Processo OpenAI, Musk ammette: “Non ho letto le clausole”

by | 1 Mag 2026 | Legal, IA

Riassunto IA
  • Musk ha ammesso in aula di non aver letto il documento del 2017 con cui OpenAI avviò la transizione verso il for-profit, pur avendolo ricevuto da Altman.
  • La causa chiede 150 miliardi di danni e il ripristino della struttura nonprofit, in un processo che si svolge mentre OpenAI prepara una IPO potenzialmente da mille miliardi.
  • È emerso che xAI ha utilizzato i modelli di OpenAI per addestrare i propri sistemi, un dettaglio che la difesa di OpenAI potrà usare per contestare la coerenza delle accuse.
Tempo di lettura: 4 minuti

Il 31 agosto 2017, Sam Altman inviò a Elon Musk un documento che avviava formalmente la trasformazione di OpenAI da organizzazione nonprofit a società a scopo di lucro supervisionata da un ente nonprofit. Musk lo ricevette ma non lo lesse tutto. “La mia testimonianza è che non ho letto le clausole scritte in piccolo, solo il titolo”, ha dichiarato giovedì davanti alla corte federale della California, al terzo giorno di un processo che potrebbe ridisegnare la governance di una delle aziende tecnologiche più importanti al mondo.

L’ammissione è imbarazzante. Musk sta accusando OpenAI, il suo co-fondatore e CEO Sam Altman e il presidente Greg Brockman di averlo indotto con false promesse a donare 38 milioni di dollari e a prestare il proprio aiuto personale alla nascita della società, garantendogli che sarebbe rimasta fedele alla sua missione originaria. Ovvero sviluppare l’intelligenza artificiale nell’interesse collettivo, senza scopo di lucro.

Poi, sostiene Musk, la società ha virato verso un modello commerciale per arricchire i suoi vertici. Ma ammettere di non aver letto i documenti che ora contesta davanti a un giudice, non rafforza la posizione di chi si presenta come vittima di un raggiro.

La posta in gioco: 150 miliardi e il futuro di OpenAI

Come abbiamo già scritto, questo non è un processo ordinario. OpenAI vale oggi oltre 850 miliardi di dollari, sta raccogliendo capitali per potenziare la propria infrastruttura di calcolo e si prepara a quella che potrebbe essere una delle IPO più grandi della storia tecnologica, con una valutazione potenzialmente nell’ordine dei mille miliardi. Il verdetto di questa causa inciderà direttamente sulla struttura societaria con cui OpenAI si presenterà ai mercati.

Musk chiede 150 miliardi di dollari in danni, da destinare all’ente benefico di OpenAI, e pretende che la società torni a operare come nonprofit, con Altman e Brockman rimossi dalle loro cariche. Accusa OpenAI di violazione della fiducia caritatevole, un principio del diritto statunitense secondo cui gli asset donati a un ente no-profit non possono essere trasferiti a soggetti privati a scopo di lucro senza specifiche autorizzazioni legali.

Non solo: chiama in causa Microsoft, uno dei principali investitori di OpenAI, accusandola di aver favorito e agevolato quella violazione. “Non c’è niente di sbagliato nell’avere un’organizzazione a scopo di lucro”, ha detto Musk in aula. “Semplicemente non si può rubare a un ente di beneficenza.”

OpenAI respinge le accuse. La società sostiene di aver creato la struttura for-profit per necessità: raccogliere capitali privati era l’unico modo per acquistare la potenza di calcolo necessaria e attrarre i migliori ricercatori in un mercato sempre più competitivo.

E sulle motivazioni di Musk ha una lettura precisa: il vero movente sarebbe il risentimento per il successo di OpenAI dopo la sua uscita dal consiglio nel 2018, unito al desiderio di favorire xAI, la sua azienda di IA, che è indietro rispetto a OpenAI nell’adozione da parte degli utenti.

Rassicurazioni e asset

Sotto pressione del legale di OpenAI, William Savitt, Musk ha riconosciuto di essere stato a conoscenza delle discussioni sulla trasformazione societaria fin dai loro albori. Ma ha insistito: “Sono stato rassicurato da Sam Altman e da altri che OpenAI avrebbe continuato come nonprofit.” Musk insomma si sarebbe fidato della parola di Altman più dei documenti.

Savitt ha portato all’attenzione della corte email inviate a Musk da altri fondatori, nelle quali si discuteva apertamente di chiudere il codice sorgente della tecnologia o di monetizzarla. Musk non ha contestato l’esistenza di quei messaggi.

Savitt ha quindi chiesto a Musk perché non abbia fatto causa prima e il controinterrogatorio è stato teso: “Poche risposte saranno complete, soprattutto quando mi interrompi continuamente”, ha detto Musk all’avvocato avversario. La giudice Yvonne Gonzalez Rogers ha poi ammonito Savitt per non aver lasciato rispondere il testimone, pur respingendo le obiezioni di Musk secondo cui l’avvocato stava formulando domande “suggestive”.

Nel corso dell’udienza è emerso anche un dettaglio rilevante: Musk ha ammesso che xAI ha utilizzato OpenAI per addestrare i propri modelli. “È pratica standard usare altre IA per validare la propria IA”, ha detto.

È una precisazione che non passa inosservata in un processo in cui Musk accusa la controparte di aver sottratto valore a un’organizzazione nata per il bene comune, mentre la sua stessa azienda ne ha attinto i frutti.

L’ironia del giudice

Il momento più tagliente dell’udienza non è arrivato dagli avvocati, ma dalla giudice. Steven Molo, legale di Musk, ha chiesto che venisse ammessa la testimonianza di esperti sulla capacità dell’IA di mettere fine all’umanità: “Il rischio di estinzione è un problema reale. È un rischio concreto. Potremmo morire tutti.”

La giudice Rogers ha però risposto: “Trovo ironico che il suo cliente, nonostante questi rischi, stia creando una società che opera esattamente nello stesso settore”. Poi ha negato l’ammissione della testimonianza: “Questo non è un processo sui rischi per la sicurezza dell’intelligenza artificiale”.

La posizione di Musk, denunciare i pericoli esistenziali dell’IA mentre costruisce una delle aziende di IA più ambiziose del momento, è una contraddizione che il processo ha reso visibile in aula. OpenAI lo dice esplicitamente: Musk non ha mai messo la sicurezza al primo posto durante la sua permanenza nella società. Ora la invoca come argomento giuridico. La giudice, nei fatti, non l’ha ritenuto rilevante.

Il processo è entrato nel vivo con la testimonianza di Musk, durata oltre due ore, seguita da quella del suo principale collaboratore Jared Birchall. Nei prossimi giorni sono attesi sul banco dei testimoni Greg Brockman e il ricercatore Stuart Russell, esperto di sicurezza dell’IA. Sam Altman è stato presente in aula per tutta la durata dell’udienza. Il processo si prevede durerà diverse settimane.

Fonte: Reuters

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