Microsoft esorta Trump a rivedere le restrizioni di Biden

by | 27 Feb 2025 | Politica

Il presidente di Microsoft Brad Smith. | Foto: GeekWire / Kevin Lisota
Tempo di lettura: 2 minuti

Come abbiamo avuto modo di scrivere (si veda l’articolo che trovate qui sotto), negli ultimi giorni della sua presidenza, Biden ha introdotto nuove regole per limitare l’accesso della Cina ai chip avanzati per l’intelligenza artificiale.

L’obiettivo, alquanto utopistico, era di contenere la crescente influenza tecnologica della superpotenza orientale.

Il nuovo governo Trump sia sta ora trovando costretto a riesaminando queste normative, valutando le richieste del settore prima di decidere se mantenerle, modificarle o inasprirle ulteriormente.

Il nodo da sciogliere è infatti il delicato equilibrio tra la volontà di proteggere la sicurezza nazionale e la necessità di non penalizzare le aziende statunitensi, che fanno affidamento sulle esportazioni per mantenere il loro primato tecnologico.

La richiesta di Microsoft

Microsoft ha deciso di intervenire nel dibattito, lanciando un avvertimento al governo: le attuali restrizioni rischiano di spingere gli alleati americani a rivolgersi alla Cina per ottenere i chip di cui hanno bisogno.

In un post sul blog aziendale (che potete consultare a questo link), il Vicepresidente del Consiglio di Amministrazione e Presidente di Microsoft, Brad Smith, ha chiesto all’amministrazione Trump di rivedere il sistema di controllo delle esportazioni.

Secondo il colosso di Redmond, infatti, è necessario allentare le limitazioni sui chip destinati ai data center per l’addestramento dei modelli di intelligenza artificiale.

Microsoft suggerisce anche di escludere dalle restrizioni alcuni alleati chiave come India, Svizzera e Israele, che attualmente rientrano nel secondo livello di un sistema a tre livelli che disciplina le esportazioni.

E che, come scrivevamo, in quanto in seconda fascia, non possono importare più di 1.700 GPU di alta gamma ogni anno, senza una licenza specifica rilasciata dal governo statunitense, basata a sua volta su verifiche da parte degli USA.

Secondo Brad Smith, presidente di Microsoft, il pericolo è che le limitazioni volute dagli Stati Uniti finiscano per ottenere l’effetto opposto, danneggiando le aziende americane e rafforzando la posizione della Cina.

“Il messaggio della Cina è che [i paesi di fascia 2] non possono fare affidamento sugli Stati Uniti, mentre loro sono pronti a fornire ciò di cui hanno bisogno”, ha affermato Brad Smith. “Questo non è positivo né per il business americano né per la politica estera degli Stati Uniti”.

La Cina lungo la riva del fiume…

Il problema è reso ancora più urgente dalla rapida evoluzione del settore: le aziende cinesi stanno già dimostrando di poter competere con le big tech americane.

E DeepSeek ha recentemente sorpreso i legislatori e le imprese statunitensi, lanciando un avanzato modello di intelligenza artificiale, segno che la Cina sta accelerando nel suo sviluppo tecnologico e potrebbe trarre vantaggio dalle rigidità imposte dalle nuove regole di esportazione.

L’amministrazione Trump, afferma il Wall Street Journal, starebbe valutando diverse opzioni per rendere il sistema di restrizioni più efficace, evitando al tempo stesso di ostacolare le aziende americane.

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Una delle ipotesi sul tavolo è un’ulteriore semplificazione delle regole di controllo, mantenendo però il blocco totale sull’export di chip IA verso paesi considerati ostili, come Cina, Iran e Corea del Nord.

Nel frattempo, i colossi tecnologici stanno intensificando le loro attività di lobbying, con aziende come Nvidia che hanno già definito le proposte di regolamentazione una “grave eccessiva ingerenza”.

Il braccio di ferro tra Washington e la Silicon Valley è solo all’inizio, e le prossime mosse della Casa Bianca potrebbero avere ripercussioni significative sull’industria tecnologica globale.

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