Nvidia non intende rinunciare alla Cina. Di fronte all’inasprimento dei controlli sulle esportazioni voluti dall’amministrazione statunitense, l’azienda californiana ha deciso di riprogettare il proprio chip H20, riducendone le prestazioni per aggirare i limiti imposti da Washington.
Secondo tre fonti interne sentite da Reuters, la nuova versione depotenziata dovrebbe arrivare sul mercato già a luglio.
Il chip H20 era stato originariamente progettato come il più potente processore per intelligenza artificiale che Nvidia potesse legalmente esportare in Cina, rispettando i parametri imposti dalle autorità statunitensi nel 2023.
Il mese scorso, però, Washington ha cambiato nuovamente le regole, informando Nvidia che anche l’H20 avrebbe richiesto una specifica licenza per l’export. Di fatto, si è trattato di un blocco all’immissione del prodotto sul mercato cinese.
A quel punto l’azienda ha iniziato a modificarne i parametri tecnici, dando vita a una versione modificata del chip.
Le specifiche del nuovo H20 comporteranno un ridimensionamento significativo rispetto al progetto originale, incluso un netto taglio della capacità di memoria, secondo una delle fonti.
Un mercato da non perdere
Nonostante il clima geopolitico sempre più teso, la Cina continua a rappresentare una parte essenziale del business di Nvidia.
Nel corso dell’ultimo anno fiscale, il Paese asiatico ha generato circa 17 miliardi di dollari per il colosso californiano, pari al 13% del fatturato complessivo. Un dato che spiega il viaggio compiuto a Pechino il mese scorso dal CEO Jensen Huang, che durante una serie di incontri con funzionari locali ha ribadito quanto la Cina resti un “mercato chiave” per l’azienda.
Si tratta di una posizione delicata, quella di Nvidia, che si muove su un filo sottile: da un lato le richieste sempre più pressanti degli Stati Uniti di bloccare l’accesso di Pechino a tecnologie avanzate potenzialmente a uso militare; dall’altro, la necessità economica di non abbandonare un bacino strategico per la crescita nel settore IA.
La cinese mette mano al portafoglio
Le imprese tecnologiche cinesi non sono rimaste a guardare. Colossi come Tencent, Alibaba e ByteDance — la società madre di TikTok — avevano già aumentato gli ordini per l’H20 negli ultimi mesi, anche grazie alla crescente domanda di modelli IA più economici da parte di nuove realtà come la startup DeepSeek.
Secondo quanto riportato da Reuters, Nvidia avrebbe ricevuto ordini per oltre 18 miliardi di dollari da gennaio a oggi, una cifra che testimonia quanto fosse attesa questa generazione di chip anche in Cina.
Ma tutto è cambiato con l’inasprimento delle regole da parte degli Stati Uniti, che ha reso necessaria una riprogettazione d’emergenza.
Il futuro dell’IA è una partita geopolitica
Le restrizioni statunitensi sull’export tecnologico verso la Cina non sono certo una novità.
Già dal 2022, Washington ha imposto una serie di limitazioni ai chip più sofisticati di Nvidia, citando preoccupazioni per il loro possibile impiego in ambito militare.
L’H20, introdotto proprio in risposta ai controlli imposti nell’ottobre 2023, era stato finora l’unico prodotto ad alta prestazione che potesse essere venduto in Cina senza licenza.
Il suo stop segna quindi un ulteriore passo nella guerra tecnologica in corso. E mostra quanto, nel campo dell’intelligenza artificiale, le regole della competizione siano dettate sempre più da interessi strategici e politici, e sempre meno da logiche di mercato.


