L’8 aprile ci sarà un’eclissi solare totale, che sarà visibile su alcune zone del Nord America. In previsione, NASA ha in programma il lancio di tre razzi direttamente nella zona oscurata del cielo, per studiare l’impatto di questo evento sulla nostra atmosfera.
I razzi verranno lanciati rispettivamente 45 minuti prima, durante e 45 minuti dopo l’eclissi. L’obiettivo è raccogliere dati sulle turbolenze generate dall’eclissi totale nella ionosfera, uno degli strati più elevati di cui si compone l’atmosfera.
Aroh Barjatya, professore di fisica ingegneristica all’Università Aeronautica Embry-Riddle, e a capo della missione, ha spiegato che la ionosfera è una regione carica elettricamente che gioca un ruolo cruciale nel riflettere e rifrangere i segnali radio, oltre a influenzare le comunicazioni satellitari. “Comprendere l’ionosfera e sviluppare modelli predittivi per i suoi disturbi è essenziale per assicurare il corretto funzionamento del nostro mondo sempre più dipendente dalle comunicazioni”, ha affermato.
L’eclissi solare induce nella ionosfera variazioni drastiche in pochi minuti: questo strato, che si estende da circa 80 a 480 chilometri sopra il suolo, passa infatti rapidamente da una condizione di calore dovuta all’intensa esposizione alle radiazioni ultraviolette, a un brusco calo di energia, cui poco dopo segue nuovamente un bombardamento di luce.
Questo processo è in qualche modo simile al ciclo giorno-notte. Durante il giorno, le radiazioni ultraviolette del sole ionizzano le particelle atmosferiche, che perdono i loro elettroni. Di notte, queste recuperano i loro elettroni e tornano a uno stato elettricamente neutro.
Tuttavia, durante un’eclissi questo ciclo è notevolmente accelerato, generando onde nella ionosfera che possono perturbare le comunicazioni radio e satellitari. Per decifrare la situazione che si viene a generare è dunque necessario che gli scienziati osservino da vicino gli eventi in alta quota.
I tre razzi saranno lanciati dal Wallops Flight Facility della NASA in Virginia, raggiungendo un’altezza massima di 420 chilometri. Lì misureranno la densità di particelle cariche e neutre. “Ogni razzo rilascerà quattro strumenti secondari, grandi quanto una bottiglia da due litri, per raccogliere dati identici. Ciò equivarrà praticamente al lancio di quindici razzi, invece di tre”, ha detto Barjatya.
La scelta dei razzi anziché dei satelliti deriva dalla necessità di effettuare osservazioni precise in una finestra temporale ristretta, il che può essere garantito dai satelliti, in costante rotazione attorno alla Terra.
Gli scienziati di NASA potranno contare anche su osservazioni da terra, effettuate in diversi osservatori negli Stati Uniti. Con questo ampio set di dati, si spera di “illuminare” gli effetti dell’improvviso buio atmosferico. “Siamo molto entusiasti all’idea di utilizzare i razzi durante l’eclissi totale per verificare se le perturbazioni si manifestino alla stessa quota e se la loro intensità e dimensione rimangono invariate”, ha concluso Barjatya.


