Il progresso nell’ambito delle neuroscienze potrebbe aver raggiunto un traguardo significativo grazie agli sforzi di Neuralink, l’azienda cofondata da Elon Musk. L’altro ieri, infatti, l’eccentrico miliardario sudafricano ha rivelato che il primo paziente umano a ricevere l’innovativo chip cerebrale dell’azienda ha acquisito la capacità di controllare il cursore di un mouse semplicemente attraverso il pensiero.
Per la precisione, Musk ha così dichiarato durante un evento su X: “I progressi sono buoni e il paziente sembra essersi completamente ripreso, senza effetti collaterali di cui siamo a conoscenza. Il paziente è in grado di muovere un mouse sullo schermo semplicemente pensando”. Parole, queste, che sottolineano l’importanza dell’avanzamento tecnologico e il potenziale impatto sulla qualità della vita delle persone affette da disabilità.
Tuttavia, la divulgazione delle informazioni da parte di Neuralink ha sollevato alcune preoccupazioni etiche. Arthur Caplan, professore di bioetica, e Jonathan Moreno, professore di etica medica, hanno espresso dubbi sulla metodologia dell’azienda. In un saggio pubblicato dal Centro Hastings, hanno affermato: “La scienza tramite comunicato stampa, sebbene sempre più comune, non è scienza. Quando la persona che paga per un esperimento umano, con un enorme interesse finanziario nel risultato, è l’unica fonte di informazione, gli standard etici di base non vengono rispettati”.
Le persone “dovrebbero continuare a essere scettiche sulla sicurezza e la funzionalità di qualsiasi dispositivo prodotto da Neuralink”, aveva già affermato il Comitato dei Medici per la Medicina Responsabile, un’organizzazione no-profit, dopo l’annuncio del mese scorso del primo impianto. “Il Comitato dei Medici continua a sollecitare Elon Musk e Neuralink a passare allo sviluppo di un’interfaccia cervello-computer non invasiva. Altri ricercatori hanno già fatto progressi per migliorare la salute dei pazienti utilizzando metodi non invasivi, che non comportano il rischio di complicazioni chirurgiche, infezioni o ulteriori operazioni per riparare impianti malfunzionanti”.
Neuralink lo scorso maggio ha annunciato di aver ricevuto l’approvazione della FDA per gli studi clinici, dopo un precedente rifiuto dovuto ad alcune preoccupazioni sulla sicurezza dei pazienti. A settembre, invece, l’azienda ha detto di stare reclutando volontari, in particolare persone con quadriplegia a causa di lesioni al midollo spinale cervicale o sclerosi laterale amiotrofica.
Neuralink ha affermato che la prima sperimentazione clinica umana per PRIME (Precise Robotically Implanted Brain-Computer Interface) valuterà la sicurezza del suo impianto e del robot chirurgico, e anche che “valuterà la funzionalità iniziale del nostro BCI [interfaccia cervello-computer] per consentire alle persone con paralisi di controllare dispositivi esterni con i loro pensieri”. Nonostante le critiche, quindi, la ricerca di Neuralink continua. Con quali risultati, lo scopriremo alla prossima puntata di quella serie TV di science-fiction che è ormai diventata la vita di Elon Musk.


