La guerra tecnologica tra Stati Uniti e Cina ha visto una svolta importante quando i chip H20 di Nvidia sono stati nuovamente autorizzati alla vendita sul mercato cinese, dopo mesi di incertezza regolatoria.
Nonostante le pressioni di Pechino, che invita i propri campioni nazionali a ridurre la dipendenza dai semiconduttori americani, i colossi digitali di casa (da Alibaba a ByteDance, fino a Tencent), continuano infatti a corteggiare le GPU californiane, considerate ancora insostituibili rispetto alle alternative domestiche.
Il risultato è un paradosso che riflette tutta la fragilità dell’ecosistema tecnologico globale: mentre Washington spinge per limitare l’export e allo stesso tempo incassa parte dei ricavi, la Cina ribadisce la necessità di costruire un’industria autonoma ma non riesce a farne a meno.
Il ritorno dell’H20 e l’attesa per il B30A
Al centro della vicenda c’è l’H20, chip di fascia alta che rappresenta la risposta di Nvidia alle restrizioni imposte dal governo statunitense.
In estate l’azienda guidata da Jensen Huang ha ottenuto nuovamente la licenza per esportarlo in Cina, e subito le big tech locali hanno riattivato gli ordini.
Il vero oggetto del desiderio, però, è il prossimo B30A, ancora in attesa del via libera da Washington. Basato sulla nuova architettura Blackwell, promette prestazioni fino a sei volte superiori rispetto all’H20, a fronte di un prezzo quasi doppio.
Secondo le informazioni raccolte da Reuters, le aziende cinesi giudicano l’offerta più che vantaggiosa: il rapporto costo-potenza renderebbe infatti il B30A un investimento strategico per chi punta a rafforzare le proprie infrastrutture di intelligenza artificiale.
Trump e l’accordo sui ricavi
Sul fronte politico la vicenda ha preso una piega inaspettata con l’intervento diretto del presidente Donald Trump. La Casa Bianca ha infatti negoziato con Nvidia un accordo che garantisce al governo americano il 15% dei ricavi derivanti dalla vendita degli H20 in Cina.
Una mossa che dimostra come, anche in un contesto di restrizioni, Washington non voglia rinunciare a una fetta del business miliardario che ruota attorno ai chip per l’IA. Oltre che al controllo di una tecnologia sempre più rilevante non solo in termini tecnologici ma anche geopolitici.
Per Pechino, invece, l’H20 è diventato terreno di confronto. Le autorità hanno convocato società come Tencent e ByteDance chiedendo chiarimenti sui loro acquisti, sottolineando i rischi legati alla gestione dei dati.
Finora, però, non è arrivato un ordine diretto di bloccare gli approvvigionamenti, segnale che la necessità di potenza computazionale prevale ancora sulle cautele geopolitiche.
Nvidia, tra concorrenza locale e supremazia
Il mercato domestico cinese prova comunque a reagire. Attori come Huawei e Cambricon lavorano a soluzioni alternative, ma la produzione resta limitata e le prestazioni non reggono il confronto con le GPU di Nvidia.
Non a caso il Ceo Huang ha rassicurato i partner cinesi: la disponibilità dell’H20 non è in discussione e la domanda resta elevata.
Secondo alcune stime, l’azienda potrebbe avere già in magazzino centinaia di migliaia di chip pronti alla consegna, mentre prepara l’invio dei primi campioni del B30A per test interni.
Se riuscisse a posizionarsi stabilmente sul mercato cinese, Nvidia potrebbe intercettare un giro d’affari stimato in 50 miliardi di dollari, rafforzando ulteriormente la sua leadership mondiale nel settore.


