Paul McCartney: “l’IA minaccia i creativi, servono leggi per il copyright”

da | 18 Dic 2024 | IA

Paul McCartney, leggendario ex membro dei Beatles, ha lanciato un avvertimento riguardo all’avanzata dell’intelligenza artificiale, sostenendo che potrebbe “prendere il controllo” se non regolamentata adeguatamente.

Il musicista ha unito la propria voce a quella di artisti, scrittori ed editori che chiedono leggi più stringenti per fermare l’utilizzo indiscriminato di opere protette da copyright da parte delle aziende che sviluppano modelli di intelligenza artificiale generativa.

«Dobbiamo stare attenti, perché l’IA potrebbe semplicemente prendere il controllo e non vogliamo che questo accada, soprattutto per i giovani compositori e scrittori, per i quali questa potrebbe essere l’unica strada per costruirsi una carriera», ha dichiarato McCartney. «Se l’IA cancellasse questa possibilità, sarebbe davvero una cosa molto triste».

Le sue parole arrivano in un momento importante: la prossima settimana il parlamento britannico discuterà alcune modifiche al Data Protection and Digital Information Bill.

La proposta più controversa riguarda la possibilità di introdurre un sistema che permetta ai creatori di autorizzare esplicitamente l’utilizzo delle loro opere per l’addestramento delle intelligenze artificiali, un modello conosciuto come opt-in.

La battaglia tra creativi e big tech

L’ascesa dell’IA generativa, capace di produrre testi, immagini e musica, ha scatenato un acceso dibattito sul copyright. Finora, molti modelli sono stati addestrati utilizzando enormi quantità di dati, spesso provenienti da opere protette senza alcuna forma di compensazione per i creatori.

Alcuni gruppi editoriali, come News Corporation di Rupert Murdoch e il Financial Times, hanno siglato accordi di licenza con OpenAI, mentre altri, come il New York Times, hanno scelto la via legale citando in giudizio OpenAI e Microsoft per violazione del copyright.

Anche nel Regno Unito le posizioni sono divise. Da un lato, gruppi di pressione come la News Media Association, che rappresenta gli editori di giornali, chiedono un sistema di opt-in, che richiederebbe un’autorizzazione esplicita da parte dei creativi.

Dall’altro, le aziende tecnologiche spingono per un sistema di opt-out, in cui i creatori dovrebbero dichiarare esplicitamente la volontà di escludere le proprie opere dall’utilizzo per l’addestramento dei modelli IA.

Il ruolo della politica britannica

La segretaria alla Cultura, Lisa Nandy, ha dichiarato che il governo non ha ancora preso una decisione definitiva, ma ha espresso riserve sull’efficacia di un sistema di opt-out, sottolineando i limiti riscontrati in normative simili negli Stati Uniti e nell’Unione Europea.

Nandy ha avvertito che tale approccio potrebbe portare alla “cancellazione” completa dei creatori da internet, lasciando intendere che si potrebbe preferire una soluzione più equilibrata.

La posizione di Nandy potrebbe scontrarsi con quella del segretario alla Tecnologia, Peter Kyle, il cui dipartimento è visto come particolarmente favorevole alle esigenze delle aziende tecnologiche. Secondo osservatori, Kyle potrebbe sostenere la disponibilità automatica delle opere protette a meno che i creatori non si oppongano esplicitamente.

L’IA, Paul McCartney e il caso dei Beatles

Curiosamente, McCartney stesso ha sfruttato l’intelligenza artificiale per il recente successo dei Beatles Now and Then. Grazie alla tecnologia di machine learning, è stato possibile isolare e migliorare la voce di John Lennon da una registrazione risalente al 1970.

Il processo utilizzato per questa produzione è però diverso dall’approccio delle big tech, che addestrano i loro modelli su vasti archivi di opere senza alcuna autorizzazione.

Il cuore del dibattito resta l’impatto dell’IA sulle industrie creative, già sotto pressione. Se le leggi sul copyright non verranno aggiornate per proteggere scrittori, musicisti e giornalisti, il rischio, secondo McCartney e altri sostenitori della campagna, è la scomparsa di interi settori dell’economia creativa.

Come ha sottolineato Mosse: «Se il copyright viene indebolito, l’industria creativa subirà danni enormi. Senza di essa, non rimarrà nulla».

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