X, la piattaforma di social media di proprietà di Elon Musk, si trova nuovamente al centro di un braccio di ferro con l’Unione Europea. Sembra, infatti, che la piattaforma avrebbe iniziato a utilizzare i dati degli utenti europei per addestrare il suo chatbot IA Grok senza chiedere il loro consenso esplicito, violando potenzialmente il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR).
Secondo Techcrunch, l’organizzazione no-profit per i diritti sulla privacy, noyb, guidata da Max Schrems, ha presentato nove reclami contro X in diversi paesi europei. Questi reclami sostengono che X non abbia una base legale valida per utilizzare i dati di circa 60 milioni di utenti europei per l’addestramento dell’IA senza il loro consenso.
L’azienda di Musk sembra basarsi sul “legittimo interesse” come base legale per questo trattamento dei dati, ma gli esperti di privacy sostengono che sia necessario ottenere il consenso degli utenti. La Commissione per la Protezione dei Dati irlandese (DPC) ha già avviato un’azione legale contro X, ma noyb ritiene che queste azioni siano insufficienti.

La situazione ricorda un caso simile con Meta, che ha sospeso un piano analogo di trattamento dei dati per l’addestramento dell’IA dopo l’intervento dei regolatori europei. X, tuttavia, ha proceduto silenziosamente con questa pratica per diverse settimane prima che la cosa fosse scoperta. Questa sarebbe l’ennesima controversa mossa di Musk, deciso di denunciare all’antitrust quegli inserzionisti di X che non vogliono più investire sulla piattaforma.
Questo caso solleva importanti questioni sulla protezione dei dati personali nell’era dell’intelligenza artificiale e sulla necessità di un consenso esplicito per l’utilizzo dei dati degli utenti in applicazioni di IA. Evidenzia anche le sfide che le aziende tecnologiche devono affrontare nel bilanciare l’innovazione con il rispetto della privacy degli utenti e la conformità alle normative europee sulla protezione dei dati.


