Nvidia continua a correre, incurante delle barriere politiche e delle tensioni tra le grandi potenze. I risultati del primo trimestre fiscale, presentati ieri, hanno infatti lasciato poco spazio ai dubbi: 44 miliardi di dollari di ricavi, in aumento del 69% rispetto all’anno precedente.
Eppure l’azienda è di fatto esclusa da uno dei mercati più importanti al mondo per i semiconduttori avanzati, la Cina. Nonostante il blocco all’export imposto da Washington, Nvidia ha infranto ogni record, spinta da una domanda globale che non mostra segni di rallentamento.
Il titolo ha guadagnato oltre il 5% nelle contrattazioni after hours, confermando la fiducia degli investitori. E non è un caso: il colosso guidato da Jensen Huang si è trasformato nel cuore pulsante della nuova economia dell’intelligenza artificiale, fornendo la potenza di calcolo che alimenta le ambizioni di Stati e Big Tech.
Ma il contesto in cui si muove è sempre più instabile: restrizioni, pressioni geopolitiche e guerre commerciali stanno ridefinendo il mercato globale dei chip.
La stretta su Pechino e la diplomazia di Huang
Le nuove limitazioni imposte dagli Stati Uniti hanno colpito duramente Nvidia, che non ha potuto spedire in Cina processori per un valore di 2,5 miliardi di dollari.
L’azienda ha poi annunciato mancati ricavi per 8 miliardi nel trimestre in corso a causa del blocco delle vendite dell’H20, un chip progettato proprio per rispettare le regole USA. Anche questa nuova versione, però, è finita sotto embargo, segno che Washington non intende fare concessioni.
Jensen Huang, CEO e figura sempre più influente nel panorama globale, ha espresso preoccupazione per gli effetti di lungo termine di queste politiche: “Con metà dei ricercatori IA del mondo con sede lì, la piattaforma che vincerà la Cina sarà destinata a guidare a livello globale”, ha detto durante la conference call. E ha aggiunto che “proteggere i produttori di chip cinesi dalla concorrenza statunitense non fa altro che rafforzarli”.
Huang negli ultimi tempi ha adottato una strategia quasi da statista, incontrando leader politici in Medio Oriente. E ora è in partenza per l’Europa. La sua figura si sta così trasformando da imprenditore visionario a mediatore globale dell’ecosistema IA. I suoi viaggi non sono solo commerciali: sono incontri diplomatici per assicurarsi che Nvidia resti centrale anche in un mondo frammentato in sfere d’influenza.
Nvidia: boom del gaming e corsa ai data center
Se la Cina rallenta, il resto accelera. Il segmento gaming ha superato le aspettative, con ricavi per 3,76 miliardi di dollari (+33%), grazie soprattutto ai nuovi chip Blackwell. “Blackwell per il gaming è un successo clamoroso”, ha dichiarato la CFO Colette Kress. È una conferma che l’ecosistema Nvidia non è solo AI ma anche intrattenimento e consumer tech, in una sinergia che rafforza tutto il brand.
Ma è nei data center che si gioca la partita vera. I ricavi in questo settore, che include le GPU per l’addestramento di modelli IA, hanno toccato i 39,1 miliardi di dollari, con un aumento del 73% anno su anno.
E la crescita sembra destinata a proseguire: per il trimestre in corso, Nvidia prevede ricavi per 45 miliardi di dollari, con un margine di oscillazione del 2%. Anche se l’azienda prevede un “calo significativo” della domanda dalla Cina, il boom altrove compensa.
IA sovrana e la nuova geopolitica del silicio
A dare slancio al titolo è stata anche la decisione dell’amministrazione Trump, occasionalmente pragmatica nei confronti della propria industria, di eliminare alcune restrizioni sulle vendite verso paesi non considerati ostili.
È un segnale di apertura che Nvidia ha saputo sfruttare rapidamente, stringendo accordi con Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti per lo sviluppo di progetti di “IA sovrana”, cioè infrastrutture locali di calcolo al servizio di modelli proprietari nazionali.
Negli Stati Uniti, intanto, la spesa resta robusta. Microsoft, Google, Amazon e Meta hanno confermato l’intenzione di aumentare gli investimenti in infrastrutture IA, per un totale che supererà i 345 miliardi di dollari nel 2025. E Nvidia, che fornisce le GPU che rendono tutto questo possibile, resta l’ago della bilancia.
In un mondo in cui l’AI è la nuova frontiera dell’influenza politica ed economica, Nvidia allora non è solo un produttore di chip: è il fornitore ufficiale della nuova potenza di calcolo globale. Una posizione che la rende, paradossalmente, sia vulnerabile che imprescindibile.


