“Queste persone non stanno lavorando sulle malattie genetiche. O mentono, o sono illuse, o entrambe le cose. Queste persone, armate di sacchi di denaro mal spesi, stanno lavorando al ‘miglioramento dei bambini’”.
A dirlo è Fyodor Urnov, direttore dell’Innovative Genomics Institute dell’Università della California, Berkeley. E la sua frase, dura e diretta, fotografa l’allarme che attraversa una parte della comunità scientifica davanti all’ultima ossessione della Silicon Valley: l’idea che la biotecnologia possa non solo prevenire malattie ereditarie ma selezionare o persino progettare i tratti dei figli.
L’etichetta pubblica è quella della “ricerca per la salute”. Ma il sospetto è che si stia aprendo la strada a una forma di eugenetica privata, costruita dai miliardari dell’innovazione.
La frontiera biologica dei giganti del tech
Nel cuore di San Francisco, una piccola società chiamata Preventive ha dichiarato di voler “prevenire gravi malattie genetiche in famiglie che hanno alternative limitate o inesistenti”. Tra i suoi sostenitori figurano Oliver Mulherin, marito del CEO di OpenAI, Sam Altman, e Brian Armstrong, fondatore di Coinbase.
Secondo il Wall Street Journal, l’azienda avrebbe discusso con una coppia portatrice di una patologia ereditaria la partecipazione a un progetto di editing genetico embrionale, poi smentito dallo stesso CEO, Lucas Harrington.
Harrington, ex allievo di Jennifer Doudna, insignita del Premio Nobel per la Chimica nel 2020 per aver messo a punto una tecnica di ‘taglia e incolla’ del DNA poi nota come CRISPR, sostiene di voler dimostrare la sicurezza della tecnologia prima di qualunque applicazione umana.
“Non stiamo cercando di correre,” ha detto, ricordando che negli Stati Uniti l’editing genetico sugli embrioni destinati alla nascita è vietato e che la Food and Drug Administration non può nemmeno esaminare richieste di trial in questo ambito.
Il precedente più noto resta quello del 2018, quando lo scienziato cinese He Jiankui annunciò la nascita di tre bambine geneticamente modificate per resistere all’HIV: un esperimento che gli valse una condanna penale e scosse il mondo. Da allora, la comunità scientifica ha chiesto una moratoria globale sull’editing germinale, avvertendo che le conseguenze potrebbero essere imprevedibili e permanenti nel patrimonio genetico umano.
Nonostante questo, Preventive ha raccolto 30 milioni di dollari e attira l’interesse dei grandi nomi del tech. Armstrong ha definito l’investimento “entusiasmante”, sostenendo che “è molto più facile correggere un piccolo numero di cellule prima che la malattia si manifesti, come in un embrione”.
Mulherin ha aggiunto: “Ho scelto di investire in Preventive perché mi interessa la ricerca che aiuta le persone a evitare le malattie. Sam mi sostiene, come in tutti i miei progetti, e condivide la causa.”
Dal sogno di curare al business della selezione
Dietro la retorica della prevenzione si muove un mercato in rapida espansione: quello della selezione poligenica, una forma di genetica predittiva che non riscrive il DNA ma analizza quello di più embrioni generati tramite fecondazione in vitro, offrendo ai genitori la possibilità di scegliere quale impiantare in base ai punteggi di rischio.
Mentre l’editing resta illegale, società come Orchid, Nucleus Genomics, Herasight e Genomic Prediction vendono già servizi capaci di stimare il rischio di centinaia di patologie e, in alcuni casi, di predire tratti come QI, altezza o colore degli occhi.
I genitori accedono a portali digitali con grafici e percentuali: un embrione con un QI previsto di 130, un altro con l’1,5% di probabilità di schizofrenia, un altro ancora con il 14% in più di rischio di ansia rispetto ai fratelli.
Orchid, sostenuta da investitori come Brian Armstrong, Vitalik Buterin e Anne Wojcicki, chiede 2.500 dollari per embrione e promuove i test anche attraverso la rete di cliniche Kindbody. Secondo fonti interne, però, finora solo un numero limitato di coppie avrebbe effettivamente richiesto lo screening.
Nucleus, fondata da Kian Sadeghi (anch’egli ex Thiel Fellow) e finanziata da Peter Thiel e Alexis Ohanian, arriva a 9.999 dollari per analizzare fino a 20 embrioni. Herasight, infine, applica tariffe di 50.000 dollari per testare fino a 100 embrioni in cinque anni, con clienti descritti come “miliardari noti della Silicon Valley”.
Gli esperti però restano scettici. L’American College of Medical Genetics and Genomics ha concluso che non esiste prova di benefici clinici, mentre il genetista Eric Turkheimer ha definito queste promesse di “ottimizzazione genetica” una forma di ‘eugenetica aziendale’.
“I tecnologi controllano così tanti aspetti della loro vita che pensano: ‘Perché non dovrei avere anche il bambino perfetto?’”, aggiunge la dottoressa Marcelle Cedars, che dirige la clinica IVF dell’Università di San Francisco.
Musk, Altman, Thiel e il “bambino ideale”
Nel fermento che circonda la nuova frontiera biogenetica, in un modo o nell’altro compaiono sempre gli stessi cognomi. Secondo fonti citate dal Journal, Musk avrebbe utilizzato proprio i servizi di Orchid per selezionare embrioni destinati a due dei figli avuti con Shivon Zilis, dirigente della sua società di neurotecnologie Neuralink.
Nel frattempo, Armstrong ha teorizzato su X la nascita di una “clinica IVF del futuro” basata su un “Gattaca stack” di tecnologie, un chiaro al film di culto Gattaca, che negli anni ’90 immaginava una società divisa tra individui geneticamente “puri” e “imperfetti”. Nella visione di Armstrong, la combinazione di screening genetico ed editing embrionale potrebbe “accelerare l’evoluzione”, ma il linguaggio e le analogie evocano più un futuro da fantascienza distopica che un progetto medico realistico.
Durante un evento ospitato a Manhattan dall’economista Nouriel Roubini, il filosofo Jonathan Anomaly, consulente della startup Herasight, ha difeso apertamente l’idea di un’“eugenetica volontaria”. Nel 2018 aveva scritto che gli esseri umani dovrebbero fare scelte riproduttive che “producano persone future capaci di prosperare”.
Durante l’evento, stando al Wall Street Journal avrebbe mostrato l’immagine di una camera a gas nazista usata per uccidere persone con disabilità, spiegando che l’obiettivo di Herasight è “moralmente un modello completamente diverso dalla peggiore forma di eugenetica coercitiva promossa dallo Stato”.
Ha però aggiunto che diverse generazioni di selezione degli embrioni più “ottimali” potrebbero determinare trasformazioni profonde nella società. Col tempo, ha detto, potrebbe emergere “una differenza marcata in termini di intelligenza tra i geneticamente potenziati e i non potenziati”.
Un giorno, ha ipotizzato, “chi sceglierà embrioni con intelligenza più elevata potrebbe provare compassione per chi lascerà i propri figli non migliorati”. E ha concluso senza esitazioni: “Ci sarà disuguaglianza.”
Roubini, contattato via email, ha commentato di avere “seri dubbi e preoccupazioni” riguardo allo screening poligenico e, pur avendo co-organizzato l’incontro, ha precisato di non condividere tutte le affermazioni di Anomaly. Il cui cognome, aggiungiamo noi, s’è cambiato quand’era studente al college.
Il futuro a due velocità della genetica
Il rischio inizia a essere evidente: una medicina nata per prevenire le malattie rare potrebbe trasformarsi in uno strumento di disuguaglianza genetica, riservato a chi può permetterselo. Oggi un trattamento di editing approvato per adulti, come quello per l’anemia falciforme, costa 2,2 milioni di dollari. È difficile immaginare che l’editing embrionale possa diventare accessibile su larga scala, sebbene Preventiva affermi che “un giorno” scenderà attorno ai 2.000 dollari.
La corsa della Silicon Valley a plasmare la biologia umana somiglia sempre più a quella per la supremazia nell’intelligenza artificiale: gli stessi capitali, gli stessi protagonisti e la stessa logica del “muoviti in fretta e rompi tutto”. Solo che, questa volta, l’esperimento riguarda il genoma umano.
“La scienza osserverà se davvero la tecnologia giustificherà il passo successivo”, ha ammonito Jennifer Doudna. Il rischio è che, nel frattempo, la società si accorga troppo tardi che qualcuno ha già iniziato a farlo.
Fonte: Wall Street Journal


