Correva il 24 aprile del 2024 quando titolavamo “Perplexity AI supera il miliardo di dollari“. E, con un pizzico di lungimiranza, scrivevamo che “tra le tante startup emergenti nel settore dell’intelligenza artificiale, è di quelle da tenere d’occhio”.
Ci è capitato di scriverlo altre volte, nell’ultimo anno, con però una piccola differenza. Ossia che Perplexity ora è in trattative avanzate per chiudere un nuovo round di finanziamento, che porterebbe la sua valutazione a 14 miliardi di dollari.
Uno specchio, questo, di quanto i capitali fluiscano copiosi nelle casse di coloro che per primi sono riusciti a intercettare il trend dell’intelligenza artificiale.
La risposta di Perplexity a Google
Secondo fonti vicine al Wall Street Journal, il nuovo investimento dovrebbe aggirarsi intorno ai 500 milioni di dollari e sarà guidato dal fondo di venture capital Accel.
Il forte interesse degli investitori verso Perplexity riflette l’entusiasmo crescente per le startup che operano nell’ambito dell’intelligenza artificiale generativa, capaci non solo di creare nuovi modelli di interazione digitale ma anche di minacciare il predominio di Google nella ricerca online.
Fondata a San Francisco, Perplexity ha infatti realizzato un motore di ricerca alimentato da IA in grado di fornire risposte sintetiche e strutturate attingendo alle informazioni presenti sul web.
A differenza della classica lista di risultati proposta da Google, il sistema di Perplexity restituisce risposte dirette in forma discorsiva, corredate da link alle fonti utilizzate. È un’esperienza d’uso pensata per essere più immediata, ma anche più trasparente, almeno in teoria.
Comet, il browser che vuole sfidare Safari e Chrome
Ma l’ambizione della startup non si ferma alla search. Perplexity è infatti al lavoro su un browser proprietario, battezzato Comet, che si preannuncia come una sfida diretta a Chrome e Safari.
Si tratta di un progetto che potrebbe avere un impatto significativo in un momento in cui si registrano i primi segnali concreti di un cambiamento nei comportamenti degli utenti.
La scorsa settimana, Eddie Cue, dirigente Apple, ha dichiarato che, per la prima volta in oltre vent’anni, le ricerche effettuate su Google tramite Safari sono diminuite nel corso degli ultimi due mesi. Un calo che ha attribuito direttamente alla crescita dell’uso di servizi di IA generativa come ChatGPT e Perplexity.
Cue ha inoltre confermato che Apple ha avviato conversazioni con Perplexity, OpenAI e Anthropic per esplorare possibili integrazioni di funzionalità di ricerca IA all’interno del browser Safari.
L’ipotesi ha agitato i mercati: dopo la pubblicazione delle sue dichiarazioni, avvenuta durante la fase finale del processo antitrust del Dipartimento di Giustizia contro Google, le azioni del colosso californiano sono crollate di oltre il 7%.
Concorrenza crescente e problemi legali
La traiettoria di crescita di Perplexity non può dunque passare inosservata. Ma, inevitabilmente, sta comportando anche sfide rilevanti. La startup è stata infatti oggetto di accuse da parte di varie testate giornalistiche per l’uso dei loro contenuti senza autorizzazione e senza corresponsione di compensi.
Lo scorso anno, ad esempio, Dow Jones, l’editore del Wall Street Journal, ha intentato una causa legale contro Perplexity, mentre il New York Times ha inviato alla società una diffida (“cease and desist”).
Il contesto competitivo, poi, è sempre più affollato. OpenAI ha recentemente integrato un motore di ricerca all’interno di ChatGPT, rendendolo disponibile a tutti gli utenti.
Google, dal canto suo, ha lanciato nel maggio 2024 una funzione chiamata AI Overviews, che incorpora risposte generate dall’intelligenza artificiale nei risultati di ricerca.
Nonostante la pressione mediatica e legale, però, Perplexity continua ad attrarre capitali. E nell’ambito del nuovo finanziamento, è previsto anche l’ingresso di Sameer Gandhi, partner di Accel, nel consiglio di amministrazione della startup.
Un segnale ulteriore del fatto che il mercato crede fermamente nella possibilità che il futuro della ricerca online non sia più dominato dai soli big tech.


