Sessanta miliardi di dollari. O, in alternativa, dieci. È la struttura dell’accordo che SpaceX ha annunciato martedì con Anysphere, la società madre di Cursor: un’opzione di acquisto esercitabile entro la fine del 2026, con una penale da 10 miliardi nel caso in cui Musk decida di non procedere. È una cifra che, da sola, figurerebbe tra le più alte penali di recesso nella storia delle acquisizioni tecnologiche.
Va precisato subito che l’acquisizione non è stata completata. È invece un diritto di acquisto, accompagnato da un accordo di collaborazione già operativo. Le due aziende stanno infatti lavorando insieme, nelle parole di SpaceX, per “creare la migliore IA al mondo per la programmazione e il lavoro intellettuale”.
Cursor utilizzerà l’infrastruttura di calcolo di SpaceX (a partire dal supercomputer Colossus di Memphis, costruito in 122 giorni e destinato a raggiungere l’equivalente di un milione di chip H100), per continuare a sviluppare il proprio modello proprietario, Composer.
Il resto dipenderà da come andrà la collaborazione ma l’entità delle cifre in gioco dice già qualcosa: Musk non sta scommettendo su una startup qualunque.
Chi è Cursor e perché vale quello che vale
Come avevamo raccontato a dicembre, Cursor è nata come progetto quasi amatoriale nel quartiere bohémien di North Beach, a San Francisco, per mano di quattro ragazzi conosciutisi al MIT. In meno di tre anni si è trasformata nella startup in più rapida crescita dell’intero ecosistema tech, con la valutazione che è passata da 2,5 miliardi a quasi 30 miliardi nel giro di dodici mesi, e i ricavi annualizzati che hanno superato i 2 miliardi di dollari all’inizio del 2026.
Cursor non è un semplice assistente alla scrittura del codice. È un ambiente di sviluppo completamente ripensato attorno all’IA: non aggiunge funzioni a un editor esistente, ridisegna il flusso di lavoro del programmatore dall’interno.
Quando è arrivata sul mercato, nel 2022, GitHub Copilot esisteva già ma era uno strumento aggiuntivo, non una piattaforma. Cursor ha alzato l’asticella e i grandi laboratori hanno dovuto seguire: OpenAI ha lanciato Codex, Anthropic ha risposto con Claude Code. L’apripista, insomma, ha finito per attirare sul proprio terreno i concorrenti più potenti che esistano.
Il paradosso è che Cursor continua a integrare i modelli di OpenAI, Anthropic, Google e xAI, oltre ai propri, ossia delle stesse aziende che la stanno inseguendo. Come avevamo sottolineato, è proprio questa dipendenza strutturale la fragilità più seria di un’azienda che cresce a ritmi eccezionali ma non è ancora profittevole.
L’accordo con SpaceX è, tra le altre cose, un tentativo di uscire da questa trappola: se Cursor riuscirà a far crescere Composer grazie alla capacità di calcolo di Colossus, nel tempo potrebbe ridurre la propria dipendenza dai lab esterni
Il ritardo di xAI e la logica del libretto degli assegni
Perché SpaceX ha bisogno di Cursor? La risposta è nei conti: xAI, il laboratorio di IA che Musk ha fondato nel 2023 per competere con OpenAI e Anthropic, e che ha poi incorporato in SpaceX a febbraio, ha perso 6,4 miliardi di dollari nel 2025, più del quadruplo rispetto all’anno precedente. Nel frattempo, Starlink ha prodotto un utile operativo di 4,42 miliardi. È la divisione satellitare, insomma, che tiene a galla l’intera operazione.
I modelli di xAI non hanno raggiunto la qualità di quelli dei concorrenti e sul segmento del coding, dove la gara è particolarmente accesa, il laboratorio di Musk non ha un prodotto competitivo. Cursor risolverebbe entrambi i problemi in un colpo solo: porterebbe una base installata di oltre un milione di sviluppatori attivi ogni giorno, ricavi reali e un prodotto già adottato dal 67% delle aziende Fortune 500.
La logica è la stessa che ha guidato Mark Zuckerberg negli ultimi anni: prima con Instagram e WhatsApp, poi, più di recente, con la campagna acquisti sistematica del 2025, quando Meta ha sottratto ricercatori e ingegneri ai principali lab di IA per colmare il ritardo accumulato. Quando costruire in casa richiede troppo tempo, si compra fuori.
Vale la pena segnalare, en passant, che l’ultima versione di Composer, il modello proprietario di Cursor, è stata costruita sulla base di un modello open source di Moonshot AI, startup cinese finanziata da Alibaba. Un dettaglio che Cursor non aveva comunicato nel lancio e che è emerso per via indiretta. Non cambierà le sorti dell’accordo, ma è un elemento che gli investitori dell’IPO di SpaceX potrebbero voler considerare.
Tutti verso l’enterprise
C’è un filo che collega le mosse di SpaceX, OpenAI e Anthropic nel segmento del coding: tutte puntano allo stesso cliente. Non il singolo programmatore con l’abbonamento mensile ma il grande committente aziendale ( il team di sviluppo di una banca, di un produttore industriale, di una società di servizi), disposto a sottoscrivere contratti pluriennali da decine di migliaia di dollari. È lì che si difendono i margini, è lì che si costruisce una posizione difficile da erodere.
Cursor è già dentro quel mercato: i suoi ricavi crescono soprattutto grazie agli abbonamenti aziendali e la presenza capillare nelle Fortune 500 è probabilmente il bene più prezioso che SpaceX sta cercando di acquisire. Più ancora della tecnologia.
OpenAI con Codex e Anthropic con Claude Code si muovono nella stessa direzione. Il campo si affolla proprio nel momento in cui la differenziazione tecnica si assottiglia: i modelli migliorano ovunque e la gara si sposta sulla distribuzione, sull’integrazione nei flussi di lavoro aziendali, sulla capacità di diventare infrastruttura.
Per Cursor, l’accordo con SpaceX è anche una risposta a questa pressione: avere Colossus come infrastruttura di calcolo significa poter sviluppare Composer in modo più aggressivo, senza dipendere interamente dai lab che sono anche i suoi concorrenti diretti.
L’IPO sullo sfondo e la complessità del conglomerato
L’annuncio arriva in un momento delicato per SpaceX. La quotazione in borsa, attesa per l’estate, dovrebbe valorizzare il gruppo a 1.750 miliardi di dollari, la più grande IPO della storia.
Ma il gruppo che si presenterà agli investitori è il risultato di una serie di fusioni rapide e disomogenee: X e xAI sono entrate in SpaceX tra marzo 2025 e febbraio 2026, portando con sé perdite ingenti e strutture valutative complesse.
Ogni nuovo accordo aggiunge un pezzo al puzzle e, allo stesso tempo, rende più difficile per banche e investitori capire cosa stiano effettivamente comprando. Musk ha poi proposto di mantenere il controllo dell’intero gruppo tramite azioni con diritto di voto speciale, una clausola che, in un’offerta pubblica da record, non mancherà di suscitare discussioni.
Sessanta miliardi per Cursor, o dieci per il lavoro svolto insieme. In entrambi i casi, è una cifra che dice dove Musk pensa che si giochi la partita dell’IA nei prossimi anni. Non nello spazio ma nelle righe di codice delle grandi aziende.
Fonte: Financial Times, TechCrunch, Axios


