Il Regno Unito pensa a una tassa “al chilometro” per i veicoli elettrici

da | 14 Nov 2025 | Automotive

Tempo di lettura: 2 minuti

Il Regno Unito sta ragionando su una delle politiche fiscali più discusse dell’era elettrica: una tassa “pay-per-mile”, pensata per redistribuire in modo più equo il costo della mobilità.

Secondo quanto riportato dal Daily Telegraph, la Cancelliere dello Scacchiere Rachel Reeves intende annunciare un contributo di circa 3 pence per miglio, che corrisponde a poco più di tre centesimi di euro per ogni chilometro percorso.

È una misura che colmerebbe un buco di bilancio stimato tra 20 e 30 miliardi di sterline entro fine legislatura e che nasce dal crollo delle entrate legate alle tasse applicate a benzina e diesel.

Oggi, infatti, un automobilista con motore a combustione interna paga in media circa 600 sterline all’anno soltanto di accise. Chi guida un elettrico non contribuisce in alcun modo equivalente e la Reeves è pronta a sostenere che il nuovo sistema renderebbe l’impianto fiscale più equilibrato.

La giustificazione del governo

La linea dell’esecutivo è chiara. Un portavoce ha ricordato che “l’accisa sui carburanti copre benzina e diesel, ma non esiste un equivalente per i veicoli elettrici. Vogliamo un sistema più equo per tutti i conducenti”.

È una dichiarazione che arriva in un momento in cui il Regno Unito sta accelerando sulla revisione del proprio sistema di tassazione stradale.

Da aprile, infatti, anche i proprietari di veicoli elettrici hanno iniziato a pagare il VED standard, la tassa di circolazione, segnando la fine delle esenzioni introdotte nella fase iniziale della transizione.

La tassa per miglio rappresenterebbe il passo successivo, preparando il Paese a un futuro in cui i motori termici saranno sempre meno diffusi e le finanze pubbliche non potranno più contare sul gettito assicurato dai carburanti.

Il riequilibrio fiscale del Regno Unito

Il dibattito sulla tariffazione stradale non nasce oggi. L’anno scorso la Campaign for Better Transport aveva invitato Reeves a introdurre un sistema pay-per-mile per coprire il calo strutturale delle entrate.

Il Tony Blair Institute aveva invece suggerito un modello con una tariffa di 1 pence per miglio (circa 1,2 centesimi di euro per km) per auto e van e tra 2,5 e 4 pence per miglio (dai 3 ai 4,6 centesimi di euro per km) per i mezzi pesanti.

Più di recente, un’analisi della Energy and Climate Intelligence Unit ha calcolato che, anche con una tassa di 3 pence per miglio (3,5 centesimi di euro per km), gli elettrici resterebbero comunque circa 1.000 sterline (€1.130) all’anno più economici rispetto a un veicolo a benzina.

È un dato che aiuta a ridimensionare l’impatto percepito della misura, pur non eliminando le resistenze da parte dell’industria.

E l’Europa?

La consultazione prevista porterà la misura a un’eventuale introduzione nel 2028, quando nel Paese potrebbero già circolare oltre quattro milioni di veicoli elettrici.

Ed è inutile dire che quanto accadrà nel Regno Unito potrebbe fare scuola anche nel resto d’Europa, dove l’aumento della penetrazione dell’elettrico pone lo stesso problema: come sostituire in modo sostenibile il gettito generato per decenni dai carburanti.

La scelta inglese appare così come il sintomo di un cambio di paradigma, in cui lo Stato non tratta più l’elettrico come una tecnologia da incentivare a ogni costo, ma come una componente stabile del parco circolante chiamata a contribuire al mantenimento delle infrastrutture e dei servizi pubblici.

Quali effetti avrà tutto ciò su una tecnologia che finora ha vissuto soprattutto grazie agli incentivi pubblici è qualcosa che scopriremo nei prossimi mesi.

Fonte: The Guardian

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