Dal prossimo 1° settembre, ogni telefono e tablet venduto in Russia dovrà contenere già installata MAX, l’app di messaggistica di Stato che il Cremlino presenta come alternativa nazionale a WhatsApp e Telegram.
La decisione non arriva a sorpresa: da mesi Mosca cerca di esercitare un controllo sempre più stretto sullo spazio digitale, nel quadro del confronto con l’Occidente legato alla guerra in Ucraina.
La mossa s’inserisce dunque in una strategia che il governo russo descrive come un tassello di un nuovo ordine mondiale, ma che agli occhi dei critici appare soprattutto come un tentativo di rafforzare la sorveglianza sui cittadini.
L’app che divide tra sicurezza e controllo
Secondo il governo, MAX sarà integrata con i servizi pubblici e garantirà una maggiore sicurezza rispetto ai rivali stranieri.
Il ministero degli Interni è arrivato a definire l’app “più sicura dei concorrenti esteri”, sottolineando come le accuse di spionaggio siano “false” e ricordando che le autorizzazioni richieste per l’accesso ai dati degli utenti sarebbero persino inferiori a quelle necessarie a WhatsApp o Telegram.
Eppure il sospetto rimane. Per molti osservatori, la promozione forzata di un’app statale non è altro che un modo per ampliare i poteri di controllo sulle comunicazioni private, già limitate dalle restrizioni introdotte di recente contro le chiamate su WhatsApp e Telegram, accusate di non condividere informazioni utili alle indagini su frodi e terrorismo.
Lo scontro con le big tech
Lo scontro è frontale. WhatsApp, che a luglio ha raggiunto 97,3 milioni di utenti in Russia, ha accusato apertamente il Cremlino di voler impedire ai cittadini l’accesso a comunicazioni sicure.
Telegram, con una base di 90,8 milioni di utenti, ha ribadito di combattere attivamente l’uso illecito della propria piattaforma, ma questo non è bastato a fermare le restrizioni.
Intanto, il governo russo ha accelerato sulla creazione di un ecosistema digitale completamente domestico: oltre a MAX, anche RuStore, il negozio di applicazioni già presente su Android, sarà obbligatorio su tutti i dispositivi Apple.
I numeri di Max e la spinta di VK
Dietro MAX c’è VK, la stessa società tecnologica statale che controlla VK Messenger, terzo servizio più popolare in Russia con 17,9 milioni di utenti.
Secondo i dati diffusi questa settimana, l’app ha già superato i 18 milioni di download, anche se alcune sue funzioni restano ancora in fase di test. Un successo che testimonia la forza della macchina di propaganda e distribuzione del Cremlino, ma che solleva interrogativi sulla libertà di scelta degli utenti, costretti a ritrovarsi un’app governativa preinstallata su ogni nuovo dispositivo.
L’obiettivo finale sembra chiaro: sostituire progressivamente le piattaforme straniere con alternative interne, riducendo l’influenza tecnologica dell’Occidente e consolidando l’autonomia digitale russa.
In questo scenario, MAX diventa molto più di una semplice app di messaggistica: è il simbolo di una guerra silenziosa per il controllo dell’informazione e della comunicazione privata. Una sfida che Mosca intende portare avanti con determinazione, nonostante le accuse di censura e sorveglianza che inevitabilmente accompagneranno la crescita della sua nuova piattaforma.


