Fondata nel 1969 e con sede in Germania, reichelt elektronik è oggi tra i principali distributori europei di componenti elettronici e tecnologie IT.
L’azienda si rivolge sia ai consumatori privati sia ai clienti business, e il suo catalogo supera i 150.000 prodotti, spaziando da schede di sviluppo e strumenti di misura fino alle tecnologie per la casa, l’ufficio e l’automazione industriale.
L’intelligenza artificiale entra nelle PMI italiane
Nel quadro di una crescente attenzione verso l’intelligenza artificiale da parte del tessuto produttivo europeo, reichelt elektronik ha promosso un’indagine per capire in che misura le medie imprese industriali italiane stiano adottando soluzioni di IA.
Lo studio è stato condotto dall’istituto OnePoll tra la fine di marzo e l’inizio di aprile 2025, tramite un questionario online rivolto a 250 decisori tecnologici nei settori automobilistico, ingegneristico, manifatturiero, aerospaziale e tecnologico.
I risultati parlano chiaro: l’IA non è più una prerogativa esclusiva delle big tech, ma si sta rapidamente diffondendo anche nelle PMI.
Il 28% delle imprese intervistate dichiara di utilizzare già quotidianamente l’intelligenza artificiale, mentre un ulteriore 31% è attualmente impegnato in progetti pilota o in fase di test. Il 15% si trova nella fase di pianificazione, con l’intenzione di introdurre l’IA entro i prossimi 12 mesi.
Nel complesso, il 43% delle aziende ha già adottato o è in procinto di adottare l’intelligenza artificiale come parte integrante del proprio flusso operativo. Un segnale importante che mostra come anche le medie aziende italiane stiano abbracciando il cambiamento.
Efficienza, qualità e innovazione a portata di IA
Nelle PMI italiane, l’intelligenza artificiale viene applicata principalmente per ottimizzare i processi produttivi (57%) e per supportare le fasi di progettazione e sviluppo dei prodotti (38%).
Particolarmente apprezzata è la capacità di analizzare dati per identificare tendenze e migliorare l’efficienza operativa, riducendo i tempi di inattività: un valore riconosciuto dal 59% delle aziende. Meno diffuso, ma in rapida crescita, l’uso di strumenti di manutenzione predittiva (29%).
L’impatto è tangibile: l’88% delle aziende coinvolte afferma che l’IA ha migliorato la qualità dei propri prodotti, mentre il 77% segnala una maggiore efficacia nei processi interni. Il 38% evidenzia anche una significativa riduzione dei costi.

I benefici, però, non si fermano all’efficienza: il 77% delle aziende ha notato una reattività superiore ai cambiamenti di mercato, l’80% è riuscito a sviluppare nuovi prodotti più rapidamente e il 67% ha potuto introdurre soluzioni più innovative.
Il risultato finale? Per quasi tre quarti delle PMI (68%), l’adozione dell’IA ha portato a un incremento diretto dei profitti.
Vantaggio competitivo e orgoglio europeo
Non sorprende, dunque, che l’IA non venga più vista come un’opzione facoltativa.
Il 75% degli intervistati ritiene che l’intelligenza artificiale sia essenziale per affrontare la concorrenza globale, mentre il 79% già la considera un motore di vantaggio competitivo.
Interessante anche l’orientamento geopolitico che emerge dai dati: il 78% delle PMI si dichiara favorevole allo sviluppo di strumenti IA made in Europe, per rafforzare l’autonomia tecnologica del continente.
Alla luce delle tensioni commerciali internazionali e dell’incertezza nei rapporti tra Europa e Stati Uniti, cresce la consapevolezza che un’adozione tempestiva dell’IA sia essenziale per non restare indietro rispetto ai concorrenti americani e cinesi. Il 71% degli intervistati lo dice apertamente.
L’Italia rallenta, ma chi parte accelera
Come ha spiegato Christian Reinwald, Head of Product Management & Marketing di reichelt elektronik, “le imprese italiane si stanno approcciando all’Intelligenza Artificiale più lentamente rispetto ad altri Paesi europei”.
I dati dell’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano confermano questa tendenza: nel 2024, solo il 59% delle grandi imprese italiane aveva un progetto attivo, contro una media europea del 69%.
Tuttavia, Reinwald sottolinea anche un dato incoraggiante: “Chi già la utilizza, in un caso su quattro ha già progettualità a regime e l’Italia è ai primi posti nell’utilizzo di strumenti di GenAI pronti all’uso”.
Sfide strutturali e prospettive future
Non mancano però le difficoltà. Il 30% delle aziende segnala la mancanza di infrastrutture IT adeguate (come server ad alte prestazioni) come principale ostacolo all’introduzione dell’IA.
Seguono le preoccupazioni per la sicurezza dei dati in cloud (26%) e l’inadeguatezza delle macchine esistenti, non progettate per essere automatizzate (26%).

Christian Reinwald, Head of Product Management & Marketing di reichelt elektronik.
A queste criticità si aggiunge il bisogno di accesso facilitato ai finanziamenti, maggiore consulenza tecnica e una riduzione degli ostacoli burocratici.
Ciononostante, lo slancio verso l’innovazione resta forte: il 91% delle aziende afferma che i propri collaboratori hanno accolto positivamente l’introduzione dell’IA. Il 49% si aspetta la nascita di nuovi prodotti innovativi creati dall’intelligenza artificiale, mentre il 51% immagina una migliore integrazione tra acquisti, magazzino e produzione.
E il 43% guarda già ai robot supportati dall’IA come prossima frontiera per rendere la produzione ancora più veloce e precisa.


