Musk denuncia i regolatori della California per pregiudizi politici

da | 17 Ott 2024 | Aerospace, Legal, Politica

Tempo di lettura: 4 minuti

Iniziamo questa news con una precisazione. La fonte è il Wall Street Journal, da decenni sinonimo di informazione di alta qualità. E lo diciamo perché i fatti che ci apprestiamo a narrare sono francamente sorprendenti. Soprattutto per quanto riguarda i virgolettati, che riporteremo pari pari.

Cominciamo con l’ovvio: Elon Musk sta facendo causa a qualcuno.

Proseguiamo con l’ancor più ovvio: nel mirino del magnate è finita, ancora una volta, la democratica (radicale) California.

Il business as usual finisce però quando realizziamo che stavolta Elon Musk non ce l’ha con Gavin Newson, col quale inevitabilmente non corre buon sangue. Bensì con Gretchen Newsom, che abbiamo controllato e non è imparentata col governatore dello “Stato del Sole”.

La causa di SpaceX

Il motivo per cui il miliardario ha intrapreso una nuova battaglia legale contro lo Stato della California, è perché l’organo regolatore locale ha rifiutato la sua richiesta di aumentare il numero di lanci di razzi SpaceX. Per motivi politici, dice lui.

La causa di 284 pagine (potete leggerla qui), depositata martedì presso il distretto centrale della California, evidenzia infatti un aspro scontro tra Musk e la California Coastal Commission, che ha respinto la richiesta della U.S. Space Force di permettere a SpaceX di effettuare fino a 50 lanci all’anno dalla base di Vandenberg, vicino a Santa Barbara.

Secondo il miliardario, la decisione della commissione è stata fortemente influenzata dalle sue dichiarazioni pubbliche e dalle sue posizioni politiche, configurando così una violazione dei suoi diritti alla libertà di parola.

In particolare, la denuncia sostiene che i regolatori abbiano ecceduto la loro autorità, punendo SpaceX per le opinioni politiche del suo fondatore.

Visto che ormai persino l’utilizzo di Starlink nelle zone disastrate dall’uragano Helene è divenuta la causa di un aspro scontro politico, strumentalizzato ad arte dagli stessi Repubblicani, verrebbe da pensare che si tratti di un’altra furbata di Elon Musk.

Ma la cosa sorprendente è che stavolta potrebbe avere ragione.

L’accusa di pregiudizio politico

La polemica si è inasprita durante un incontro pubblico della Coastal Commission, quando la commissaria Gretchen Newsom ha criticato Musk per i suoi recenti commenti sui social media, collegandoli alle elezioni presidenziali statunitensi e alla sua gestione della comunicazione riguardante l’uragano Helene.

Newsom ha attaccato duramente Musk, accusandolo di diffondere falsità e di utilizzare la piattaforma X per destabilizzare il dibattito pubblico. “Elon Musk sta attraversando il Paese, diffondendo falsità politiche e attaccando la FEMA, mentre pretende di aiutare le vittime dell’uragano offrendo l’accesso gratuito a Starlink”, ha dichiarato la Newsom.

Una breve ricerca su in rete ci informa che la California Coastal Commission è un’agenzia statale indipendente, creata nel 1972, le cui funzioni sono definite dal California Coastal Act del 1976.

I principali compiti della Commissione sono i seguenti: pianificazione e la regolamentazione dello sviluppo costiero; protezione delle risorse naturali; regolamentazione dell’accesso pubblico alla costa; monitoraggio e la gestione delle risorse idriche e delle acque marine; infine, pianificazione per affrontare l’innalzamento del livello del mare e i cambiamenti climatici.

Tra le sue mansioni, almeno stando alla nostra ricerca, non figura l’analisi delle posizioni politiche di coloro che si rivolgono ad essa, né tantomeno il controllo della loro attività sui social.

Fatto sta che alla fine la commissione ha votato contro la richiesta della Space Force con sei voti contro quattro, bloccando temporaneamente l’espansione dei lanci da Vandenberg.

Lo scontro di Elon Musk con la California

Il contenzioso legale non è un caso isolato nella tormentata relazione tra Musk e la California, uno Stato con il quale l’imprenditore ha avuto numerosi scontri in passato.

E qui la Newsom ha cioè accusato Elon Musk di promuovere un’agenda anti-California, facendo riferimento ai sussidi statali di cui SpaceX e Tesla hanno beneficiato, e alle ripetute minacce di Musk di trasferire le sue attività in Texas a causa delle rigide normative californiane.

La Newsom ha poi messo in discussione l’impegno di SpaceX per la sicurezza sul lavoro, citando diverse sanzioni ricevute dall’azienda e alcune accuse relative a incidenti avvenuti nelle sue strutture.

E fino a qui, non ci sentiamo di darle torto.

La cosa sorprendente è che poi la Newsom ha sentito il bisogno di giustificare la sua posizione adducendo le “credenze bigotte [di Elon Musk] contro le protezioni della California per la comunità transgender”.

Quello cui fa riferimento la Newsom è l’annuncio di Elon Musk, di cui abbiamo scritto, di voler trasferire le sedi di X e SpaceX in Texas, dopo che il governatore Newsom ha firmato una legge mirata a proteggere i diritti LGBTQ+ nelle scuole.

La reazione di Musk

Il voto della commissione non esclude del tutto un futuro aumento dei lanci, poiché SpaceX è un importante contractor governativo e il lancio di carichi per il Pentagono potrebbe essere considerato un’attività federale.

Tuttavia Elon Musk non ha tardato a reagire, utilizzando la sua piattaforma X per criticare aspramente i membri della Coastal Commission, chiedendo le loro dimissioni e accusandoli di avere agito illegalmente e di aver violato il Primo Emendamento.

“La Coastal Commission ha un solo compito: prendersi cura della costa della California”, ha scritto Musk, aggiungendo che le loro decisioni non dovrebbero essere influenzate dalle opinioni politiche personali.

SpaceX ha poi aggiunto: “Raramente un’agenzia governativa ha reso così chiaro che stava oltrepassando il proprio mandato per punire un’azienda per le opinioni politiche e le dichiarazioni del suo azionista e CEO”.

La causa legale contro la Coastal Commission rappresenta l’ultimo (in ordine temporale) tassello della complessa relazione tra Musk e la California, uno Stato che ha giocato un ruolo chiave nel successo delle sue aziende, ma con cui i rapporti si sono deteriorati drasticamente negli ultimi anni.

Tra accuse di censura politica, diritti civili e interessi aziendali, il caso SpaceX potrebbe avere delle ripercussioni. Non solo per la futura presenza industriale di Musk nello Stato ma anche per il corretto svolgimento della democrazia negli Stati Uniti.

Una nazione che abbiamo sempre considerato un modello, e la cui scena politica è purtroppo scaduta nella faziosità e nella partigianeria. Allo stesso livello di quella “italietta” (la minuscola è voluta) che noi per primi stigmatizziamo.

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