Tecnicamente parlando, si legge “Musk v Altman, 4:24-cv-04722”, ed è la causa depositata presso la Corte distrettuale del Nord della California (sede di Oakland, per la precisione). All’atto pratico, invece, si parla del procedimento legale da cui dipende il destino di OpenAI.
Sarà quindi un’aula di tribunale californiana a decidere le sorti della battaglia tra Elon Musk e Sam Altman sulla trasformazione di OpenAI.
La giudice federale Yvonne Gonzalez Rogers, del tribunale distrettuale di Oakland, ha infatti fissato al 16 marzo 2026 l’inizio del processo, anticipando i tempi rispetto alla consueta calendarizzazione e accogliendo parzialmente la richiesta di Musk di un giudizio accelerato.
Al centro della causa, come ormai ben sapete se frequentate TechTalking con una certa frequenza, c’è la contestata decisione di OpenAI di passare da organizzazione non profit a società a scopo di lucro con finalità pubbliche.
La sfida sulla vera ‘natura’ di OpenAI
Secondo Musk, la svolta for-profit impressa da Altman tradisce completamente la missione originaria dell’azienda, fondata nel 2015 per sviluppare intelligenze artificiali a beneficio dell’umanità.
Una missione altisonante e forse anche poco credibile, come infatti hanno dimostrato i fatti. E che a detta del magnate sudafricano sarebbe stata abbandonata nel 2019, quando OpenAI ha iniziato a ricevere consistenti investimenti da parte di Microsoft, per miliardi di dollari.
Proprio in quell’anno Musk ha lasciato il consiglio di amministrazione della società con sede a San Francisco. Da allora, sostiene, l’organizzazione è diventata sempre più simile a una big tech qualsiasi, perdendo la sua vocazione filantropica.
La corsa contro il tempo di OpenAI
Il processo potrebbe avere ricadute significative sulle scelte future del consiglio di amministrazione di OpenAI, che sta attualmente negoziando la ristrutturazione con le autorità statali di California e Delaware.
La data del processo arriva però quando questa transizione rischia di essere già conclusa. L’azienda ha infatti legato il successo della propria trasformazione a un massiccio round di finanziamento guidato da SoftBank, da 40 miliardi di dollari.
L’operazione ha portato la valutazione complessiva di OpenAI a circa 300 miliardi di dollari, quasi il doppio rispetto ai 157 miliardi stimati nell’ottobre del 2024.
Tuttavia, come abbiamo già ricordato, l’accordo con SoftBank è condizionato al completamento della ristrutturazione entro la fine del 2025: se i tempi non venissero rispettati, l’investimento da parte del fondo giapponese potrebbe essere ridotto da 30 a 20 miliardi di dollari.
Si tratta dunque di una pressione che rende ancora più urgente per OpenAI concludere il processo di transizione prima che il giudice si pronunci nel merito della causa.
Musk rilancia con xAI
Nel frattempo Elon Musk non è rimasto a guardare. Nel 2023 ha fondato una sua azienda di intelligenza artificiale, chiamata xAI, con l’intento dichiarato di “comprendere la vera natura dell’universo”.
Evidentemente, lanciare una startup che si occupa di IA provoca inevitabili manie di grandezza.
A fine marzo, Musk ha incorporato anche la piattaforma social X, creando un’unica entità chiamata XAI Holdings. Secondo Bloomberg, il nuovo gruppo avrebbe superato i 100 miliardi di dollari di valutazione, diventando così uno dei poli emergenti nel panorama dell’IA globale.
Da parte sua, OpenAI respinge tutte le accuse mosse da Musk e chiede l’archiviazione del caso. Secondo l’azienda, la causa legale è solo un tentativo del miliardario di “minare un concorrente di successo” dopo non essere riuscito a prenderne il controllo.
“Il vero obiettivo di Musk è favorire xAI”, ha scritto l’avvocatura di OpenAI nei documenti depositati in tribunale. Noi non stentiamo a crederci ma quello che conta sarà l’opinione della Gonzalez Rogers.


