Era nell’aria, ne abbiamo già scritto e ora sta accadendo per davvero. OpenAI, la società creatrice di ChatGPT, è entrata nel pieno di una trasformazione cruciale: da organizzazione no-profit si appresta a diventare una società for-profit.
Secondo fonti interne, la ristrutturazione prevede infatti che l’azienda diventi una benefit corporation a scopo di lucro, pur mantenendo una quota di minoranza nelle mani della fondazione no-profit originaria.
La ‘nuova’ OpenAI non sarà più sotto il controllo del ‘vecchio’ Consiglio di amministrazione no-profit, secondo fonti vicine alla vicenda. Una decisione, questa, volta a rendere l’azienda più interessante per gli investitori. L’organizzazione no-profit continuerà comunque a esistere, mantenendo una partecipazione di minoranza nella nuova società a scopo di lucro.
Questa scelta potrebbe influenzare il modo in cui l’azienda affronterà la gestione dei rischi legati all’intelligenza artificiale, all’interno di una nuova struttura di governance.
La transizione, che dovrebbe completarsi nel 2024, avviene in un momento cruciale per l’azienda, che sta cercando di ottenere nuovi investimenti per un valore stimato di 150 miliardi di dollari, una cifra ben superiore agli 80 miliardi dell’ultima valutazione. Tra i potenziali investitori figurano nomi di peso come Microsoft, Nvidia, Apple e la società di investimento MGX degli Emirati Arabi Uniti.
Nonostante OpenAI generi oltre 3 miliardi di dollari in entrate ogni anno, i costi di gestione, che superano i 7 miliardi, stanno spingendo l’azienda a cercare nuove fonti di finanziamento.
Sam Altman, amministratore delegato, riceverà per la prima volta una quota azionaria nell’azienda dopo la trasformazione in società for-profit, e a tendere l’obiettivo è di rimuovere il limite sui ritorni per gli investitori, rendendo l’azienda più appetibile sul mercato.
OpenAI: se ne va anche Mira Murati
Questa ristrutturazione si intreccia con un periodo turbolento per OpenAI, segnato dall’abbandono di quasi tutte le figure storiche che contribuirono alla sua fondazione e alla sua crescita. Di Ilya Sutskever e John Schulman abbiamo già scritto. La novità di queste ore è che se ne va anche Mira Murati, Chief Technology Officer, nonché una delle figure più pubbliche e influenti dell’azienda. Se ne va dopo oltre sei anni di lavoro.
I shared the following note with the OpenAI team today. pic.twitter.com/nsZ4khI06P
— Mira Murati (@miramurati) September 25, 2024
La Murati ha dichiarato che intende prendersi del tempo per “fare la mia esplorazione personale“, senza tuttavia chiarire i suoi prossimi passi. Ha però assicurato che si concentrerà su una transizione senza intoppi, lasciando l’azienda con lo slancio che ha contribuito a costruire.
L’uscita di Murati, una delle principali responsabili dello sviluppo delle tecnologie di OpenAI, segna la fine di un’era per la start-up. Considerata una delle voci più importanti dell’azienda, Murati ha svolto un ruolo chiave nel rafforzare l’immagine pubblica di OpenAI e nel rappresentarla nei numerosi dibattiti internazionali sulla sicurezza e l’impatto dell’intelligenza artificiale.
Le dimissioni della Murati sono state seguite da quelle di Bob McGrew, Chief Research Officer, e Barret Zoph, Vicepresidente della Ricerca, che hanno anch’essi annunciato il loro addio poche ore dopo. Greg Brockman, presidente e co-fondatore dell’azienda, ha invece preso un congedo temporaneo.
Nel corso degli ultimi mesi, OpenAI ha visto l’ingresso di nuovi dirigenti, tra cui un nuovo Chief Financial Officer e un capo delle politiche globali, mentre la struttura dell’azienda si è espansa oltre i 1.700 dipendenti. Ma è chiaro che la leadership di OpenAI sta attraversando un momento di forte cambiamento all’interno.
C’è un dato significativo, al riguardo: dei 13 fondatori che hanno creato OpenAI nel 2015 con l’obiettivo di sviluppare un’intelligenza generale artificiale (AGI), a oggi ne sono rimasti solo tre.
Un futuro a due facce
La partenza della Murati, insieme a quella di altre figure chiave, solleva allora domande sul futuro di OpenAI e su come l’azienda affronterà la sfida di mantenere la sua leadership nel settore dell’intelligenza artificiale, soprattutto in un momento in cui cerca di trasformarsi in una società commerciale tradizionale.
Con la sua tecnologia sempre più integrata in settori come la programmazione, la matematica e le scienze, OpenAI dovrà bilanciare gli interessi commerciali con la sua missione originaria di sviluppare un’intelligenza artificiale sicura e vantaggiosa per l’intera umanità.
Riuscire in questa missione potrebbe non essere facile, neppure per Sam Altman.


