È una frattura che si allarga quella dentro OpenAI, il laboratorio di intelligenza artificiale più famoso del mondo, diventato simbolo del potenziale – ma anche delle contraddizioni – della nuova era tecnologica.
Dopo che Elon Musk ha fatto causa all’organizzazione, accusandola di tradire la sua missione originaria, dodici ex dipendenti hanno deciso di schierarsi pubblicamente al suo fianco, depositando una memoria in tribunale.
Lo scopo: fermare la ristrutturazione societaria che punta a svincolare il ramo commerciale dal controllo esercitato oggi dalla no-profit OpenAI Inc.
OpenAI: il modello ibrido sotto accusa
Al centro del contenzioso c’è proprio l’originale modello organizzativo di OpenAI, che fin dalla sua nascita si è voluta distinguere come entità non profit, nata per sviluppare intelligenza artificiale “per il bene dell’umanità”.
Solo in un secondo momento, nel 2019, è stato creato un ramo for-profit per permettere l’ingresso di capitali esterni, mantenendo però un tetto massimo ai ritorni finanziari degli investitori.
Questo ramo commerciale è formalmente controllato dalla struttura no-profit tramite una serie di meccanismi statutari e di governance, pensati per assicurare che la missione filantropica restasse intatta.
Ed è proprio questo equilibrio a rischio: secondo Musk e ora anche secondo gli ex dipendenti che hanno firmato la memoria, rimuovere il potere di controllo della no-profit significherebbe snaturare completamente il progetto.
“Una violazione fondamentale della missione”, scrivono.
Una battaglia sulla visione del futuro
Il documento depositato alla corte federale sottolinea come, all’interno di OpenAI, la struttura ibrida fosse vista come un pilastro strategico.
I firmatari, che hanno ricoperto ruoli sia tecnici sia manageriali, raccontano di come l’idea di lavorare per un’organizzazione guidata da principi etici avesse attratto numerosi talenti.
Il meccanismo di supervisione della no-profit, spiegano, non era solo un aspetto legale, ma un elemento concreto che influenzava scelte, politiche aziendali e cultura interna.
OpenAI, da parte sua, ribatte che la rimozione del controllo da parte della no-profit è necessaria per portare a termine un nuovo round di finanziamento da 40 miliardi di dollari.
Il piano prevede che, pur perdendo il controllo diretto, la struttura no-profit continui a detenere una partecipazione economica nella società, beneficiando così della sua crescita futura per finanziare la missione umanitaria.
Ma per completare l’operazione e garantire l’arrivo dei fondi, la transizione deve concludersi entro la fine dell’anno.
Musk, Altman e lo strappo
Elon Musk ha co-fondato OpenAI insieme a Sam Altman ma ha abbandonato il progetto alcuni anni fa. Nel 2023 ha poi fondato una propria società di IA, xAI, attualmente in fase di rapido sviluppo.
La rottura con Altman è diventata pubblica e giudiziaria: secondo Musk, OpenAI è ormai una “big tech travestita da missione umanitaria”. Altman, invece, lo accusa di voler solo rallentare un concorrente emergente.
La causa è già avviata e sfocerà in un processo con giuria previsto per la primavera del prossimo anno.
Sarà un passaggio cruciale non solo per il futuro assetto di OpenAI, ma anche per il dibattito più ampio su come bilanciare l’innovazione nel campo dell’intelligenza artificiale con la responsabilità etica e il bene collettivo.


