OpenAI compra IO, la start-up di Jony Ive, per creare dispositivi IA

by | 22 Mag 2025 | Business, IA

Sir Jonathan Paul Ive. Foto: Marcus Dawes/Wikimedia Commons
Tempo di lettura: 3 minuti

Ne avevamo scritto per la prima volta poco più di un anno fa, per poi tornare sull’argomento lo scorso settembre. Ieri, finalmente, la conferma: OpenAI ha annunciato l’acquisizione di IO, la start-up fondata dall’ex capo designer Apple Jony Ive, con un’operazione da 6,5 miliardi di dollari.

L’obiettivo? Progettare una nuova generazione di dispositivi fisici che mettano l’intelligenza artificiale al centro dell’esperienza utente, superando i limiti degli attuali smartphone.

Un’alleanza che punta oltre il telefonino

L’accordo, interamente in azioni, è il più rilevante mai concluso da OpenAI e segna un momento di svolta nella traiettoria della società guidata da Sam Altman.

Con l’ingresso di Ive e del suo team di circa 55 persone tra ingegneri, designer e ricercatori, OpenAI mira a dare forma concreta all’idea di una “intelligenza artificiale generale” integrata nella vita quotidiana. “Vogliamo offrire qualcosa che superi i prodotti ereditati che usiamo da troppo tempo”, ha dichiarato Altman.

I due fondatori non hanno ancora rivelato i dettagli su come saranno i nuovi dispositivi ma le ambizioni sono evidenti: creare hardware che consenta interazioni più fluide, immediate e intelligenti con l’IA, andando oltre il paradigma dello smartphone.

L’idea è quella di abilitare forme di ambient computing, in cui sensori, assistenti vocali e visivi integrati in oggetti come occhiali o ciondoli IA, possano analizzare in tempo reale il mondo circostante, rispondere a domande, interpretare immagini e suoni e assistere l’utente in modo discreto ma continuo.

Dopo il fallimento di Humane, una nuova scommessa

Non è la prima volta che Altman investe in questo tipo di visione: lo aveva già fatto in Humane, start-up che aveva creato una spilla intelligente basata su IA, rivelatasi però un flop commerciale.

Il fallimento di quel progetto non ha però smorzato l’entusiasmo del CEO di OpenAI, che ora rilancia puntando su una figura iconica come Ive per trasformare il rapporto tra persone e tecnologie intelligenti. “Non mi sento a mio agio con il mio attuale rapporto con la tecnologia”, ha ammesso Altman. “È come camminare in mezzo a una folla a New York, o essere bombardati di notifiche e luci lampeggianti a Las Vegas”.

Anche Ive ha espresso una riflessione critica sul ruolo dell’iPhone: “Mi sento in parte responsabile per ciò che questi dispositivi ci hanno portato”, ha detto, riferendosi all’ansia e alla distrazione derivanti dalla connessione continua. La partnership con Altman nasce anche da questo desiderio di correggere la rotta.

OpenAI, tra pressioni finanziarie e nuovi orizzonti

I 6,5 miliardi di dollari investiti in IO rappresentino un impegno finanziario particolarmente gravoso per OpenAI, considerando che la start-up non genera ancora profitti.

A ciò si aggiungono i costi estremamente elevati per sostenere e sviluppare i modelli di intelligenza artificiale, come quelli alla base di ChatGPT, che spingono OpenAI a dover incrementare in modo significativo le proprie entrate.

Secondo documenti finanziari visionati dal New York Times, OpenAI prevede ricavi per circa 3,7 miliardi di dollari quest’anno e 11,6 miliardi l’anno prossimo, ma il peso degli investimenti si fa sentire.

Oltre all’acquisizione di IO, l’azienda è in trattative per comprare Windsurf, uno strumento di programmazione alimentato da IA, per circa 3 miliardi di dollari. Anche il fondo di venture capital interno a OpenAI, lo Start-Up Fund, aveva già investito in IO nel 2024, e l’azienda deteneva il 23% della società prima di procedere con l’acquisizione integrale.

Con questo colpo, OpenAI si garantisce non solo una figura visionaria come Ive ma anche un laboratorio di progettazione che punta a ridefinire il modo in cui l’intelligenza artificiale si manifesta nel nostro quotidiano. Ora, più che mai, l’azienda dovrà dimostrare di saper passare dalla potenza dei suoi modelli alla potenza dell’esperienza utente.

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