Apparentemente Satya Nadella non è salito sul banco dei testimoni per difendere Sam Altman (e i suoi investimenti), quanto per dire che non ha mai capito perché fosse stato licenziato da OpenAI nel tentato ‘golpe’ di tre anni fa.
Il CEO di Microsoft ha aperto ieri la sua deposizione nel processo Musk contro OpenAI (di cui abbiamo già raccontato le ‘puntate’ precedenti), con una valutazione senza appello sul consiglio di amministrazione che nel novembre 2023 orchestrò la rimozione di Altman. “Roba da dilettanti, per quanto mi riguarda”. Ogni volta che aveva chiesto una spiegazione precisa, ha dichiarato, non aveva ricevuto risposta.
Il consiglio aveva motivato il licenziamento con la mancanza di “trasparenza costante” da parte del CEO. È una condizione che Nadella, interrogato dall’avvocato di Musk, Steven Molo, ha riconosciuto come sufficiente per giustificare la rimozione di un amministratore delegato. Ma tra il riconoscere il principio e il trovarlo applicato correttamente, per il CEO di Microsoft evidentemente c’è una differenza.
Il quadro che emerge dalla deposizione di Nadella è quello di un investitore di peso che in quel weekend di novembre si è trovato davanti a un fatto compiuto senza ricevere alcuna informazione.
Nadella: “Non voglio diventare IBM”
La deposizione di Nadella ha anche rivelato qualcosa di più interessante: la preoccupazioni strategiche di Microsoft nei confronti di OpenAI. Nel 2022, in vista di un investimento da 10 miliardi di dollari, il CEO aveva scritto ai suoi dirigenti per capire come “continuare la partnership in modo più allineato”. In quell’email c’era una frase che merita un approfondimento: “Non voglio essere IBM mentre OpenAI diventa Microsoft.”
Il riferimento è agli anni Ottanta, quando IBM affidò a una giovane Microsoft lo sviluppo del sistema operativo per i suoi personal computer. Il risultato fu che Microsoft diventò il sistema nervoso del settore, mentre IBM finì per dipendere da essa. Nadella, comprensibilmente, non voleva lo stesso risultato.
Pochi mesi dopo, in un’altra email alla CFO Amy Hood, il tono si era fatto ancora più esplicito: “Al momento ci limitiamo a fare da tramite tra Nvidia e OpenAI, mentre la proprietà intellettuale resta tutta nelle loro mani. Spendere cifre di questa portata senza il controllo del nostro destino non ha senso.”
Da quel momento Microsoft ha sistematicamente lavorato per ridurre la sua dipendenza da Altman, stringendo nuovi accordi con OpenAI per ristrutturare la relazione e investendo in capacità proprie. Oggi detiene circa il 27% della società.
Dal marketing agli affari
La traiettoria degli investimenti di Microsoft in OpenAI (1 miliardo nel 2019, 2 nel 2021, 10 nel 2023), racconta anche una storia di cambio di prospettiva. Agli inizi, l’accesso scontato al cloud offerto a OpenAI era contabilizzato come spesa promozionale. Poi i costi di calcolo sono cresciuti e con essi la posta in gioco.
“Non eravamo più a nostro agio nel considerarla una spesa di marketing”, ha detto Nadella. Molo gli ha chiesto se era arrivato il momento del “basta beneficenza, passiamo agli affari.” Nadella ha risposto: “Sì.”
L’investimento, ha ammesso il CEO, “è andato molto, molto, molto bene per Microsoft.” Alla domanda sul perché, la risposta è stata senza esitazioni: “Perché eravamo gli unici ad aver corso il rischio”.
La 52 pagine di Sutskever
Se Nadella ha offerto la prospettiva dell’investitore esterno, Ilya Sutskever ha portato in aula quella di chi stava dentro. L’ex chief scientist di OpenAI, il ricercatore che più di ogni altro ha contribuito allo sviluppo dei modelli GPT, ha testimoniato di aver trascorso circa un anno a raccogliere prove della disonestà di Sam Altman, su richiesta del consiglio.
Il documento che ne è risultato contava 52 pagine. Il comportamento di Altman, ha detto, includeva il “sabotaggio e il fomentare conflitti tra i dirigenti l’uno contro l’altro”. Ne aveva discusso a lungo con l’allora CTO Mira Murati e la conclusione era che la condotta di Altman era “incompatibile con qualsiasi grande obiettivo”, incluso quello di sviluppare un’AGI sicura.
Sutskever ha confermato di aver orchestrato il licenziamento di novembre 2023 e di essersene pentito in seguito. Preoccupato che l’azienda potesse collassare, aveva votato per il reintegro di Altman.
Ha lasciato OpenAI nel maggio 2024 e oggi guida Safe Superintelligence, la startup che ha fondato con l’obiettivo dichiarato di sviluppare un’IA sicura senza le distrazioni commerciali di una grande azienda. SSI vale oggi 32 miliardi di dollari mentre la quota personale di Sutskever in OpenAI, nel frattempo, è salita a 7 miliardi.
La mancata fusione con Anthropic
L’affermazione più interessante della giornata è arrivata quasi in chiusura. Sutskever ha confermato una voce nota negli ambienti, secondo cui nei giorni immediatamente successivi al licenziamento di Altman, i membri rimasti del consiglio di OpenAI avevano incontrato Anthropic per discutere di una possibile fusione che avrebbe portato il creatore di Claude ad assumere la guida di OpenAI.
Ma Sutskever non era entusiasta: “Avrebbe ucciso un sogno”, ha detto. La fusione non avvenne, Altman fu reintegrato e ora il processo si prepara alla deposizione di Altman.
Fonti: Reuters, Financial Times


