Nel mondo dell’intelligenza artificiale, i modelli contano. Ma contano di più i dati. Chi possiede la miglior materia prima, cioè informazioni reali, non sintetiche, ha in mano il vero vantaggio competitivo. E tra tutti gli attori in corsa, uno sembra averlo capito prima degli altri: Elon Musk.
Già nel 2022, quando ha acquisito Twitter (ora X), in molti si sono chiesti perché un imprenditore votato alle auto elettriche e ai razzi spaziali si fosse lanciato nel mondo dei social. Oggi la risposta appare più chiara. Musk si è comprato un archivio sterminato di interazioni umane spontanee, in tempo reale. Una miniera per chi deve addestrare chatbot.
Ma non si è fermato lì: sotto la presidenza Trump, si è guadagnato la guida del DOGE, acronimo di Department of Government Efficiency, e con essa l’accesso a una nuova e ben più delicata categoria di dati.
Grok nel cuore del governo: l’algoritmo tra le carte dello Stato
Secondo fonti interne citate da Reuters, il team DOGE starebbe utilizzando Grok, il chatbot sviluppato da xAI, la società fondata da Musk, per analizzare database federali contenenti informazioni sensibili.
Non si tratta di semplici test: Grok è stato spinto attivamente in agenzie come il Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS), anche senza le necessarie approvazioni formali. Funzionari DOGE avrebbero chiesto ai colleghi del DHS di usare Grok per automatizzare analisi, generare report e rispondere a quesiti operativi.
Il portavoce del DHS ha smentito che ci siano state pressioni in questo senso ma diverse fonti affermano il contrario. Il dettaglio rilevante è che Grok non era tra gli strumenti approvati dall’agenzia. Eppure veniva già utilizzato.
Da Biden a Trump, due visioni opposte sull’IA
La gestione dell’IA all’interno del DHS mostra un contrasto netto tra l’approccio normativo dell’era Biden e quello attuale.
Sotto la precedente amministrazione, l’agenzia aveva autorizzato l’uso di strumenti IA generativi come ChatGPT e Claude, ma solo per dati non riservati. Per i dati sensibili, era stato sviluppato un chatbot interno, sotto controllo completo dell’ente.
In questi giorni, dopo il sospetto che alcuni dipendenti avessero usato impropriamente strumenti esterni, l’accesso a tutti i bot commerciali è stato bloccato. Solo lo strumento interno DHSChat è ancora utilizzabile.
Non è chiaro se questo stop sia correlaro alla promozione di Grok, ma il quadro che emerge è quello di un tentativo sistematico di penetrare la macchina federale con un’IA privata, personalizzata e, soprattutto, legata a un attore economico con forti interessi nel settore.
Tra sorveglianza e vantaggio competitivo
Le implicazioni non si fermano alla raccolta dei dati. Due fonti hanno riferito che membri del team DOGE avrebbero cercato di accedere alle email di dipendenti DHS e ordinato di addestrare l’IA per individuare segnali di “disallineamento” con l’agenda politica dell’amministrazione. Un passo degno del Partito Comunista Cinese che, se confermato, solleverebbe gravi questioni legate alla sorveglianza ideologica all’interno del governo.
E non è tutto. In un’altra agenzia del Dipartimento della Difesa, una dozzina di dipendenti sarebbero stati avvisati dal proprio supervisore che le loro attività informatiche erano monitorate. Due persone direttamente coinvolte nelle conversazioni hanno confermato lo scambio, anche se non è stato possibile identificare con certezza quale strumento fosse in uso.
Il Pentagono ha risposto affermando che tutti i computer governativi sono soggetti a monitoraggio per contratto ma non ha specificato se siano stati attivati nuovi sistemi di controllo recentemente.
Dati veri, non sintetici: il vero tesoro di Musk
Mentre aziende come OpenAI e Anthropic cercano accordi con partner pubblici e privati per alimentare i propri modelli, Musk si è portato avanti. Il possesso dei dati reali (non filtrati, non sintetizzati, non mediati), rappresenta oggi l’asset più prezioso per costruire IA avanzate e competitive. Con X ha avuto accesso alla comunicazione umana informale. Con DOGE, potenzialmente, ha in mano i dati formali e sensibili delle istituzioni statunitensi.
Se davvero Grok viene alimentato da questa mole di informazioni, xAI si ritroverebbe con un vantaggio clamoroso sui rivali, che non hanno accesso a nulla di simile. Un vantaggio che solleva interrogativi inquietanti: sulla sicurezza nazionale, sulla concorrenza e, soprattutto, sul controllo di ciò che un giorno sarà alla base della privacy digitale del futuro.


