Musk valuta la madre di tutte le fusioni: SpaceX con Tesla o xAI

da | 30 Gen 2026 | Aerospace, Automotive, Business, IA

Riassunto IA
  • SpaceX sta valutando una fusione con Tesla o con xAI.
  • L’operazione creerebbe un conglomerato verticalmente integrato da oltre 3.000 miliardi, con applicazioni che vanno dai data center spaziali ai contratti con il Pentagono.
  • Musk ha già consolidato le sue aziende in passato: nel 2016 Tesla acquisì SolarCity, l’anno scorso X è stata fusa in xAI.
Tempo di lettura: 3 minuti

Musk starebbe valutando una fusione di SpaceX con Tesla o, in alternativa, con xAI. La notizia, riportata da Bloomberg e Reuters sulla base di fonti anonime, delinea uno scenario che non ha precedenti nella storia dell’industria tecnologica: un conglomerato che unirebbe razzi spaziali, satelliti per le telecomunicazioni, veicoli elettrici, sistemi di accumulo energetico, robot umanoidi e intelligenza artificiale sotto un unico tetto.

Le valutazioni combinate supererebbero i 3.000 miliardi di dollari. Nessuna decisione è stata presa, i dettagli potrebbero cambiare e le aziende potrebbero restare separate, precisano le fonti. Ma il solo fatto che l’ipotesi circoli segnala dove punta l’ambizione di Elon Musk.

La logica industriale dietro l’operazione

Le aziende di Musk non sono compartimenti stagni: si integrano secondo una visione che il miliardario va delineando da tempo. A Davos, la settimana scorsa, ha dichiarato: “Il posto meno costoso dove mettere l’IA sarà lo spazio. E sarà vero entro due anni, forse tre al massimo”.

L’idea è collocare data center in orbita alimentati da energia solare, aggirando così i colli di bottiglia energetici che oggi frenano lo sviluppo dell’IA a terra. E solo i razzi Starship di SpaceX hanno oggi la capacità di carico necessaria per portare infrastrutture di quella scala nello spazio.

I due scenari di fusione servirebbero questa visione in modi diversi. Un’unione SpaceX-xAI darebbe alla startup di intelligenza artificiale accesso diretto alla capacità di calcolo dei futuri data center orbitali, accelerando l’addestramento di modelli come Grok.

Una fusione SpaceX-Tesla, invece, porterebbe in dote i sistemi di accumulo energetico necessari ad alimentare quelle infrastrutture con energia solare. Musk ha anche evocato l’ipotesi di usare Starship per trasportare i robot umanoidi Optimus di Tesla sulla Luna e su Marte.

La competizione è già aperta: Blue Origin di Jeff Bezos sta costruendo una rete dorsale di migliaia di satelliti, mentre Google lavora al Project Suncatcher per data center spaziali. Non tutti però sono convinti della fattibilità: analisti ed esperti del settore mettono in dubbio che i risparmi energetici giustifichino i costi e le complessità tecniche. E le previsioni temporali di Musk, va detto, raramente si avverano.

Il Pentagono nel pacchetto

Una fusione non rafforzerebbe solo la posizione commerciale di Musk, ma anche il suo ruolo di fornitore chiave dell’apparato militare americano.

Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha visitato questo mese la base Starbase di SpaceX in Texas, annunciando che Grok (il modello linguistico di xAI), sarà integrato nelle reti militari come parte di una “strategia di accelerazione dell’IA” per velocizzare pianificazione e processo decisionale. xAI ha già un contratto fino a 200 milioni di dollari per fornire prodotti al Pentagono.

Nel frattempo Starshield, la variante militare di Starlink, sta costruendo sotto contratto con un’agenzia di intelligence una rete di centinaia di satelliti classificati dotati di sensori per tracciare obiettivi in movimento sulla Terra.

Un conglomerato SpaceX-xAI integrerebbe capacità spaziali, di telecomunicazione e di intelligenza artificiale in un unico interlocutore per la difesa americana.

L’IPO da record e i precedenti

SpaceX punta a una quotazione in borsa con una valutazione attesa di circa 1.500 miliardi di dollari. Sarebbe la più grande IPO della storia e l’operazione attrae già l’interesse di fondi infrastrutturali e investitori sovrani mediorientali.

I legami finanziari tra le aziende di Musk intanto si infittiscono: SpaceX e Tesla hanno già investito complessivamente circa 4 miliardi di dollari in xAI. Musk del resto ha già dimostrato di non considerare invalicabili i confini tra le sue società.

Nel 2016 Tesla acquisì SolarCity, azienda di installazione di pannelli solari fondata dai cugini di Musk e di cui lui stesso era presidente. L’operazione da 2,6 miliardi fu controversa: i critici la definirono un salvataggio mascherato di un’azienda in difficoltà a beneficio della famiglia.

Nel 2022 un tribunale del Delaware respinse una causa degli azionisti che chiedevano 13 miliardi di danni, ma il caso resta un precedente da non dimenticare. L’anno scorso, infine, Musk ha fuso X in xAI con uno scambio azionario che ha dato alla startup accesso ai dati e alla distribuzione del social network.

Musk: una concentrazione di potere inaudita

Un’entità che controlla simultaneamente la logistica spaziale, le telecomunicazioni satellitari, l’automotive elettrico, l’accumulo energetico e l’intelligenza artificiale, con contratti militari e di intelligence. Parliamo di una concentrazione di potere economico e tecnologico inedita nella storia del capitalismo.

A questo si aggiunge il peso politico: Musk è stato tra i principali finanziatori della campagna di Trump e ha avuto accesso diretto all’amministrazione. Una fusione di queste dimensioni solleverebbe inevitabilmente questioni antitrust, ma dovrebbe essere valutata dalla stessa amministrazione con cui il miliardario intrattiene rapporti privilegiati.

Ross Gerber, investitore sia in Tesla che in xAI, ha riassunto la situazione con franchezza: “È come un mucchio di aziende sopravvalutate che si fondono in un unico grande pasticcio sopravvalutato gestito da Elon. Ma è una scommessa pura: vuoi investire in Elon? Eccoti servito”.

Fonti: Bloomberg, Reuters

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