La trattativa in corso in queste ore tra OpenAI e Amazon, che potrebbe tradursi in un investimento superiore ai 10 miliardi di dollari, segna un passaggio chiave nella trasformazione dell’azienda guidata da Sam Altman.
Non si tratta solo di una nuova iniezione di capitale ma di un ulteriore tassello nella strategia con cui OpenAI sta progressivamente uscendo dall’orbita esclusiva di Microsoft.
Dopo la ristrutturazione completata a ottobre, la società ha infatti ridefinito i confini della partnership con Redmond, mantenendo il legame storico ma liberandosi da alcuni vincoli che ne limitavano la libertà industriale.
Tra questi, il venir meno del diritto di prelazione di Microsoft come fornitore privilegiato di capacità di calcolo, un cambiamento che ha aperto la porta a nuovi accordi con altri attori dell’ecosistema.
Amazon entra in scena
Nel dialogo con Amazon, il denaro è solo una parte dell’equazione. Al centro delle discussioni c’è anche l’uso dei chip per l’intelligenza artificiale sviluppati internamente da Amazon Web Services, un elemento che rende l’operazione particolarmente rilevante.
AWS lavora sul proprio silicio almeno dal 2015 e ha iniziato a rendere pubblica questa strategia nel 2018 con l’annuncio dei chip Inferentia, progettati appunto per l’inferenza dei modelli di IA. A questi si è aggiunta, più di recente, la famiglia Trainium, pensata per l’addestramento su larga scala e aggiornata proprio nelle ultime settimane.
Per OpenAI, alle prese con una domanda di compute in costante crescita e con una forte dipendenza storica dall’hardware di Nvidia, l’accesso a un’alternativa industriale rappresenta un vantaggio strategico non secondario.
Un mercato fatto di alleanze incrociate
L’eventuale accordo tra OpenAI e Amazon si inserisce in un quadro competitivo sempre più intrecciato. Amazon è già uno dei principali sostenitori di Anthropic, rivale diretto di OpenAI, con investimenti che hanno superato gli 8 miliardi di dollari.
Microsoft, a sua volta, pur restando il principale partner di OpenAI con oltre 13 miliardi investiti dal 2019, ha deciso di diversificare annunciando un impegno fino a 5 miliardi di dollari proprio in Anthropic, mentre Nvidia si è spinta a promettere fino a 10 miliardi nella stessa startup.
Il risultato è un ecosistema in cui i grandi hyperscaler e i produttori di chip distribuiscono le proprie scommesse su più laboratori di IA, riducendo il rischio di dipendere da un unico vincitore.
OpenAI come snodo mondiale dell’IA
Sul fondo resta la questione dell’infrastruttura. Negli ultimi mesi OpenAI ha dichiarato impegni complessivi per oltre 1.400 miliardi di dollari in capacità e accordi industriali, includendo intese con Nvidia, AMD e Broadcom.
A questo si è aggiunto, il mese scorso, un contratto da 38 miliardi di dollari per l’acquisto di capacità cloud da AWS, il primo accordo di questo tipo con il leader globale del settore.
Parallelamente, la vendita secondaria di azioni finalizzata a ottobre, da 6,6 miliardi di dollari su una valutazione di 500 miliardi, ha rafforzato ulteriormente il peso negoziale della società.
OpenAI appare allora sempre più come uno snodo centrale dell’economia dell’intelligenza artificiale, corteggiato da tutti i grandi player del cloud e deciso a non legarsi in modo esclusivo a nessuno.
Fonte: The Information


