Il fondatore della celebre app di messaggistica Telegram, Pavel Durov, ha lanciato ieri un’accusa pesante contro un non meglio identificato “governo dell’Europa occidentale”, sostenendo di aver ricevuto e rifiutato una richiesta di censurare voci politiche conservatrici in Romania in vista delle elezioni presidenziali.
“Un governo dell’Europa occidentale ha contattato Telegram, chiedendoci di mettere a tacere le voci conservatrici in Romania in vista delle elezioni presidenziali di oggi. Ho rifiutato categoricamente”, ha scritto Durov sulla sua piattaforma.
Durov accusa la Francia?
Il messaggio, come potete vedere qui sotto, contiene un dettaglio rivelatore: l’aggiunta di un’emoji raffigurante una baguette, chiaro riferimento alla Francia come presunto autore della richiesta.
You can’t “defend democracy” by destroying democracy. You can’t “fight election interference” by interfering with elections. You either have freedom of speech and fair elections — or you don’t. And the Romanian people deserve both. 🇷🇴
— Pavel Durov (@durov) May 18, 2025
Nel suo intervento, il fondatore di Telegram ha quindi ribadito la sua posizione a difesa della libertà di espressione: “Telegram non limiterà le libertà degli utenti romeni né bloccherà i loro canali politici. Non si può ‘difendere la democrazia’ distruggendo la democrazia. Non si può ‘combattere l’interferenza elettorale’ interferendo con le elezioni. O si ha libertà di parola ed elezioni eque — o non si hanno. E il popolo romeno merita entrambe”.
La reazione di Parigi non si è fatta attendere. Il ministero degli Esteri francese ha pubblicato su X (ex Twitter) una smentita categorica, accompagnata da uno screenshot del messaggio incriminato: “Accuse completamente infondate stanno circolando su Telegram e Twitter riguardo a presunte interferenze francesi nelle elezioni presidenziali romene. La Francia respinge categoricamente queste accuse e invita tutti a esercitare responsabilità e rispetto per la democrazia romena”.
Le elezioni in Romania
Il contesto elettorale romeno rende la vicenda particolarmente delicata. I cittadini romeni sono stati chiamati alle urne ieri, quasi sei mesi dopo che le elezioni iniziali erano state annullate a causa di presunta interferenza russa (sempre negata da Mosca), a favore del candidato di estrema destra Calin Georgescu, al quale era stato vietato di ripresentarsi in questa tornata elettorale.
L’esito di queste consultazioni avrà importanti implicazioni sia per l’economia in difficoltà della Romania sia per la coesione dell’Unione Europea, in un momento storico caratterizzato da forti tensioni geopolitiche e dall’avanzata di forze euroscettiche.
A proposito di Durov…
La figura di Pavel Durov aggiunge ulteriore complessità alla vicenda. Nato in Russia e attualmente residente a Dubai, il fondatore di Telegram ha avuto recenti problemi proprio con la giustizia francese.
È stato infatti arrestato lo scorso anno in Francia nell’ambito di un’indagine su crimini legati alla pornografia infantile, al traffico di droga e a transazioni fraudolente presumibilmente facilitate dalla sua applicazione. Durov ha sempre negato ogni addebito ed è tornato a Dubai lo scorso marzo.
Questo scambio di accuse solleva allora interrogativi importanti sul ruolo delle piattaforme di comunicazione digitale nelle democrazie contemporanee e sui limiti della sovranità nazionale nel controllo dei flussi informativi durante i periodi elettorali.
La tensione tra la necessità di garantire elezioni libere da interferenze e quella di preservare la libertà di espressione, rimane una delle questioni più delicate per le democrazie occidentali.
La vicenda potrebbe anche avere ripercussioni diplomatiche tra Francia e Romania, nonché influenzare la percezione pubblica di Telegram, piattaforma che ha fatto della privacy e della resistenza alla censura governativa uno dei suoi principali punti di forza sul mercato globale delle comunicazioni digitali.


