Ieri notte, nel fare il consueto giro dei social prima di addormentarci, ci siamo imbattuti in una news che ci è sembrata paradossale.
Suni Williams e Butch Wilmore, i due astronauti passati alla storia per essere rimasti bloccati oltre nove mesi sulla ISS, sono tornati sulla Terra. Ma la loro odissea cosmica gli sarebbe valsa ben cinque dollari al giorno.
Ci siamo quindi addormentati ripromettendoci di cercare conferma a questa notizia e l’abbiamo appena trovata nel New York Times. Loro però, a quanto pare, sono contenti così.
Williams e Wilmore: dipendenti in trasferta
“Questo è il mio luogo felice”, ha detto Suni Williams mentre fluttuava allegramente in orbita, dopo mesi trascorsi sulla Stazione Spaziale Internazionale.
Un’allegria che fa quasi dimenticare che, per quell’estensione di ben 286 giorni della missione originaria, non lei né il collega Butch Wilmore riceveranno un dollaro in più.
Secondo le regole della NASA, infatti, gli astronauti sono trattati come qualunque altro dipendente federale in trasferta.
E poco importa se la trasferta in questione si trova a 400 chilometri di altitudine, richiede muscoli d’acciaio, nervi saldi e una certa tolleranza per liofilizzati e camere pressurizzate: niente straordinari, niente bonus festivi, niente extra per i weekend.
In cambio, come dicevamo, i due riceveranno una sontuosa diaria di… cinque dollari al giorno. Per un totale di 1.430 dollari, ci auguriamo almeno tutti assieme e non dilazionati.
Questa cifra, messa accanto allo stipendio base (che per un astronauta come Wilmore o Williams si aggira intorno ai 152.258 dollari l’anno), risulta alquanto simbolica.
Metti una mancia nello spazio…
Ma a cosa servirebbero questi cinque dollari al giorno? Bella domanda. Secondo la General Services Administration, si tratterebbe di una copertura forfettaria per “spese accessorie” come mance a facchini, addetti ai bagagli, personale d’hotel o di bordo.
Tutte figure che, com’è noto, popolano numerose la ISS.
Chi volesse addossare la situazione ai recenti tagli imposti alla NASA, si legga sopra, sappia però che c’è un precedente. Ci riferiamo al veterano Clayton Anderson, che nel 2007 trascorse 152 giorni in orbita e portò a casa una diaria da 1,20 dollari al giorno, per un totale di 172 dollari.
“Essere un astronauta è stato il lavoro dei miei sogni”, ha scritto nel 2022. “Ma è un lavoro governativo con una paga governativa. Avrei guadagnato MOLTO di più con il rimborso chilometrico.”
Il viaggio di Suni Williams e Butch Wilmore si è dunque concluso con un felice ammaraggio al largo della Florida.
Il ritorno sulla Terra, però, lascia il retrogusto del paradosso burocratico: anche se sei un astronauta, anche se resti bloccato in orbita nove mesi per colpa di una navetta difettosa, il massimo che ti spetta è una simbolica pacca sulla spalla.
Non che Williams e Wilmore si siano lamentati. Lei, come scrivevamo, era felice. Lui, pare, anche.
Evidentemente, l’amore per lo spazio è più forte di ogni altra considerazione.


