L’ultima puntata è andata in onda ieri, quando il ministero del Commercio cinese ha alzato di nuovo il livello dello scontro su Nexperia, sostenendo che i “nuovi conflitti” tra la sede olandese e la divisione cinese del gruppo potrebbero creare nuovi problemi nella filiera dei semiconduttori.
L’avvertimento di Pechino è arrivato dopo che il ramo cinese di Nexperia ha accusato il quartier generale nei Paesi Bassi di aver disattivato account e accessi informatici per i dipendenti in Cina, con possibili ripercussioni operative. La sede olandese non nega ma contesta che il danno abbia compromesso in modo sostanziale la produzione nello stabilimento del Guangdong.
Detta così, la vicenda potrebbe sembrare una lite interna a un gruppo industriale. In realtà è da tempo qualcosa di molto diverso.
Nexperia, azienda olandese specializzata in componenti fondamentali per moltissimi sistemi elettronici, comprese le automobili, è diventata infatti uno dei punti in cui si incrociano la diffidenza occidentale verso il controllo cinese di asset tecnologici sensibili, e la fragilità delle catene di fornitura industriali.
Nexperia, un dossier aperto da anni
Già nel novembre 2022 il Regno Unito aveva ordinato a Nexperia, società olandese controllata dal gruppo cinese Wingtech, di vendere almeno l’86% della sua partecipazione in Newport Wafer Fab, una fabbrica di semiconduttori in Galles, per motivi di sicurezza nazionale.
Due anni più tardi, nel dicembre 2024, gli Stati Uniti hanno inserito Wingtech, la capogruppo cinese di Nexperia, nella Entity List, una lista nera commerciale che rende molto più difficile ricevere tecnologia americana.
All’epoca Nexperia precisò che quelle restrizioni non si applicavano direttamente né all’azienda né alle sue controllate, ma che avrebbe comunque rispettato i vincoli nei rapporti con Wingtech. La situazione è però cambiata nel 2025, quando nuove regole americane hanno esteso i controlli anche alle società possedute almeno al 50% da entità già presenti nella Entity List.
Il salto di qualità è arrivato però il 30 settembre 2025, quando il governo olandese è intervenuto direttamente su Nexperia sostenendo di temere un trasferimento di tecnologia e capacità industriale europee verso la Cina, in particolare verso strutture legate a Wingtech.
Reuters ha ricostruito che all’Aia c’era il timore che l’azienda venisse progressivamente svuotata a vantaggio delle attività cinesi. Pochi giorni dopo, il 4 ottobre, Pechino ha reagito bloccando l’export dei chip Nexperia prodotti in Cina.
Un passaggio tutt’altro che marginale, perché circa il 70% dei chip Nexperia veniva prodotto in Cina prima della distribuzione e quei componenti finiscono nelle filiere automobilistiche internazionali.
Da contesa societaria a frattura geopolitica
Da quel momento la crisi si è allargata su più piani. La divisione cinese ha rivendicato una propria autonomia, arrivando a dichiarare che i dipendenti in Cina dovevano rispondere soltanto alla struttura locale e potevano rifiutare istruzioni esterne non approvate in loco.
Intanto i tribunali olandesi sono entrati nella partita: il 7 ottobre è stato sospeso Zhang Xuezheng, fondatore di Wingtech, dalla carica di CEO di Nexperia, mentre in seguito le quote di Wingtech sono state trasferite a un avvocato olandese. Nel frattempo la sede europea ha sospeso la fornitura di wafer allo stabilimento cinese del Guangdong e la parte cinese ha cercato fornitori alternativi.
Anche i tentativi di mediazione promossi da Pechino, L’Aia e Bruxelles hanno prodotto pochi risultati. A novembre i Paesi Bassi hanno sospeso il loro intervento nel tentativo di riaprire il dialogo con la Cina, ma Wingtech ha continuato a chiedere il pieno ripristino del proprio controllo sulla società.
In questo quadro, l’ultima escalation sugli accessi informatici non è un episodio isolato ma l’ennesimo segnale di una separazione sempre più marcata tra il centro europeo del gruppo e il suo ramo cinese. Ed è proprio qui che Nexperia diventa interessante anche al di là del settore.
Non perché sia un colosso paragonabile a Nvidia o TSMC, ma perché opera in un segmento meno visibile eppure molto importante: quello dei componenti usati in quantità enormi nell’elettronica industriale e nell’automotive. È il genere di azienda che raramente finisce nei titoli, fino a quando la sua posizione nella filiera non diventa improvvisamente un problema politico.
Il caso che racconta l’Europa di oggi
La domanda che accompagna tutta la vicenda è se l’Olanda si sia mossa per propria iniziativa o anche per rispondere alle pressioni americane.
Le prove pubbliche non consentono di dire in modo netto che L’Aia abbia agito soltanto per compiacere Washington. Ma Reuters ha riferito che nei documenti emersi in tribunale, compare anche un incontro del 12 giugno 2025 tra funzionari del Dipartimento del Commercio americano e del ministero degli Esteri olandese, nel quale si discuteva proprio della necessità di rimuovere il CEO cinese dell’azienda per facilitare i rapporti con gli Stati Uniti sul fronte dei controlli all’export.
Il governo olandese ha negato pubblicamente di aver agito sotto pressione americana ma il quadro che emerge è quello di una decisione maturata in un contesto di crescente attivismo statunitense.
È per questo che Nexperia conta più di quanto suggerisca la sua notorietà presso il grande pubblico. Il caso racconta un’Europa che non vuole dipendere troppo dalla Cina nelle tecnologie critiche, ma che allo stesso tempo non può più contare sugli Stati Uniti con la serenità del passato.
In mezzo ci sono i semiconduttori, simbolo ormai del potere industriale contemporaneo. E quando una società come Nexperia entra in collisione con governi, tribunali e catene di fornitura, la tecnologia smette di essere solo industria e diventa, una volta di più, la cartina di tornasole della geopolitica.
Fonte: Reuters


