Niantic vende Pokémon Go a Scopely per $3,5 miliardi

da | 12 Mar 2025 | Business, Videogames

Tempo di lettura: 3 minuti

Il settore videoludico sta vivendo da tempo un periodo di trasformazioni profonde, e l’ultima notizia riguardante Niantic solleva ulteriori interrogativi sulla tenuta del mercato.

La società che ha dato vita al fenomeno Pokémon Go ha infatti annunciato la vendita della sua divisione gaming a Scopely per 3,5 miliardi di dollari. È la conferma di un settore in difficoltà?

La cessione a Scopely

Scopely, colosso del mobile gaming noto per titoli di successo come MONOPOLY GO! e Stumble Guys, ha siglato un accordo per acquisire l’intero portafoglio di giochi di Niantic.

La transazione prevede anche un’iniezione di liquidità da parte di Niantic, che aggiungerà 350 milioni di dollari, portando il valore totale dell’operazione a 3,85 miliardi di dollari per i suoi azionisti.

Nel pacchetto rientrano titoli come Pokémon Go, che ancora oggi conta oltre 20 milioni di giocatori attivi settimanali, Pikmin Bloom, Monster Hunter Now e le piattaforme di community Campfire e Wayfarer.

“Scopely si è sempre concentrata sulla coltivazione di comunità significative attraverso un amore condiviso per il gioco e l’organizzazione di giochi Niantic è una delle migliori al mondo in questo sforzo. […] Non vediamo l’ora di accelerare ulteriormente la creatività del team attraverso la nostra partnership”, ha affermato Tim O’Brien, Chief Revenue Officer e membro del consiglio di amministrazione di Scopely.

“Pochi giochi al mondo hanno raggiunto la portata e la longevità di Pokémon GO, che ha raggiunto oltre 100 milioni di giocatori solo l’anno scorso. […] Dopo aver trascorso del tempo con il team di Niantic, è diventato subito chiaro che questa organizzazione condivide la nostra inclinazione a creare risultati leader del settore ed esperienze di gioco eccezionali. Ci aspettiamo un futuro luminoso”.

“Scopely condivide la nostra attenzione sulla creazione e gestione di incredibili servizi live, ha un’esperienza eccezionale nel lavorare con le proprietà intellettuali più grandi e amate al mondo e si preoccupa profondamente delle sue comunità di giocatori e dei team di creazione di giochi”, ha fatto eco John Hanke, fondatore e CEO di Niantic. “Credo fermamente che questa partnership sia fantastica per i nostri giocatori e sia il modo migliore per garantire che i nostri giochi abbiano il supporto a lungo termine”.

Cosa resta a Niantic

Non tutti i giochi passeranno però a Scopely: Ingress Prime, la versione aggiornata del primo titolo di Niantic, e il simulatore di animali virtuali Peridot rimarranno sotto il controllo della casa madre.

La cessione segna un cambio di rotta per Niantic, che abbandona il gaming per concentrarsi su un nuovo progetto. L’azienda guidata da John Hanke ha infatti annunciato la nascita di Niantic Spatial, una nuova realtà dedicata alla costruzione di mappe 3D del mondo reale.

Per finanziare il progetto, riceverà un investimento di 250 milioni di dollari, di cui 200 milioni da Niantic e 50 milioni da Scopely.

Nel frattempo, il personale coinvolto nello sviluppo dei giochi di Niantic passerà a Scopely, che potrà così integrare nei propri team professionisti con esperienza nel settore della realtà aumentata. Attualmente l’azienda conta 2.300 dipendenti.

“I giochi di Niantic hanno sempre rappresentato un ponte per connettere le persone e ispirare l’esplorazione, e sono certo che continueranno a farlo come parte di Scopely”, ha dichiarato Hanke.

Il futuro con Scaniverse

Guardando al futuro, Niantic si concentrerà sulla raccolta di dati relativi a località reali e sullo sviluppo di tecnologie geospaziali.

Lo scorso anno ha aggiornato la sua app Scaniverse, permettendo agli utenti di creare modelli di oggetti reali e fornire i dati agli sviluppatori.

Nel novembre 2023, la società ha dichiarato di voler costruire un ampio modello geospaziale basato sul machine learning, in grado di “comprendere una scena e collegarla a milioni di altre scene a livello globale”.

Un settore in difficoltà?

L’operazione conferma un trend ormai evidente nel gaming: poche aziende riescono a mantenere il successo nel tempo, mentre molte altre faticano a trovare un modello sostenibile.

La stessa Niantic, dopo il boom iniziale di Pokémon Go, non è mai riuscita a replicarne l’exploit con altri giochi, e negli ultimi anni ha dovuto affrontare una serie di battute d’arresto.

L’aumento dei contenuti a pagamento ha generato malcontento tra i giocatori, mentre la concorrenza nel mobile gaming si è fatta sempre più spietata.

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Non è un caso che, dopo la pandemia, Niantic abbia cancellato diversi progetti tra cui giochi dedicati alla NBA, a Harry Potter e alla Marvel, accompagnati da una serie di licenziamenti.

La vendita di Pokémon Go non segna dunque la fine del gaming ma conferma la polarizzazione del mercato: da un lato troviamo pochi colossi in grado di sostenere i costi crescenti dello sviluppo; dall’altro abbiamo aziende che faticano a trovare la giusta formula per garantire la sostenibilità economica.

Una cosa pare certa: la realtà aumentata nel gaming, tanto cara a Niantic, sembra aver incontrato il suo limite.

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