. Il termine “chaebol” deriva dalla crasi di due parole coreane: “chae”, che significa “ricchezza” o “proprietà”, e “bol”, che significa “clan” o “gruppo”. Questi conglomerati sono spesso controllati da singole famiglie e hanno un ruolo significativo nell’economia della Corea del Sud.

Samsung, Hyundai, LG e SK Group sono esempi di chaebol che hanno una portata globale e sono leader in vari settori industriali. Solitamente sono controllati da una famiglia fondatrice, spesso attraverso una complessa rete di partecipazioni incrociate tra le aziende affiliate, che consente alla famiglia di mantenere il controllo con una partecipazione minoritaria. Rappresentano il crocevia di una vasta gamma di attività commerciali, che va dalla produzione di elettronica a quella automobilistica, dalla costruzione navale ai servizi finanziari, e altro ancora.

I chaebol hanno giocato un ruolo cruciale nel rapido e impressionante sviluppo economico della Corea del Sud dalla metà del secolo scorso, contribuendo significativamente al cosiddetto miracolo sul fiume Han. Ma nonostante gli indubbi meriti, queste conglomerate sono spesso state al centro di controversie e critiche, in particolare per il grande potere economico concentrato in poche persone, la mancanza di trasparenza e governance aziendale e i casi di corruzione e collusione con il governo.

Nel corso degli anni ci sono state varie spinte per la riforma dei chaebol, mirate a migliorare la trasparenza, ridurre la concentrazione di potere economico e promuovere pratiche commerciali più etiche e sostenibili. E il caso che andiamo ad affrontare oggi è esemplare. Samsung infatti è il chaebol (ora sappiamo cos’è) sudcoreano di maggior successo; il suo braccio elettronico, Samsung Electronics, rappresenta circa un sesto delle esportazioni della Corea del Sud.

Lee Jae-yong, il leader di Samsung, è considerato l’individuo più ricco del paese, con un patrimonio netto stimato di circa 9 miliardi di dollari. Ed è appena stato assolto da un tribunale sudcoreano dalle accuse di manipolazione dei prezzi azionari e frode contabile. Il giudice del tribunale distrettuale di Seoul ha dichiarato che non c’erano prove sufficienti per sostenere le accuse dei procuratori contro Lee e altri 13 dirigenti attuali e precedenti di Samsung.

Le accuse includevano anche l’intenzione di rafforzare il controllo di Lee sul conglomerato Samsung a danno degli interessi delle sue affiliate. Gli avvocati di Lee hanno affermato che il verdetto conferma la legalità della fusione e della contabilità delle sue affiliate. I procuratori, che possono ancora presentare appello contro la decisione, avevano invece richiesto una pena detentiva di cinque anni e una multa di 500 milioni di won (circa 370mila euro)per Lee, che ha negato qualsiasi illecito.

I problemi legali di Lee Jae-yong sono iniziati a Seoul nel 2016, con le proteste di massa che nel 2016 hanno portato all’impeachment dell’ex presidente Park Geun-hye. Figlia di Park Chung-hee, presidente e dittatore della Corea del Sud, salito al potere con un colpo di Stato nel 1961 e rimasto in carica fino al suo assassinio nel 1979, la Park è stata presidente della Corea del Sud dal 2013 al 2017, prima donna nella storia del paese a ricoprire questo incarico.

L’ex presidente della Corea del Sud, Park Geun-hye.

Il 9 dicembre 2016 è stata sospesa dall’incarico dai due terzi dei 300 membri del Parlamento, accusata di aver ricevuto tangenti da Samsung e altri chaebol, e di abuso di potere. Park è stata incarcerata nel 2017, poi graziata e rilasciata nel 2022. Sempre nel 2017, Lee è stato arrestato con l’accusa di aver corrotto la Park, al fine di ottenere il sostegno del governo per la fusione di due filiali Samsung nel 2015, al centro di uno scandalo di corruzione.

All’epoca era vicepresidente di Samsung Electronics e, secondo i procuratori, la fusione era parte degli sforzi di Lee per trasferire il controllo di Samsung dal padre, Lee Kun-hee, che era stato colpito da un infarto nel 2014 e precedentemente condannato e graziato per corruzione ed evasione fiscale.

Un tribunale di Seoul nel 2017 ha condannato Lee a cinque anni di prigione per aver offerto tangenti per un totale di 8,9 miliardi di won (6.586.000 euro) alla Park. La sua pena è stata successivamente ridotta e Lee è stato rilasciato nel 2018, con la Corte Suprema che ha ordinato un nuovo processo nel 2019.

Nel 2020, mentre aspettava il nuovo processo, Lee è stato incriminato per manipolazione del prezzo delle azioni e frode contabile ma non è stato arrestato a causa del rifiuto di un tribunale di emettere un mandato di arresto. Durante il nuovo processo nel 2021, è stato condannato a due anni e mezzo di prigione per corruzione.

Più tardi, nello stesso anno, è stato rilasciato in libertà condizionale insieme ad altri 800 prigionieri in occasione di una festività che commemora la fine del dominio coloniale giapponese alla fine della Seconda Guerra Mondiale. La Corea del Sud spesso concede la libertà condizionale o la grazia i prigionieri durante importanti festività nazionali, e in quell’occasione a beneficiarne fu anche Lee Jae-yong.

Curiosamente, durante la sua detenzione Samsung è divenuta una tra le aziende tecnologiche più redditizie al mondo. Alcuni affermarono che era evidente che Samsung era ancora governata da Lee dal carcere; altri paventarono invece il rischio che l’azienda, rimandando le decisioni chiave in attesa della sua scarcerazione, sarebbe rimasta indietro rispetto a concorrenti come TSMC.

Nel 2021 gli fu vietato lavorare per Samsung per cinque anni, provvedimento che è stato revocato nel 2022 quando ha ricevuto una grazia dal presidente Yoon Suk Yeol. Due mesi dopo, meno di 15 mesi dopo la sua scarcerazione per corruzione, è stato nominato presidente esecutivo di Samsung Electronics.

Il verdetto di assoluzione di Lee ha sorpreso i sudcoreani e sta sollevando preoccupazioni internazionali sulla correttezza dei mercati e sulla credibilità del sistema giudiziario del paese. Questo caso è infatti visto infatti come un esempio della difficoltà delle autorità politiche e giudiziarie sudcoreane nel confrontarsi coi potenti chaebol. Noi italiani, invece, ci stupiamo dello stupore di chi pensava che sarebbe andata diversamente.

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