Nvidia sotto accusa: la Cina sospetta backdoor nei chip H20

by | 2 Ago 2025 | Politica, Tech War

Tempo di lettura: 2 minuti

Il punto di partenza è, paradossalmente, una proposta di legge americana. A maggio, un gruppo bipartisan di parlamentari statunitensi ha presentato un disegno di legge che obbligherebbe i produttori di chip per intelligenza artificiale a integrare nei propri processori una tecnologia di tracciamento prima dell’esportazione.

L’obiettivo? Rintracciare e impedire che chip avanzati finiscano illegalmente in Cina, attraverso triangolazioni con Paesi terzi.

Sebbene il testo non menzioni Nvidia esplicitamente, l’implicito è chiaro: i chip H20 dell’azienda potrebbero contenere (o potrebbero essere accusati di contenere) meccanismi di sorveglianza o vulnerabilità integrate. Una mossa che, dal punto di vista di Pechino, ha finito per alimentare i sospetti.

La Cina convoca Nvidia: il caso H20

Pochi mesi dopo, le autorità cinesi per la cybersicurezza hanno convocato Nvidia per chiedere spiegazioni in merito alla presunta presenza di backdoor nei suoi nuovi chip H20, pensati per il mercato cinese.

Si tratta di una versione modificata dei potenti processori per IA dell’azienda americana, progettata proprio per rientrare nei limiti imposti dai controlli sulle esportazioni decisi da Washington.

Pechino, però, non sembra convinta, anzi, comincia a sospettare che si tratti di un perfetto cavallo di Troia. L’interesse per questi chip si accompagna infatti al timore che possano rappresentare un rischio per la sicurezza nazionale.

Nessuna prova concreta è stata presentata finora ma il gesto politico è chiaro: la fiducia tecnologica tra Cina e Stati Uniti è ai minimi storici.

Una lunga catena di divieti e sospetti

L’episodio non è isolato. Da anni, la tensione tra le due superpotenze si gioca anche sul piano dell’hardware.

Gli Stati Uniti hanno vietato l’uso di apparecchiature Huawei nelle proprie reti di telecomunicazione, mentre nuove linee guida dell’amministrazione Trump hanno lasciato intendere che anche l’impiego dei chip Ascend per IA prodotti da Huawei “in qualsiasi parte del mondo” potrebbe violare le norme americane sul controllo delle esportazioni. Della serie: quand’anche lo volessimo, non potremmo usarli neppure in Europa.

La Cina ha risposto rilanciando sul piano dell’autosufficienza tecnologica. E non si tratta solo di dichiarazioni: già nel 2023, le autorità cinesi hanno vietato l’utilizzo dei chip prodotti da Micron Technology nelle infrastrutture critiche, affermando che non avevano superato i test di sicurezza nazionale.

Il caso Nvidia si inserisce in questo schema consolidato, dove ogni novità hardware può diventare rapidamente un problema geopolitico.

L’alleanza cinese per dire addio ai chip americani

Nel frattempo, Pechino ha accelerato la costruzione di una filiera tecnologica indipendente. La direzione è chiara: ridurre la dipendenza dai fornitori statunitensi.

A sostegno di questa strategia, aziende cinesi leader nel settore dei semiconduttori e dell’intelligenza artificiale (tra cui Huawei, Cambricon Technologies e Moore Threads) hanno stretto un’alleanza per promuovere l’adozione di processori sviluppati localmente nei progetti IA.

È un’operazione che unisce ambizione industriale e risposta politica, nel tentativo di creare una zona di autonomia tecnologica cinese all’interno della competizione globale sull’intelligenza artificiale.

Il caso H20 allora non è solo una questione tecnica. È l’ennesimo episodio in una più ampia dinamica di diffidenza reciproca.

Dopo le rivelazioni di Edward Snowden sulle attività di spionaggio globale condotte dagli Stati Uniti, Pechino ha avviato un percorso sistematico di sostituzione delle tecnologie americane nelle proprie infrastrutture strategiche. Da allora, ogni chip diventa un simbolo, ogni aggiornamento una potenziale minaccia.

La replica di Nvidia è stata secca: “I nostri chip non contengono alcuna backdoor”. Ma in questo clima, le smentite rischiano di contare meno della percezione politica. E quella, ormai, è molto più difficile da disattivare.

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