Starlab, il cui lancio è previsto non prima del 2028, è il risultato di una collaborazione tra l’americana Voyager Space e Airbus, la nota multinazionale aerospaziale europea. Il progetto prevede la costruzione di una stazione spaziale di grandi dimensioni, con un volume abitabile pari alle metà di quello pressurizzato della ISS.
“La storia di successo e affidabilità di SpaceX ha portato il nostro team a scegliere Starship per mettere in orbita Starlab”, ha dichiarato Dylan Taylor, presidente e CEO di Voyager Space. “SpaceX è il leader indiscusso per lanci ad alta cadenza e siamo orgogliosi che Starlab sarà lanciato in orbita in un unico volo da Starship.”
Starlab avrà un diametro di circa 8 metri, valore non casuale visto che il compartimento di carico di Starship è in grado di portare un cargo massimo proprio di 8 metri di larghezza. Marshall Smith, CTO di Voyager Space, ha rivelato in un’intervista che sono state considerate diverse opzioni di lancio.
“Abbiamo considerato lanci multipli per mettere Starlab in orbita e alla fine ci siamo orientati verso il lancio singolo“, ha affermato. “Ciò consente di risparmiare molto sui costi di sviluppo e di integrazione. Possiamo costruire il tutto a terra, verificarlo, testarlo e lanciarlo. Una delle molte lezioni che abbiamo imparato dalla Stazione Spaziale Internazionale è che costruire e integrare nello spazio è molto costoso“. Con un solo lancio a bordo di Starship, dunque, si prevede che Starlab sia pronta per essere abitata da subito.
Starlab è una delle numerose stazioni spaziali sviluppate privatamente in lizza per diventare un’alternativa commerciale alla ISS, che NASA prevede di dismettere entro il 2030. Tra gli altri concorrenti ci sono Axiom Space, Blue Origin, Vast Space e SpaceX, che potrebbe adattare una Starship per ospitare una stazione spaziale abitabile.
NASA ha finanziato alcune di queste aziende, inclusa Voyager Space, per avviare la progettazione e lo sviluppo di nuove stazioni. È previsto un secondo round l’anno prossimo, per selezionare le aziende che procederanno alla costruzione e al test delle stazioni selezionate. NASA intende continuare a mandare astronauti nell’orbita bassa terrestre sia per scopi di ricerca, sia per soddisfare clienti privati. La sfida per Starlab e gli altri concorrenti sarà sviluppare una clientela al di là di NASA, così da sostenere da subito i costi di funzionamento e gestione delle stazioni.
Si tratta di una sfida immensa: NASA ha investito oltre 100 miliardi di dollari nella costruzione della ISS e ha un budget annuale di 3 miliardi di dollari per le operazioni e il trasporto di persone e rifornimenti alla stazione. Si prevede che l’agenzia finanzierà le stazioni spaziali commerciali per circa 1 miliardo di dollari all’anno, quindi chi vorrà partecipare alla gara dovrà costruire rapidamente e a basso costo le proprie strutture, e poi trovare prontamente un numero di clienti sufficiente per coprire le spese.
Starlab potrebbe avere un vantaggio in questo ambito grazie alla sua co-proprieta con Airbus. Una delle grandi questioni riguardo alla fine della ISS è cosa accadrà agli astronauti europei che attualmente sono lì in orbita. L’Agenzia Spaziale Europea potrebbe essere riluttante a finanziare missioni verso stazioni spaziali private gestite da aziende statunitensi. Pertanto, il coinvolgimento di Airbus rende Starlab una destinazione attraente per le nazioni europee.


