La missione OSIRIS-REx, parte del Programma New Frontiers di NASA, è stata lanciata l’8 settembre 2016 con l’obiettivo principale di raccogliere un campione di almeno 60 grammi dall’asteroide 101955 Bennu. Dopo più di due anni di viaggio, la sonda ha raggiunto l’asteroide il 3 dicembre 2018, avviando una mappatura dettagliata della superficie durata 505 giorni, necessaria a determinare il punto dell’atterraggio.
Il 20 ottobre 2020, OSIRIS-REx ha infine raccolto campioni di regolite dall’asteroide tramite un braccio robotico, senza atterrare. Il ritorno della sonda sulla Terra è avvenuto con successo il 24 settembre 2023, con l’atterraggio nello Utah di una capsula contenente il campione.
Il costo totale della missione, stando a Wikipedia, è stato di circa 800 milioni di dollari, cui aggiungere il costo del lanciatore Atlas V, di circa 183,5 milioni di dollari. Stando ad altre fonti, il costo complessivo dell’operazione sarebbe invece di 1,2 miliardi di dollari. Comunque sia, qualche giorno fa NASA ha finalmente mostrato al mondo il risultato di questa particolare missione spaziale, un “modesto” un campione di 121 grammi di asteroide.
Questo piccolo pezzo di cosmo, che starebbe dentro una scatoletta di tonno, rappresenta dunque il frutto di un lavoro titanico, che ha visto la collaborazione tra il Goddard Space Flight Center della NASA, l’Università dell’Arizona e Lockheed Martin.
Paragonato a oggetti quotidiani, il campione potrebbe sembrare irrisorio, tuttavia la sua importanza scientifica è notevole. Supera infatti di 20 volte il materiale asteroidale riportato in precedenza sulla Terra da delle missioni giapponesi e, dicono gli scienziati, dovrebbe darci preziose informazioni sull’origine della vita e sulle condizioni primordiali del nostro Sistema Solare.
Nonostante le dimensioni ridotte, il campione ha poi superato di gran lunga il requisito minimo di 60 grammi stabilito per la missione, marcando un successo storico per OSIRIS-REx e per la ricerca spaziale. Accedere al contenuto del campione ha però richiesto molta pazienza: il container è stato aperto solo a gennaio, a causa di difficoltà tecniche incontrate dai tecnici del Johnson Space Center di Houston. Le clip che tenevano chiuso il contenitore, si erano infatti bloccate. Ora, parte del materiale sarà distribuito per studi approfonditi a un consorzio internazionale di oltre 200 scienziati, inclusi ricercatori statunitensi, giapponesi e canadesi.
NASA, guardando al futuro, ha deciso di conservare circa il 70% del campione per ricerche future. Ha poi approvato un’estensione della missione per studiare l’asteroide 99942 Apophis a partire dal 2029, quando passerà nelle vicinanze della Terra.


