Elon Musk ha dichiarato in queste ore che ritirerà la sua offerta da 97,4 miliardi di dollari per il controllo dell’ente no-profit che supervisiona OpenAI, se il consiglio di amministrazione interromperà la trasformazione dell’organizzazione in una società a scopo di lucro.
L’offerta iniziale, avanzata lunedì da un consorzio guidato dallo stesso Musk, è stata respinta immediatamente dall’amministratore delegato di OpenAI, Sam Altman, che ha liquidato la proposta con una battuta: “No grazie, ma possiamo comprare Twitter per 9,74 miliardi di dollari se vuoi”, ha scritto su X.
Il rifiuto non ha però fermato il miliardario sudafricano, che ha attaccato nuovamente OpenAI in un documento depositato presso un tribunale di San Francisco, accusando l’azienda di aver tradito la sua missione originaria.
“È ora che OpenAI torni a essere la forza positiva, open-source e focalizzata sulla sicurezza che era un tempo”, ha dichiarato Musk in una nota diffusa dal suo avvocato. “Ci assicureremo che ciò accada.”
La battaglia legale tra Musk e OpenAI
L’offerta di Musk rappresenta l’ultima mossa in una battaglia legale iniziata nel febbraio 2024, quando il magnate ha intentato una causa contro OpenAI e Sam Altman, accusandoli di aver tradito l’accordo fondativo della società dando priorità ai profitti anziché al bene comune.
Secondo Musk, la decisione di mantenere chiusa la tecnologia dell’azienda e di concentrarne il potere nelle mani di Microsoft va contro la missione iniziale di OpenAI, nata nel 2015 come ente no-profit per sviluppare intelligenza artificiale a beneficio dell’umanità.
Dopo aver ritirato senza spiegazioni la causa lo scorso giugno, Musk l’ha ripresentata due mesi dopo, aggiungendo nuove accuse di pratiche commerciali sleali.
Musk afferma anche di essere stato di fatto truffato per oltre 44 milioni di dollari. Secondo lui, OpenAI avrebbe infatti sfruttato le sue note preoccupazioni sui rischi esistenziali posti dall’intelligenza artificiale generale avanzata per convincerlo alla cospicua donazione, avvenuta tra il 2016 e il 2020.
Altman e OpenAI hanno sempre respinto le accuse, affermando che il successo dell’azienda l’ha resa un bersaglio per cause legali e che Musk attacca OpenAI solo per il rimpianto di non farne più parte.
OpenAI e Microsoft: un’alleanza sempre più stretta
Al centro della contesa c’è la trasformazione di OpenAI in una società a scopo di lucro e la sua crescente dipendenza da Microsoft.
Dopo essere stata fondata come ente benefico nel 2015, OpenAI ha creato nel 2019 una divisione for-profit per raccogliere investimenti, un passaggio che ha permesso a Microsoft di entrare nel capitale con un primo finanziamento.
Nel 2023, il colosso di Redmond ha investito altri 13 miliardi di dollari, assicurandosi una quota del 49% dei profitti della sussidiaria commerciale di OpenAI.
Ora Altman sta lavorando per completare la transizione in una società tradizionale, con l’ente no-profit che manterrebbe solo una partecipazione azionaria nella nuova struttura.
Uno dei punti più critici della trasformazione riguarda la valutazione della divisione no-profit: l’offerta di Musk stabilisce un valore estremamente alto, aprendo la possibilità che lui, o chiunque controlli l’ente, possa ottenere una quota rilevante, se non addirittura di controllo, nella futura OpenAI.


