Con una decisione che desta ben poco stupore, NASA ha annunciato la chiusura del suo Office of the Chief Scientist, una decisione che segna la fine di un ruolo chiave per il coordinamento delle attività scientifiche dell’agenzia.
L’eliminazione dell’ufficio rientra in un’ondata di tagli che coinvolge anche altri due dipartimenti strategici: l’Office of Technology, Policy, and Strategy e l’ufficio che coordinava gli sforzi per la diversità, l’equità, l’inclusione e l’accessibilità (DEIA).
Complessivamente, saranno eliminate circa due dozzine di posizioni, in linea con una “riduzione della forza lavoro” imposta dalla Casa Bianca.
Perché non ci stupiamo
L’ufficio del Chief Scientist esisteva dagli anni ’80, anche se in passato la posizione è rimasta vacante per lunghi periodi. Fungeva da punto di riferimento per la comunità scientifica e da interlocutore diretto dell’amministratore della NASA, garantendo che la scienza rimanesse una priorità all’interno dell’agenzia.
La Chief Scientist, Katharine Calvin, nominata dall’amministrazione Biden, è una delle figure colpite da questa riorganizzazione. Ha ricoperto il ruolo di consulente senior, fornendo raccomandazioni per i programmi scientifici, tecnologici e infrastrutturali correlati al clima. Un tema che, come sappiamo, è ben poco caro a Trump.
Recentemente, le è anche stato impedito di partecipare a un incontro dell’IPCC in Cina, nonostante il suo ruolo di co-leader nella prossima grande valutazione globale sul clima, un episodio che aveva già sollevato dubbi sulle nuove priorità dell’agenzia.
L’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), lo ricordiamo, è un organismo delle Nazioni Unite incaricato di valutare la scienza relativa al cambiamento climatico.
Ugualmente prevedibile anche il destino dell’ufficio che coordinava la strategia DEIA all’interno della NASA: l’amministrazione di Donald Trump aveva infatti già dichiarato l’intenzione di eliminare simili programmi in tutta la pubblica amministrazione.
L’eliminazione dell’Office of Technology, Policy, and Strategy, istituito nel 2021, colpisce invece un dipartimento che forniva analisi rapide e supporto decisionale all’amministratore dell’agenzia.
L’avviso della NASA
Le decisioni hanno suscitato preoccupazione all’interno dell’agenzia spaziale americana.
Janet Petro, amministratore ad interim, ha riconosciuto l’impatto dei tagli sul personale ma ha invitato a vedere la situazione come un’opportunità per “rimodellare la nostra forza lavoro, garantendo il rispetto dei nostri obblighi statutari e fornendo ai cittadini americani un’agenzia efficiente ed efficace.”
Le preoccupazioni più grandi riguardano però il futuro della scienza all’interno della NASA. Circolano infatti voci secondo cui la prossima proposta di bilancio della Casa Bianca potrebbe prevedere un drastico dimezzamento dei fondi destinati alla ricerca scientifica.
Un simile scenario, secondo la Planetary Society, “sarebbe niente di meno che un evento di estinzione per la scienza spaziale e l’esplorazione negli Stati Uniti”.
Il Congresso potrebbe però opporsi a un taglio di tale portata, con una resistenza bipartisan che potrebbe rallentare o bloccare la misura. Ma è chiaro che se questo scenario si concretizzasse, NASA potrebbe affidarsi di più a operatori privati per compensare la riduzione delle proprie capacità scientifiche.
E aziende come SpaceX di Elon Musk, Blue Origin di Jeff Bezos e Northrop Grumman non aspettano altro.


