Perplexity: il suo browser, Comet, traccerà tutto quello che faremo

by | 27 Apr 2025 | IA

Aravind Srinivas, Co-Founder & CEO di Perplexity | Foto: TechCrunch
Tempo di lettura: 3 minuti

Non ci vuole molto a capire che quello di Aravind Srinivas è uno dei nomi emergenti della nuova Silicon Valley. Né che l’ex ricercatore di OpenAI, che ha co-fondato Perplexity con l’ambizione di rivoluzionare la ricerca online, nutre un’ambizione smisurata.

Fondata solamente nel 2022, Perplexity ha scalato rapidamente le gerarchie dell’innovazione digitale grazie al suo motore di ricerca conversazionale basato sull’intelligenza artificiale, capace di fornire risposte dirette anziché semplici link.

Con finanziamenti milionari e l’appoggio di investitori di peso, Perplexity si è guadagnata un posto tra le startup più promettenti del momento, al punto da cominciare a sfidare apertamente i colossi storici del web. In primis, Google.

Comet: un browser per tracciare tutto

Durante una recente intervista al podcast TBPN, Aravind Srinivas ha rivelato che Perplexity sta sviluppando un proprio browser, chiamato Comet.

Nonostante alcuni ritardi, dovrebbe essere lanciato a maggio e avrà un obiettivo molto chiaro: tracciare tutto ciò che gli utenti fanno online, anche al di fuori della stessa app.

“Uno dei motivi per cui abbiamo voluto costruire un browser è che vogliamo ottenere dati anche fuori dall’app per capire meglio gli utenti”, ha dichiarato.

Secondo Srinivas, infatti, i prompt lavorativi inseriti nelle IA non bastano per creare un profilo completo degli utenti.

“Alcuni dei prompt che le persone usano con le IA riguardano esclusivamente il lavoro. Non sono personali. Cosa stanno acquistando, quali hotel stanno scegliendo, in quali ristoranti stanno andando, quali siti stanno navigando, ci dice molto di più”, ha spiegato.

L’idea allora è utilizzare queste informazioni per proporre pubblicità “iper personalizzate” attraverso il feed di scoperta del browser.

Perplexity vuole diventare la nuova Google

Il progetto di Perplexity dunque non si limita al motore di ricerca conversazionale. Srinivas punta esplicitamente a replicare il modello di Google, che negli anni ha costruito il suo impero pubblicitario proprio grazie al controllo diretto del browser (Chrome) e del sistema operativo mobile (Android).

Seguire silenziosamente gli utenti online ha infatti aiutato Google a diventare l’azienda trilionaria che è oggi. E non a caso, in assenza di un suo equivalente di Android, Perplexity ha firmato una partnership con Motorola per pre-installare la sua app sui telefoni Razr.

Come abbiamo scritto, sarebbe poi in trattativa con Samsung per accordi simili. E vuole realizzare un suo smartphone in collaborazione con Deutsche Telekom.

In un mercato dove il controllo dell’esperienza d’uso è fondamentale, Perplexity sta quindi cercando di posizionarsi esattamente dove Google ha costruito la sua fortuna.

Non solo Perplexity: anche Meta e Apple seguono gli utenti

Il piano di Perplexity sembra audace e finanche intrusivo. Ma non è certo un’eccezione. Oltre alla già citata Google, ricordiamo che Meta utilizza da anni la tecnologia “Pixel”, integrata in migliaia di siti web, per raccogliere informazioni anche su chi non ha un account Facebook o Instagram.

Apple, che si è sempre presentata come paladina della privacy, non ha rinunciato del tutto al tracciamento: alcune sue app, per impostazione predefinita, raccolgono dati sulla posizione degli utenti a fini pubblicitari.

Il business della pubblicità digitale è diventato così strategico che nessuno può resistere alla tentazione di raccogliere i dati che noi utenti produciamo ogni giorni. Men che meno oggi come oggi, quando quegli stessi dati possono essere usati per addestrare le IA.

Il nodo europeo: privacy e normative sul dato

Il grande ostacolo per Perplexity ci pare a questo punto l’Europa. Le dichiarazioni di Srinivas ci sembrano infatti difficilmente compatibili con il GDPR, il regolamento europeo sulla protezione dei dati personali.

Per tracciare la navigazione degli utenti, Perplexity dovrebbe ottenere un consenso chiaro, specifico e informato, con la possibilità di rifiutare senza penalizzazioni. Inoltre, dovrebbe rispettare il principio di minimizzazione dei dati, raccogliendo solo quelli strettamente necessari.

Il GDPR impone anche che gli utenti possano esercitare il diritto all’oblio, alla portabilità dei dati e alla limitazione del trattamento.

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A tutto questo si aggiunge la ePrivacy Directive, che regola l’uso di cookie e strumenti di tracciamento: anche solo installare tecnologie di sorveglianza via browser richiederebbe ulteriori consensi specifici.

Senza un adeguamento profondo alle normative europee, l’ambizioso piano di Perplexity rischia di restare confinato agli Stati Uniti o di incappare in pesanti sanzioni. Ma di una cosa, una volta di più, siamo sicuri: e cioè che di Aravind Srinivas sentiremo ancora parlare.

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