Il 7 aprile, il presidente Trump ha annunciato su Truth Social un cessate il fuoco nella guerra con l’Iran. Nelle ore precedenti, almeno sette utenti di Polymarket avevano già scommesso che quell’accordo sarebbe stato raggiunto entro quella data. Quando il post è apparso, avevano già vinto: 1,4 milioni di dollari complessivi, con due singoli account che si sono portati a casa oltre 400.000 dollari ciascuno.
Non è un caso isolato quanto piuttosto il più recente, e forse il più politicamente rivelatore, di una serie che il New York Times ha ora documentato in modo sistematico. L’indagine, basata sull’analisi di oltre 11.000 profili, ha identificato più di 80 account con caratteristiche sospette su quasi 30 argomenti diversi, a partire almeno dal 2024. Trentotto di questi non avevano mai attirato l’attenzione pubblica.
Come avevamo già raccontato a marzo, i segnali di trading anomalo su Polymarket erano emersi nelle ore precedenti il raid americano-israeliano all’Iran: dodici wallet anonimi, undici dei quali aperti pochi giorni prima, avevano incassato 330.000 dollari scommettendo sull’attacco.
Quello che il Times aggiunge è la scala: non una storia di episodi ma un pattern documentato che si ripete su operazioni militari, decisioni politiche e mercati delle criptovalute.
Polymarket, il soldato e la VPN
Il caso più noto è quello del sergente maggiore Gannon Ken Van Dyke, un operatore dei reparti speciali dell’esercito americano. Aveva puntato circa 34.000 dollari su Polymarket scommettendo sulla cattura di Nicolás Maduro, un evento che le quote davano al 7% di probabilità.
Quando gli Stati Uniti sono entrati in Venezuela il 3 gennaio e hanno arrestato l’ex presidente, Van Dyke ha incassato oltre 400.000 dollari. È stato in seguito incriminato per uso illegale di informazioni governative riservate.
Un dettaglio rivela quanto il sistema di controllo sia fragile: per accedere a Polymarket, Van Dyke aveva usato una VPN, uno strumento che maschera la posizione geografica dell’utente. La piattaforma è formalmente disponibile solo fuori dagli Stati Uniti per le scommesse militari, ma aggirare questo limite è banale. E non è stato l’unico.
A febbraio, le autorità israeliane hanno incriminato un riservista dell’aeronautica con l’accusa di aver passato informazioni riservate a un complice che aveva guadagnato oltre 100.000 dollari scommettendo sui tempi degli attacchi di Israele all’Iran e allo Yemen. “Sta succedendo ora”, aveva scritto il soldato in un messaggio, mentre i jet militari decollavam per il raid. Stando alle ricostruzioni, l’intera squadriglia scommetteva su Polymarket.
Coplan a Harvard, Coplan sui social
Tre settimane prima che Van Dyke venisse incriminato, il CEO di Polymarket, Shayne Coplan, era stato intervistato alla Harvard Business School. Gli era stato chiesto delle scommesse anomale sul caso Maduro. “È in realtà una storia molto divertente, non è quello che sembra”, aveva risposto. “È più una coincidenza che qualcosa di eccitante”.
Poi è arrivata l’incriminazione e Coplan ha scritto sui social che Polymarket aveva “segnalato, denunciato e cooperato durante tutto il processo” con il Dipartimento di Giustizia.
Le due versioni non conciliano e non si tratta solo di una gaffe comunicativa: riflettono la contraddizione innata di una piattaforma che non può sorvegliare davvero se stessa. Lo stesso Coplan, intervistato dalla CBS nell’autunno scorso, aveva definito l’insider trading “un’inevitabilità” con “molti vantaggi”.
A una conferenza di Axios aveva spiegato il meccanismo con una semplicità disarmante: “Qualcuno lo dice a qualcun altro, e poi il mercato reagisce.”
La nonprofit Anti-Corruption Data Collective ha pubblicato un rapporto che quantifica il fenomeno: chi scommette su esiti con meno del 35% di probabilità su temi militari vince più della metà delle volte. Sugli altri argomenti, la stessa categoria di scommessa va a segno solo nel 14% dei casi. La differenza non si spiega con la fortuna.
Trump critica, Trump Jr. consiglia
Ad aprile, Trump ha dichiarato di non essere “mai stato molto favorevole” ai mercati predittivi, lamentando che “il mondo intero purtroppo è diventato una specie di casinò”. Nel giro di giorni, aveva cambiato posizione: le persone che lavorano nel settore, ha osservato, “ne sono abbastanza contente.”
Il motivo del cambio di tono non è difficile da intuire. Donald Trump Jr. è consigliere di Kalshi e di Polymarket. Trump Media, la società di social media della famiglia, ha annunciato l’intenzione di lanciare un proprio mercato predittivo. Nel frattempo, il Senato ha approvato una risoluzione che vieta ai senatori e ai loro collaboratori di usare le stesse piattaforme.
A sorvegliare il settore c’è la CFTC, l’agenzia federale che classifica le scommesse sui mercati predittivi come strumenti derivati e ne rivendica la competenza regolatoria. Il suo presidente, Michael Selig, è un sostenitore dichiarato della tecnologia e gira il paese a tenere conferenze sul potenziale dei mercati predittivi.
In una dichiarazione al Times ha detto che l’agenzia sta usando l’IA per potenziare le proprie capacità e che “non ci sono lacune” nella sua capacità di vigilare. Nessun procedimento è stato avviato.
Il caso Axiom
C’è un caso nel rapporto del Times che vale la pena fermarsi a leggere, perché racconta qualcosa di più ampio. A febbraio, un noto investigatore online ha annunciato di stare preparando un’indagine su una società crypto i cui dipendenti avevano “abusato di dati interni”. Non aveva ancora detto il nome ma su Polymarket è immediatamente apparso un mercato su chi sarebbe stato il bersaglio.
Tra il 24 e il 26 febbraio, un utente anonimo appena iscritto alla piattaforma ha puntato oltre 65.000 dollari su Axiom, una società di trading in criptovalute. Il 26 febbraio, l’investigatore ha pubblicato le sue accuse contro Axiom. L’utente ha incassato 411.647 dollari e l’investigatore ha dichiarato di essere stato “ingaggiato” per l’indagine e di aver contattato Axiom prima di pubblicare.
È la dinamica che abbiamo già descritto a marzo, portata al suo limite logico: il mercato predittivo non si limita ad assorbire informazioni riservate su eventi geopolitici o militari. Può diventare esso stesso il luogo dove le informazioni, su chiunque e su qualsiasi cosa, trovano il loro prezzo, prima ancora di diventare pubbliche.
La domanda che avevamo lasciato aperta nell’articolo sull’incriminazione di Kalshi in Arizona resta senza risposta: finché la questione giuridica sulla natura di queste piattaforme non è risolta, chi le sorveglia davvero?
Fonte: New York Times


