Pechino: il litio come arma nella guerra commerciale con l’Occidente

by | 19 Feb 2025 | Tecnologia, Tech War

Tempo di lettura: 3 minuti

“TechTalking, notizie di tecnologia per capire il mondo”. Questo è il nostro claim e la notizia riguardante il litio che ci apprestiamo a dare ne è l’esempio. tanto più che non riguarda i soliti nomi noti (Trump, Musk, Zuckerberg, Altman…) ma sconosciute aziende cinesi, che producono tecnologie delle quali non abbiamo mai sentito parlare.

E che però non solo si rivelano vitali in ambiti che toccano la nostra quotidianità ma che sono indicatori, cartine tornasole, di come sta mutando lo scenario politico internazionale. E di come, una volta di più, le guerre fredde tra nazioni si travestano da battaglie tecnologiche.

La guerra dei sorbenti

Dopo anni di restrizioni commerciali da parte degli Stati Uniti, come vi avevamo anticipato qualche settimana fa, la Cina ha iniziato a muovere le sue pedine nella partita globale delle materie prime strategiche.

Come rivela Reuters, Jiangsu Jiuwu Hi-Tech, uno dei principali produttori cinesi di tecnologie per la lavorazione del litio, ha così smesso di esportare sorbenti, componenti essenziali per l’estrazione del metallo fondamentale per le batterie dei veicoli elettrici e dei nostri smartphone.

Si tratta del primo segnale tangibile che i produttori cinesi stanno già applicando le restrizioni all’export proposte da Pechino, nonostante il provvedimento non sia ancora ufficialmente in vigore.

Se qualcuno fosse tentato di minimizzare i problemi derivanti dalle pratiche commerciali di un’azienda cinese sconosciuta, che produce cose delle quali non ha mai sentito parlare prima, farebbe meglio a pensarci due volte.

Il divieto riguarda infatti un mercato dominato dalla Cina, principale fornitore mondiale di sorbenti. E la mossa di Jiangsu Jiuwu Hi-Tech non è altro che l’antipasto della minaccia avanzata dal governo cinese a gennaio di imporre controlli più rigidi sulle esportazioni di tecnologie legate alle batterie e al litio.

Se approvata, la misura obbligherà le aziende ad ottenere un’apposita licenza governativa per le vendite all’estero.

Un dirigente di un’altra società del settore, che ha scelto di parlare con Reuters sotto anonimato, ha confermato che Jiangsu e Sunresin New Materials, altro grande produttore di sorbenti, stanno negoziando col governo per valutare l’impatto della proposta.

Intanto, le banche hanno iniziato a richiedere autorizzazioni aggiuntive prima di concedere finanziamenti per l’export dei materiali inclusi nella lista delle restrizioni.

La strategia di Pechino: il litio come leva politica

La Cina ha già dimostrato di voler sfruttare il proprio dominio nelle materie prime strategiche per rafforzare la sua posizione nella guerra commerciale con gli Stati Uniti.

Lo scorso dicembre, il governo di Pechino ha bloccato l’export di antimonio, un metallo cruciale per l’industria automobilistica, causando problemi al mercato occidentale. Ora il governo cinese lascia intendere che potrebbe fare lo stesso col litio.

Le aziende straniere a questo punto stanno cercando di capire come muoversi. Un portavoce di Tianqi Lithium Energy Australia, joint venture tra la cinese Tianqi e l’australiana IGO, ha dichiarato che l’azienda sta valutando attentamente la proposta di Pechino e le possibili implicazioni.

Nel frattempo, la preoccupazione cresce tra le multinazionali occidentali.

Exxon Mobil aveva studiato la possibilità di utilizzare attrezzature cinesi nei suoi progetti di estrazione del litio negli Stati Uniti, mentre Koch Industries aveva stretto un accordo con un’azienda cinese per l’utilizzo di sorbenti nelle operazioni nordamericane. Ora questi piani potrebbero subire una brusca battuta d’arresto.

La tardiva risposta dell’Occidente: creare un’alternativa alla Cina

Con la prospettiva di nuove restrizioni da parte di Pechino, cresce per l’Occidente la necessità di sviluppare una filiera alternativa. Tuttavia, i produttori occidentali di sorbenti non sono ancora in grado di competere con le aziende cinesi, che dominano il mercato.

Brian Menell, CEO della società di investimenti TechMet, ha sottolineato l’urgenza della situazione: “Abbiamo bisogno di rivoluzionare completamente le tecnologie e innovare nei processi di produzione e lavorazione, e dobbiamo farlo senza dipendere dalla Cina, che ha un vantaggio di 20 anni e controlla il mercato”.

Un altro esempio è Vulcan Energy Resources, che ha sviluppato una propria tecnologia per i sorbenti da utilizzare in Germania.

Il suo presidente, Francis Wedin, ha dichiarato che l’interesse per alternative ai prodotti cinesi è esploso: “Nelle ultime settimane siamo stati sommersi da richieste di aziende interessate ad acquistare i nostri sorbenti e a ottenere in licenza la nostra tecnologia”. Secondo Wedin, tra i potenziali clienti figurano anche grandi aziende del settore in Nord e Sud America.

Non resta che chiudere con un interrogativo cruciale: l’Occidente saprà affrancarsi dalla dipendenza cinese per il litio? La sfida è aperta ma la mossa di Pechino sta già obbligando le aziende a cercare alternative.

Il destino della mobilità elettrica occidentale dipenderà dalla rapidità con cui queste soluzioni verranno trovate. Da essa, dipenderà anche l’illusione di poter portare avanti le politiche del Green Deal senza fare i conti con la Cina.

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