Peter Thiel e l’Anticristo: la Silicon Valley guarda all’Apocalisse

da | 24 Set 2025 | Tecnologia

Peter Thiel, fondatore di Palantir e venture capitalist della Silicon Valley.
Tempo di lettura: 4 minuti

Peter Thiel non è soltanto uno degli investitori più influenti della Silicon Valley, con partecipazioni che spaziano dai dati alla difesa, fino allo sviluppo di armi e intelligenza artificiale.

Da mesi sta diventando anche una voce sempre più inaspettata e, per certi versi, sorprendente: quella cioè di un miliardario che invita il mondo tecnologico a riflettere seriamente sull’Apocalisse e sulla figura dell’Anticristo.

A raccontarlo è il Wall Street Journal, secondo cui il cofondatore di PayPal, devoto cristiano, ha lanciato a San Francisco un ciclo di conferenze in quattro parti in cui intreccia profezie bibliche e scenari tecnologici.

Nel suo racconto, la corsa sfrenata all’innovazione non è solo un fenomeno economico o culturale ma il possibile motore di un futuro catastrofico in cui le macchine, le biotecnologie e la geopolitica spingeranno l’umanità verso la resa dei conti finale.

L’apocalisse tra IA e governi mondiali

Secondo Thiel, i rischi esistenziali che incombono sull’umanità si presentano sotto forma di guerra nucleare, disastri ambientali, armi biologiche create in laboratorio e persino robot autonomi armati guidati dall’intelligenza artificiale. È in tale contesto che inserisce la visione biblica dell’Armageddon, la battaglia finale tra bene e male descritta nell’Apocalisse.

Nella sua narrazione, prima di quel conflitto nascerà un governo mondiale che prometterà pace e sicurezza, ma che in realtà sarà un regime totalitario e autoritario.

Sarà proprio questo il volto moderno dell’Anticristo: un’entità capace di sedurre con carisma e grandi promesse, ottenendo il potere necessario per controllare scienza e tecnologia, presentandosi come la soluzione ai rischi che esse stesse hanno generato.

“L’Anticristo probabilmente si presenta come un grande umanitario, redistributivo, un filantropo straordinario come un altruista efficace”, ha dichiarato Thiel in una delle sue lezioni. “Queste cose non sono anticristiane ma è sempre quando si combinano eccessivamente col potere statale che qualcosa diventa profondamente sbagliato.”

Non “disfattista” ma provocatorio

Nonostante la sua retorica lo suggerisca, Thiel respinge l’accusa di catastrofismo. In un’intervista dello scorso ottobre con la Hoover Institution ha spiegato che il punto non è “essere disfattista”.

La sua speranza, al contrario, è che riflettere su Armageddon e Anticristo spinga la società a cercare una terza via, un modo per evitare entrambi gli esiti. “Penso che il linguaggio biblico sembri più folle ma in realtà è più speranzoso”, ha sottolineato.

È una prospettiva che rompe con la tradizione laica della Silicon Valley, storicamente poco incline a contaminare il linguaggio tecnologico con quello religioso.

Eppure, negli ultimi anni, anche altri protagonisti hanno aperto pubblicamente conversazioni sulla propria fede: dall’ex CEO di Intel Pat Gelsinger a Garry Tan di Y Combinator, fino a Elon Musk, che ha citato un passo del Nuovo Testamento in un recente post su X.

Thiel: fede, tecnologia e comunità

Il ciclo di conferenze di Thiel è ospitato da ACTS 17, un’organizzazione non profit di San Francisco fondata da Michelle Stephens, dirigente di una startup nel settore sanitario.

L’acronimo sta per “Acknowledging Christ in Technology and Society”, traducibile in “riconoscere Cristo nella tecnologia e nella società”. L’obiettivo dichiarato è creare uno spazio in cui cristiani e non cristiani possano discutere apertamente di fede, tecnologia e vita pubblica.

Stephens ha raccontato di aver avviato l’iniziativa anche per le difficoltà che lei e suo marito Trae, cofondatore di Anduril Industries e partner del fondo Founders Fund (che è di Thiel), avevano incontrato come cristiani praticanti nel settore tecnologico.

Non è un caso che ACTS 17 organizzi studi biblici a cui partecipa anche lo stesso Thiel.

Un immaginario che mescola bibbia, filosofia e cultura pop

Le lezioni riportate dal Wall Street Journal riprendono e ampliano un’intervista di due ore che Thiel aveva realizzato con Peter Robinson della Hoover Institution, in cui già aveva delineato la sua teoria dell’Anticristo come figura carismatica che convince la società a cedere potere in nome della sicurezza.

A questa base biblica, Thiel aggiunge riferimenti e fonti eterogenee. Non solo il Libro dell’Apocalisse o quello di Daniele, ma anche testi di filosofia come quelli dello storico francese René Girard, con cui aveva avuto conversazioni personali, e opere culturali molto lontane tra loro: dai dipinti rinascimentali di Luca Signorelli fino ai manga giapponesi.

“In un certo senso, le profezie apocalittiche sono semplicemente una previsione di ciò che gli esseri umani sono inclini a fare in un mondo in cui hanno tecnologie sempre più potenti e in cui non ci sono limiti sacri al loro uso”, ha spiegato Thiel in un passaggio particolarmente citato delle sue conferenze.

Tra spiritualità e IA

Il contesto in cui questo discorso prende piede non è casuale. La corsa all’intelligenza artificiale, con investimenti miliardari e la crescente pressione geopolitica, ha spinto molti a interrogarsi non solo sulle implicazioni economiche e politiche, ma anche spirituali.

“C’è un senso accresciuto di spiritualità perché sembra che stiamo affrontando una nuova forma di essere con potenzialità infinite. È un po’ come un Dio”, ha detto Jonathan Gundlach, ministro e avvocato che segue da vicino le conferenze di Thiel.

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Se le parole del miliardario appaiono a molti spiazzanti, hanno il merito di mostrare un lato inedito della Silicon Valley. Che pur essendo nota per parlare di algoritmi, capitali di rischio e modelli fondazionali, si sta invece confrontando sempre più spesso con la Bibbia e l’Apocalisse.

Paventando il rischio che il vero Anticristo non sia un personaggio delle Scritture, ma il prodotto della modernità tecnologica.

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