La Commissione europea ha formalmente accusato quattro dei più grandi siti di contenuti per adulti al mondo (Pornhub, Stripchat, XNXX e XVideos) di non aver adottato misure adeguate per impedire ai minori di accedere ai loro servizi.
I risultati, definiti “preliminari”, non sono ancora una multa: sono una contestazione formale, il primo passo di un procedimento che potrebbe concludersi con sanzioni pesanti. Fino al 6% del fatturato annuo globale, secondo quanto previsto dal Digital Services Act.
È una mossa attesa: l’indagine era partita nel maggio del 2024. Bruxelles aveva già nel mirino queste piattaforme, accusate di non valutare seriamente i rischi posti ai minori e di non aver implementato strumenti efficaci di verifica dell’età.
“I bambini accedono a contenuti per adulti a età sempre più giovani”, ha dichiarato Henna Virkkunen, commissaria europea per la tecnologia, “e queste piattaforme devono mettere in atto misure solide, rispettose della privacy ed efficaci per tenerli fuori dai loro servizi.”
Cosa prevede il DSA
Il Digital Services Act è la legge europea che impone alle grandi piattaforme online obblighi precisi in materia di moderazione dei contenuti e gestione del rischio sistemico. Chi non rispetta le regole rischia sanzioni proporzionali al fatturato globale; una leva pensata per colpire anche i colossi. In teoria.
Perché nella pratica, da quando il DSA è entrato in vigore, Bruxelles ha emesso una sola multa: quella contro X, la piattaforma di Elon Musk. Un precedente isolato, che dice molto sulla lentezza dell’applicazione fino ad oggi.
Il caso dei siti porno è diverso per natura e per simbolismo. Non si tratta di disinformazione o trasparenza algoritmica ma di accesso di minori a contenuti esplicitamente sessuali. Un tema, questo, su cui la pressione politica, in Europa come altrove, è in costante aumento.
Aprire una procedura formale contro Pornhub ha un peso comunicativo che va oltre il merito tecnico del procedimento.
La sfida della verifica dell’età
Il nodo centrale, che il DSA non risolve da solo, è quello tecnico: come si verifica che un utente abbia più di 18 anni senza violare la sua privacy? È una domanda aperta da anni, e le risposte finora disponibili (dichiarazioni autocertificate, spunte su checkbox), si sono rivelate del tutto insufficienti.
Per questo la Commissione sta lavorando a un’app europea di verifica dell’età, uno strumento che dovrebbe consentire alle piattaforme di confermare la maggiore età degli utenti senza raccogliere dati sensibili. Il progetto è però ancora in fase di sviluppo.
Nel frattempo, diversi paesi europei si stanno muovendo in autonomia. Alcuni stanno valutando o introducendo divieti di accesso ai social media per i minori, un approccio che aggira il problema tecnico ma solleva questioni diverse su libertà di espressione e praticabilità dell’enforcement.
Il quadro è frammentato, e la Commissione cerca di tenerlo insieme con il DSA come cornice comune.
Pornhub e il riserbo delle aziende
Le quattro piattaforme coinvolte non hanno risposto alle richieste di commento. Ma non è una sorpresa: i grandi gruppi del settore per adulti operano in un riserbo quasi totale sui dati finanziari.
L’unico numero disponibile riguarda Aylo, la società proprietaria di Pornhub: nel 2022 avrebbe generato oltre 450 milioni di dollari di ricavi. Un dato vecchio di tre anni ma sufficiente a dare la misura di cosa significherebbe una sanzione al 6%. Ossia decine di milioni di dollari, almeno sulla base di quella stima.
Per le altre piattaforme i dati sono ancora più opachi. XNXX e XVideos fanno capo al gruppo francese WGCZ, Stripchat è di proprietà cipriota. Nessuna pubblica bilanci. Stabilire l’entità delle sanzioni, se mai arriveranno, richiederà prima di tutto un’analisi dei fatturati che le aziende non hanno alcun interesse a facilitare.
Una legge ancora da dimostrare
Quello che emerge da questa vicenda non è solo una battaglia su Pornhub. È una cartina di tornasole dello stato del DSA come strumento di governance digitale.
La legge c’è, i poteri ci sono ma l’applicazione è ancora sporadica e selettiva. Un solo procedimento concluso con una multa, in anni di attività. Procedimenti aperti su più fronti (dalla disinformazione ai minori, dai mercati online alle piattaforme di contenuti), ma pochi esiti concreti.
La scelta di colpire i siti pornografici su un tema emotivamente potente come la tutela dei minori può essere letta anche come una mossa di posizionamento politico: dimostrare che il DSA funziona, su un caso difficile da contestare pubblicamente.
Se la procedura arriverà a una conclusione, e soprattutto se produrrà sanzioni effettive, sarà un segnale importante. Per ora, sono soltanto risultati preliminari.
Fonte: Financial Times


