Pavel Durov, il fondatore di Telegram, è stato formalmente accusato dalle autorità giudiziarie francesi di una serie di crimini legati alla diffusione di contenuti illegali sulla sua piattaforma di messaggistica, tra cui pornografia infantile, traffico di droga e di software per hacking.
Le accuse, che includono anche il rifiuto di collaborare con le indagini giudiziarie, rappresentano un duro colpo per l’imprenditore russo, da tempo considerato un eroe tra i libertari della rete per la sua resistenza alla regolamentazione governativa.
L’arresto di Durov, avvenuto sabato sera all’aeroporto di Le Bourget, a nord di Parigi, è stato confermato dal procuratore di Parigi, Laure Beccuau, che ha denunciato “un’assenza quasi totale di risposta da parte di Telegram alle richieste giudiziarie”. Se riconosciuto colpevole, Durov rischia fino a 10 anni di carcere e una multa di 500.000 euro.
La decisione di procedere contro Durov è stata presa dopo che i giudici francesi hanno ritenuto vi fossero prove sufficienti per approfondire l’inchiesta, in linea con le leggi francesi che impongono alle piattaforme online di limitare i contenuti dannosi e collaborare con le autorità.
La vicenda ha sollevato non poche preoccupazioni nell’industria dei social media. Sarah Oh Lam, senior fellow del Technology Policy Institute, un think tank di Washington finanziato dall’industria tecnologica, ha dichiarato: “Le persone sono molto preoccupate. Che significato ha il fatto che il governo francese possa arrestare qualcuno al suo arrivo in Francia? È necessario che vengano rivelati più dettagli”.
Telegram, fondata da Durov nel 2013, è emersa negli ultimi anni come una delle piattaforme di messaggistica più utilizzate al mondo, ma anche come un canale frequentemente utilizzato per attività illegali, come dimostrato dalle numerose indagini che hanno coinvolto l’app in casi di pornografia infantile, traffico di droga e incitamento all’odio razziale.
Nonostante le crescenti pressioni da parte dei governi europei e le preoccupazioni per la diffusione di disinformazione e contenuti estremisti, Durov ha mantenuto un approccio di non intervento sulla moderazione dei contenuti, dichiarando tuttavia che Telegram ora rispetta il Digital Services Act dell’Unione Europea.
L’anarchia di Durov
Pavel Durov ha avuto una relazione complessa con i governi di vari paesi, che lo hanno sia osteggiato che cercato di attrarre. Anche perché Telegram, a differenza delle grandi aziende tecnologiche statunitensi, non ha mai impiegato un team dedicato per rispondere alle richieste delle autorità, ignorando per anni citazioni e ordini del tribunale.
L’ufficio di Telegram a Dubai, sede dell’azienda dal 2017, è stato chiuso mercoledì. Una receptionist ha confermato che, nonostante l’ufficio fosse registrato da anni, non ha mai visto nessuno lavorarci e non c’erano dettagli di contatto aggiornati per l’azienda nel sistema di sicurezza dell’edificio.
Va poi ricordato che nel 2018, il presidente francese Emmanuel Macron lo ha invitato a trasferire Telegram a Parigi. Piccolo dettaglio: un anno prima, le spie francesi (insieme a quelle degli Emirati Arabi Uniti) avevano provato hackerare il suo telefono per via delle preoccupazioni sull’utilizzo di Telegram da parte dello Stato Islamico.
Durov ha avuto problemi anche in Russia, dove Putin ha tentato di bloccare Telegram nel 2018. L’app però ha continuato a prosperare, e Mosca ha abbandonato il blocco nel 2020.
Le cose non sono andate meglio negli USA: in un intervista a Tucker Carlson, Durov ha dichiarato La Francia arresta il fondatore di Telegram – TechTalking.it, con agenti lo attendevano regolarmente all’atterraggio in ogni aeroporto.
NEW: Telegram founder Pavel Durov arrested in France for “allowing criminal activity” on his app.
Local news sources say the investigation is focused on “a lack of moderators.”
Durov previously told Tucker Carlson that the FBI was constantly breathing down his neck.
“Whenever… pic.twitter.com/zn0lOD96Lh
— Collin Rugg (@CollinRugg) August 24, 2024
Punto di svolta
L’arresto di Durov segna un indubbio punto di svolta nella sua storia personale. I giudici lo hanno infatti messo sotto sorveglianza giudiziaria, vietandogli di lasciare la Francia e fissando una cauzione di 5 milioni di euro. È tenuto a presentarsi due volte a settimana presso una stazione di polizia.
L’indagine, che potrebbe durare mesi o persino anni, potrebbe eventualmente concludersi con l’archiviazione delle accuse.
Il caso Durov però rappresenta soprattutto un potenziale punto di svolta per i social network, perché evidenzia la crescente responsabilità legale che i dirigenti delle piattaforme online potrebbero dover affrontare riguardo ai contenuti condivisi sui loro servizi.
Le accuse mosse contro il fondatore di Telegram da parte delle autorità francesi, che includono la complicità nella diffusione di contenuti illegali e il mancato rispetto delle richieste giudiziarie, segnano un’escalation senza precedenti nella regolamentazione delle piattaforme digitali.
Questo caso potrebbe stabilire un precedente in cui i dirigenti delle aziende tecnologiche vengono ritenuti direttamente responsabili per il monitoraggio e la gestione dei contenuti sulle loro piattaforme, portando a un cambiamento nel modo in cui le grandi aziende tecnologiche operano e rispondono alle normative nazionali e internazionali.
Inoltre, il caso Durov solleva importanti questioni su quanto lontano i governi possano spingersi nel tentativo di regolamentare e controllare i contenuti online, mettendo in discussione il bilanciamento tra libertà di espressione, privacy degli utenti e sicurezza pubblica.
La possibilità che Durov possa essere condannato o costretto a cambiare radicalmente la gestione di Telegram potrebbe influenzare l’intero settore, spingendo altre piattaforme a rivedere le proprie politiche di moderazione dei contenuti e la loro collaborazione con le autorità.


