Comprensibilmente, di fronte a una condanna a 25 anni di carcere, si tenta ogni possibile strada per evitarla.
E, altrettanto comprensibilmente, se si è stati magnati delle criptovalute, arrestati e incriminati in modo esemplare da un’amministrazione – quella di Biden – ostile al settore, e ora al potere c’è Trump, che invece si presenta come suo paladino, è lecito nutrire un po’ di ottimismo.
Ecco perché Sam Bankman-Fried, ex enfant prodige delle criptovalute e fondatore di FTX, sta tentando il tutto per tutto per ottenere la grazia dall’ex presidente Donald Trump.
A riportarlo è il New York Times, secondo cui dopo la condanna a 25 anni di carcere per frode, cospirazione e riciclaggio di denaro, la sua famiglia e i suoi alleati stanno mettendo in campo una strategia che passa per lobbisti di Washington, avvocati vicini a Trump e persino un’intervista con Tucker Carlson.
L’ascesa e la caduta di Sam Bankman-Fried
FTX era una delle più grandi piattaforme di scambio di criptovalute al mondo, fondata nel 2019 da Sam Bankman-Fried. In pochi anni, la società è diventata un colosso del settore, attirando miliardi di dollari in investimenti e sponsorizzazioni di alto profilo.
Tuttavia, nel novembre 2022, FTX è crollata improvvisamente, dichiarando bancarotta dopo che si è scoperto che la società utilizzava i fondi dei clienti per coprire le perdite della sua affiliata Alameda Research, un hedge fund controllato dallo stesso Bankman-Fried.
Il tutto è venuto a galla dopo un’inchiesta che ha rivelato una grave mancanza di liquidità e una gestione opaca dei fondi. Bankman-Fried è stato arrestato e condannato per frode, cospirazione e riciclaggio di denaro, con una pena di 25 anni di carcere.
Il caso è diventato uno dei più grandi scandali finanziari della storia recente, paragonato al crac di Enron e ad altri grandi fallimenti del settore finanziario.
L’ex miliardario, un tempo tra i più generosi donatori del Partito Democratico, punta ora su un ribaltamento di alleanze per ottenere clemenza da chi, almeno fino a poco tempo fa, era considerato un avversario politico.
La strategia dietro la richiesta di grazia
Dietro questa operazione c’è un piccolo gruppo di sostenitori, guidato dai genitori di Bankman-Fried, Joe Bankman e Barbara Fried, entrambi professori di diritto a Stanford. Il loro obiettivo è trovare le giuste leve per convincere Trump a intervenire in favore del figlio.
Una delle mosse principali è stata la consulenza con Kory Langhofer, un avvocato dell’Arizona con legami con Trump, avendo lavorato per le sue campagne presidenziali del 2016 e del 2020.
Parallelamente, intermediari vicini all’ex CEO di FTX hanno contattato esponenti dell’establishment repubblicano e lobbisti di Washington per esplorare eventuali percorsi per la grazia.
Ma non solo. Bankman-Fried e il suo entourage stanno cercando di accreditarsi nel nuovo panorama politico repubblicano, sfruttando alcuni temi cari all’ex presidente.
Joe Bankman, ad esempio, ha recentemente firmato un articolo di opinione sul Washington Post, elogiando il piano di Trump per la creazione di un fondo sovrano, sostenendo che potrebbe “aumentare drasticamente la produttività aziendale”. Un segnale che, secondo gli osservatori, potrebbe essere un tentativo di riallineamento strategico.
Un appello indiretto a Trump
L’unico segnale che la manovra potrebbe avere qualche impatto è arrivato questa settimana, quando Bankman-Fried ha ottenuto un’intervista con Tucker Carlson, noto per la sua vicinanza a Trump.
Registrata tramite videochiamata dal Metropolitan Detention Center di Brooklyn, dove è detenuto da 18 mesi, l’intervista è stata pubblicata giovedì scorso.
Durante la conversazione, l’ex miliardario ha cercato di ridisegnare la sua immagine politica, sostenendo che, al momento del suo arresto, fosse più vicino ai Repubblicani di Washington che ai Democratici.
“Un cambio della guardia aiuta”, ha dichiarato Bankman-Fried, riferendosi a un eventuale ritorno di Trump e al suo possibile impatto sull’industria delle criptovalute.
Pochi giorni dopo la pubblicazione dell’intervista, tuttavia, Bankman-Fried è stato messo in isolamento. Secondo una fonte informata sulla questione, l’Ufficio carcerario federale non aveva autorizzato la conversazione con Carlson e ha quindi deciso di sanzionarlo.
Una strategia senza futuro?
Nonostante gli sforzi, al momento la richiesta di grazia non sembra aver preso piede nei circoli vicini a Trump.
L’ex presidente ha spesso concesso clemenza a chi aveva legami diretti con lui o con il suo entourage ma non vi è alcuna indicazione che abbia preso in considerazione il caso di Bankman-Fried.
La famiglia e gli alleati dell’ex CEO di FTX sperano di poter ribaltare la narrativa processuale, sostenendo che l’accusa ha costruito un caso distorto contro di lui.
“L’accusa ha raccontato una storia su FTX e Sam Bankman-Fried che non è corretta”, ha dichiarato l’avvocato Langhofer. “Se il pubblico conoscesse la storia completa, la vedrebbe in modo diverso”.
Resta da vedere se questo tentativo disperato avrà qualche possibilità di successo o se resterà solo un’ultima, vana manovra di un uomo ormai caduto in disgrazia.


