Polestar ci dice che il mercato dell’elettrico è in crisi

da | 4 Feb 2024 | Automotive

Dopo anni di entusiasmo per i veicoli elettrici, ultimamente imposto dai governi più che spontaneo, per gli EV sta arrivando il momento di guardare al futuro con maggiore obiettività e meno euforia. Alcuni segnali sono arrivati dall’autonoleggio, con Hertz e Sixt che stanno smantellando la loro flotta elettrificata. Poi sono arrivati dal mercato, con non pochi produttori di EV che stanno incontrando crescenti ostacoli legati ai costi d’espansione. Tra questi annoveriamo Rivian, Arrival, Xpeng, Lucid e Fisker, con quest’ultimo che nel 2023 ha venduto solamente 4700 dei 10000 veicoli prodotti.

La notizia più importante di questi giorni riguarda però la ben più nota Polestar, una sussidiaria di Volvo che a sua volta è posseduta da Geely (il secondo maggiore costruttore automobilistico cinese, che l’ha comprata nel 2010). Ebbene, è di qualche giorno fa la decisione di Geely di farsi carico dei finanziamenti necessari a Polestar per proseguire la propria attività, che in precedenza erano a carico di Volvo. Quest’ultima ha sospeso gli investimenti in Polestar a causa del mancato raggiungimento degli obiettivi di consegna previsti per il 2023, peraltro già corretti al ribasso.

Polestar ha accolto con favore il supporto finanziario di Geely e non poteva essere diversamente: per raggiungere il pareggio nel 2025, l’azienda necessita di un’iniezione di 1,3 miliardi di dollari. E siccome secondo Reuters il valore delle sue azioni è crollato dell’87% da quando s’è quotata nel 2022, la sua capacità di raccogliere capitali freschi non è delle migliori. Al contrario, Geely ha venduto circa 2,8 milioni di veicoli nel 2023, quasi quattro volte il numero di Volvo. E secondo gli analisti, con il controllo totale di Polestar, Geely è nella posizione di razionalizzare gli investimenti e la condivisione tecnologica.

Si penserà che questi problemi siano limitati ai costruttori cinesi ma non sono rose e fiori nemmeno per Tesla. Dopo il recente avvertimento di Musk sul rallentamento della crescita della sua azienda, il valore di Tesla lo scorso 26 gennaio è crollato del 12%, bruciando 80 miliardi di dollari di capitalizzazione. Allargando l’orizzonte temporale della nostra analisi, lo scorso novembre la capitalizzazione di mercato di Tesla era di circa 600 miliardi di dollari; un anno prima era di 1,2 trilioni di dollari.

L’intensificazione della competizione sui prezzi nel mercato degli EV, guidata da Tesla e BYD, leader nelle vendite di questi veicoli, ha posto le aziende meno potenti di fronte a un bivio: subire perdite maggiori o accettare una diminuzione dei volumi di vendita. Ford ad esempio l’estate scorsa ha incrementato la produzione del suo modello F-150 Lightning aspettandosi una forte richiesta, ora l’ha dimezzata.

In Europa, Stellantis lo scorso dicembre ha espresso la necessità di ottenere incentivi dal Governo italiano per sostenere il mercato e lo sviluppo della rete di ricarica, così da sostenere la fabbricazione di veicoli elettrici negli stabilimenti Fiat. A queste richieste il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, ha risposto presentando il piano Ecobonus per il 2024 e affermando che lo Stato è disponibile ad acquisire una partecipazione.

In un settore EV sempre più difficile, le aziende che tagliano i costi stanno ottenendo il plauso dei mercati. Le azioni di Volvo, ad esempio, hanno registrato un aumento superiore al 25% giovedì scorso, proprio in seguito all’annuncio di aver passato a Geely la responsabilità di Polestar. La decisione di Renault di non procedere con l’offerta pubblica iniziale prevista per la sua divisione EV Ampere è stata accolta positivamente dagli investitori.

General Motors, invece, ha visto le sue azioni salire di quasi il 50% da novembre, in seguito alla decisione dell’AD Mary Barra di rallentare le spese per gli EV e di avviare un programma di riacquisto di azioni per 10 miliardi di dollari. “Cercare di diventare la ‘prossimo Tesla’ spendendo 36 milioni di dollari al giorno non sta funzionando”, ha osservato l’analista di Morgan Stanley, Adam Jonas.

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