Nvidia ha investito 2 miliardi di dollari in Nebius, fornitore cloud specializzato in infrastrutture per l’intelligenza artificiale. L’annuncio è arrivato ieri, un giorno dopo l’investimento “significativo” nel laboratorio californiano Thinking Machines (accompagnato da un contratto di fornitura chip da diversi miliardi), e due giorni dopo la partecipazione alla raccolta fondi da 2 miliardi per la startup britannica Nscale.
Tre operazioni in cinque giorni, tutte con aziende che dipendono dai chip Nvidia per la propria attività. Il meccanismo è sempre lo stesso: Nvidia impiega le proprie riserve di cassa per finanziare società che, con quei soldi, acquistano processori Nvidia. È quello che nel settore viene definito finanziamento circolare.
Il produttore di chip crea domanda per i propri prodotti investendo direttamente nei clienti che li comprano. Una strategia che alimenta la crescita dei ricavi, ma che solleva interrogativi sulla natura reale di quella crescita.
La raffica di accordi non è casuale nel calendario. La prossima settimana Nvidia terrà la GTC, la sua conferenza annuale nella Silicon Valley. È il palcoscenico su cui Jensen Huang, amministratore delegato dell’azienda, costruisce ogni anno la narrativa del settore.
Da Yandex alla borsa di New York, passando per Amsterdam
Nebius non è una startup qualunque. La società è nata nel 2024 dallo scorporo delle attività internazionali di Yandex, il colosso tecnologico russo. La sede legale è stata fissata ad Amsterdam, nei Paesi Bassi, per segnare una discontinuità giuridica con Mosca. Ma il baricentro operativo e finanziario è altrove: Nebius è quotata al Nasdaq di New York, e la sua espansione infrastrutturale punta con decisione sugli Stati Uniti.
La traiettoria finanziaria è impressionante. I ricavi annuali 2025 hanno raggiunto 529,8 milioni di dollari, in crescita del 479% rispetto all’anno precedente. L’azienda è passata da una perdita netta di 641,4 milioni nel 2024 a un utile di 101,7 milioni. A settembre ha siglato un accordo cloud con Microsoft del valore fino a 20 miliardi di dollari in cinque anni.
Le azioni di Nebius, dopo l’annuncio dell’investimento Nvidia, sono balzate di oltre il 10% nelle contrattazioni pre-mercato. Dal giorno della quotazione, nell’ottobre 2024, il titolo è salito di quasi il 400%.
Nebius e la retorica della domanda illimitata
“L’IA è a un altro punto di svolta: l’IA agentica, che sta generando un’incredibile domanda di calcolo e accelerando la costruzione di infrastrutture,” ha dichiarato Huang. “Nebius sta costruendo un cloud per l’IA progettato per l’era agentiva.”
L’IA agentica, ossia sistemi capaci di operare in autonomia, eseguire compiti complessi, scrivere codice, è la nuova parola d’ordine del settore. È il concetto che giustifica la prossima ondata di investimenti infrastrutturali, dopo che la fase dei grandi modelli linguistici ha già richiesto capitali enormi.
Arkady Volozh, amministratore delegato di Nebius, ha descritto l’investimento di Nvidia come “un piccolo passo su una grande onda” di finanziamenti, nell’ordine delle decine di miliardi di dollari, necessari per realizzare i piani dell’azienda.
“La domanda è travolgente,” ha detto. “Quest’anno di sicuro, forse anche il prossimo, vediamo una domanda illimitata.” Secondo Volozh, lo squilibrio con l’offerta è così estremo che l’intero settore potrebbe “raddoppiare o triplicare la propria capacità e nessuno se ne accorgerebbe.”
Cinque gigawatt “circolari”
L’accordo prevede che Nebius costruisca fino a 5 GW di infrastruttura di calcolo basata su chip Nvidia entro il 2030. È un dato che sottolinea la scala industriale del fenomeno: parliamo dell’equivalente del consumo energetico di milioni di abitazioni.
Le due aziende collaboreranno alla progettazione di data center, quelli che Nvidia chiama “AI factories”, equipaggiati con i processori di punta Rubin, la prossima generazione.
La dimensione energetica non è un dettaglio. Mentre il settore promette efficienza e automazione attraverso l’IA, la sua infrastruttura richiede quantità crescenti di energia. È una delle contraddizioni strutturali di questa fase: l’IA che dovrebbe ottimizzare tutto consuma risorse a un ritmo che sfida qualsiasi discorso sulla sostenibilità.
E poi c’è l’ormai “solito” problema di fondo. Nvidia finanzia i propri clienti, che usano quei soldi per comprare i suoi chip, che generano i ricavi che permettono a Nvidia di finanziare altri clienti. La domanda “illimitata” di cui parla Volozh è anche il prodotto di una struttura di incentivi che si autoalimenta. La domanda è se questo ciclo stia costruendo un’infrastruttura destinata a sostenere una trasformazione reale, o se stia gonfiando una bolla che, quando la musica si fermerà, lascerà qualcuno senza sedia.
Fonte: Financial Times


