L’arresto del CEO di Telegram, Pavel Durov, avvenuto in Francia lo scorso weekend all’aeroporto di Le Bourget dopo essere sceso da un jet privato, ha portato alla ribalta un personaggio sconosciuto ai più, tendenzialmente lontano da quei riflettori che Elon Musk e Mark Zuckerberg invece amano.
La prima cosa da fare è spiegare velocemente chi sia Pavel Durov; la seconda, invece, è ragionare sulla cause del suo arresto e domandarsi se la magistratura francese non stia adottando un doppio standard.
Prima di iniziare, è doverosa una premessa intellettuale: Telegram è una piattaforma estremamente versatile e, in molti casi, controversa. Grazie alla sua struttura decentralizzata, all’alta protezione della privacy e alla possibilità di creare gruppi e canali privati, ha guadagnato popolarità per una vasta gamma di usi, sia legittimi che problematici.
Da un lato, Telegram è utilizzato da attivisti, giornalisti e organizzazioni per comunicare in modo sicuro e aggirare la censura in paesi dove la libertà di espressione è limitata. Dall’altro, è stato criticato per essere un rifugio per attività illegali, come la condivisione di contenuti pirata, la vendita di droghe, la propaganda estremista e altre attività illecite. Una sorta di Far West digitale, insomma.
Telegram è stato allora uno strumento di messaggistica molto usato dallo Stato Islamico (ma la piattaforma ha chiuso i canali associati al gruppo dopo gli attentati di Parigi del 2015, come riportato dal Washington Post). Parimenti, è diventato una fonte di informazioni (e disinformazione) durante l’invasione russa dell’Ucraina, con funzionari russi e ucraini che l’hanno utilizzato per fornire aggiornamenti sulla guerra.
La sua crittografia end-to-end, creando un muro invalicabile per le autorità, è una delle ragioni che hanno causato l’arresto. Anche gli USA si sono dimostrati particolarmente preoccupati dalla sua impenetrabilità, come ha confermato lo stesso Durov a Carlson Tucker nell’intervista che trovate qui sotto. Ma mentre le autorità americane hanno apparentemente cercato modi “creativi” per aggirare l’impenetrabilità della piattaforma, la Francia è passata direttamente alle manette.
NEW: Telegram founder Pavel Durov arrested in France for “allowing criminal activity” on his app.
Local news sources say the investigation is focused on “a lack of moderators.”
Durov previously told Tucker Carlson that the FBI was constantly breathing down his neck.
“Whenever… pic.twitter.com/zn0lOD96Lh
— Collin Rugg (@CollinRugg) August 24, 2024
Non vogliamo quindi negare l’evidenza e dipingere Telegram come una piattaforma rose e fiori. Tuttavia, è importante ricordare che essa stessa è uno strumento neutro, e che come tale può essere usato per scopi molto diversi.
Chi è Pavel Durov?
Durov, 39 anni, è nato in Russia ma possiede anche altre cittadinanze, tra cui quella francese, degli Emirati Arabi Uniti e della nazione caraibica di Saint Kitts e Nevis, come riportato da Reuters. È stato soprannominato il “Mark Zuckerberg russo” dopo aver fondato nel 2006 il popolare social network Vkontakte, un’alternativa russa a Facebook.
Insieme a suo fratello, Durov ha fondato Telegram nel 2013. A marzo, ha dichiarato al Financial Times che la piattaforma ha raggiunto 900 milioni di utenti attivi. L’imprenditore ha lasciato la Russia nel 2014 dopo essersi rifiutato di fornire alle autorità russe i dati degli utenti ucraini di Vkontakte, come riportato da CNN. Forbes stima il suo patrimonio netto in 15,5 miliardi di dollari.
Durov è stato arrestato all’aeroporto di Parigi-Le Bourget sabato, poco dopo essere atterrato col suo un jet privato. La sua cattura segue un’indagine preliminare delle autorità francesi secondo cui la presunta mancanza di moderazione su Telegram avrebbe permesso la diffusione di contenuti illeciti sulla piattaforma. È stata poi imputata all’azienda una riluttanza a collaborare con le forze dell’ordine.
“Telegram rispetta le leggi dell’UE, inclusa la Legge sui Servizi Digitali. La sua moderazione è conforme agli standard del settore e in continuo miglioramento”, ha dichiarato Telegram in un comunicato domenica.
È da notare anche che Pavel Durov ha dichiarato di essere favorevole all’acquisizione di X da parte di Elon Musk, del quale ha elogiato la volontà d’innovazione. Ecco quindi spiegato il tweet qui sotto da parte del controverso imprenditore sudafricano successivo all’arresto:
#FreePavel
pic.twitter.com/B7AcJWswMs— Elon Musk (@elonmusk) August 25, 2024
Il caso giudiziario
I capi d’accusa che il tribunale giudiziario di Parigi imputa a Durov, sono pesantissimi. È infatti accusato di complicità per la gestione di una piattaforma online utilizzata per transazioni illegali in un gruppo organizzato; rifiuto di fornire informazioni necessarie per le intercettazioni, possesso e distribuzione di materiale pedopornografico, traffico di stupefacenti, fornitura di strumenti per l‘accesso non autorizzato a sistemi informatici, frode organizzata, associazione criminale per la commissione di reati punibili con più di cinque anni di carcere, riciclaggio di proventi derivanti da crimini organizzati e fornitura di servizi di crittografia senza dichiarazione certificata.

Tutte le accuse del tribunale giudiziario di Parigi a Durov.
L’arresto è stato eseguito su mandato dell’agenzia francese OFMIN (Office National de la Lutte contre les Inégalités Mineurs), un’agenzia francese istituita per prevenire e combattere la violenza contro i minori. Jean-Michel Bernigaud, segretario generale dell’OFMIN, ha così dichiarato su LinkedIn: “Al centro di questo caso c’è la mancanza di moderazione e cooperazione della piattaforma (che ha quasi 1 miliardo di utenti), in particolare nella lotta contro i crimini contro i bambini”.
“Per comprendere meglio le questioni in gioco in questo caso”, ha poi aggiunto, “vi consiglio il documento ARTE prodotto da Maëva POULET e Valentin Petit, prodotto da Alexandra Jousset che è particolarmente rivelatore sulle pratiche di alcuni pedocriminali sulla piattaforma Instagram“.
Avete letto bene: Instagram.
Ed è qui che l’assalto francese a Durov desta qualche perplessità. Di cose brutte ne succedono anche sulle altre piattaforme. Ça va sans dire su X di Elon Musk, ma a ben guardare anche su quelle di Zuckerberg. I casi di molestie e cyberbullismo su Facebook e Instagram non si contano, col consueto corollario di insulti, minacce e pressioni psicologiche.
Le chat di Instagram sono poi invase da messaggi di spam inviati da bot, che cercano di attirare utenti su siti esterni. Da qui ai tentativi di truffe e phishing, il passo è breve, con offerte di lavoro false, richieste di denaro e tentativi di ottenere informazioni personali e sensibili. Quanto appena descritto vale anche per WhatsApp: abbiamo perso il conto delle offerte di lavoro provenienti da account esteri, entrati in possesso chissà come del nostro numero di telefono.
A ciò si aggiunge il discorso della pedopornografia su Instagram. Un fenomeno la cui esistenza, dicevamo, viene denunciata proprio da Jean-Michel Bernigaud. Qui sotto trovate il video da lui segnalato su LinkedIn.
Chi è responsabile?
“Aspettiamo una rapida risoluzione di questa situazione”, ha dichiarato Telegram. “È assurdo affermare che una piattaforma o il suo proprietario sono responsabili dell’abuso di quella piattaforma“. Ed è proprio questo il punto: se Durov dev’essere responsabile per quello che scrivono gli utenti su Telegram, devono anche esserlo Elon Musk per quanto succede su X, e Zuckerberg per quello che dicono su Facebook, Instagram, Threads e WhatsApp. Questo, però, non accade.
È stata poi avanzata una matrice politica: Macron è uscito sconfitto dalle ultime elezioni, come tutti i politici è alla perenne ricerca di visibilità e, ultimamente, ha tenuto politica molto aggressiva nei confronti della Russia. Si veda la proposta di schierare le truppe NATO in Ucraina, criticata persino dagli alleati della NATO. Sarà una coincidenza che la Francia abbia arrestato proprio un russo, che altrimenti viaggiava liberamente nel mondo a bordo del suo jet privato?
Qualche dubbio dev’essere venuto anche ai russi, non a caso la loro ambasciata parigina ha dichiarato di aver “immediatamente domandato alle autorità francesi una spiegazione dei motivi e chiesto di garantire la protezione dei suoi diritti e fornire l’accesso consolare”. Il Cremlino invece al momento non ha commentato l’arresto: “Non sappiamo concretamente di cosa sia accusato Durov, non abbiamo sentito alcuna dichiarazione ufficiale in merito. Prima di dire qualcosa, dobbiamo aspettare che la situazione diventi più chiara”.
Così ha dichiarato ai giornalisti il portavoce Dmitry Peskov. A riportarlo è Il messaggero, che adombra addirittura l’ipotesi dello scambio politico.
Vere o semplicemente suggestive che siano queste tesi, non si può tacere l’esemplare excusatio non petita del presidente francese Emmanuel Macron, che su X ha sentito il bisogno di puntualizzare che l’arresto “non è in alcun modo una decisione politica” e che quanto accadrà sarà solo responsabilità dei giudici. “È il sistema giudiziario che applicherà autonomamente la legge”.
I have seen false information regarding France following the arrest of Pavel Durov.
France is deeply committed to freedom of expression and communication, to innovation, and to the spirit of entrepreneurship. It will remain so.
In a state governed by the rule of law,…
— Emmanuel Macron (@EmmanuelMacron) August 26, 2024
La detenzione di Durov, inizialmente di 24 ore, è stata estesa a 96 ore. Le autorità francesi decideranno se rilasciarlo senza accuse o nominarlo testimone nell’inchiesta e lasciarlo libero.
Non è difficile prevedere che la vicenda avrà importanti ripercussioni sul mondo dei social media. Innanzitutto, l’arresto potrebbe creare un precedente legale spingendo gli altri governi a intensificare il controllo e la regolamentazione delle piattaforme digitali, influenzando così l’intero settore dei social media.
In secondo luogo, la decisione dei magistrati francesi mette in evidenza la responsabilità delle piattaforme nella moderazione dei contenuti, sollevando questioni legali su quanto un’azienda e i suoi dirigenti siano responsabili per l’uso criminale dei loro servizi.
Indipendentemente dall’esito della vicenda che coinvolge Pavel Durov, la speranza è che ciò che ne risulterà sia applicato in modo equo per tutti, e che la stessa assunzione di responsabilità richiesta a Durov sia applicata anche agli altri social media.
In attesa che la vicenda giunga alla sua conclusione, fossimo in Elon Musk rimanderemmo il prossimo viaggio a Parigi…


