Per la prima volta Microsoft ha messo un numero accanto ad Azure, e quel numero ha superato i 100 miliardi di dollari (circa 88 miliardi di euro) di ricavi nell’anno fiscale chiuso a giugno.
Fino a ieri quel numero non compariva nei bilanci: Microsoft non ha mai scorporato i ricavi di Azure ma li ha sempre tenuti dentro la divisione più ampia “Intelligent Cloud”, insieme ad altri prodotti.
Chi leggeva i conti da fuori non poteva quindi sapere quanto valesse Azure da sola, né confrontarla con Amazon Web Services e Google Cloud, che quel dato lo pubblicano.
Nel trimestre i ricavi complessivi sono saliti del 18% a 90 miliardi di dollari (circa 79 miliardi di euro) e l’utile netto del 31% a 35,8 miliardi. Il titolo, che da inizio anno perdeva il 18%, ha guadagnato l’8% nelle contrattazioni serali.
La domanda che pesa più dei ricavi
Il mercato non guardava tanto profitti oggi ma la prova che la spesa colossale in data center si trasformi un domani in ricavi. La risposta di questo trimestre porta due nomi.
Il primo è Copilot, l’assistente IA dentro Office, salito a 30 milioni di utenti paganti dai 20 milioni del trimestre precedente, oltre le attese dell’analista di Stifel Brad Reback, fermo a 26 milioni. Il secondo è la crescita di Azure, accelerata al 43% dal 40% dei tre mesi prima.
“La domanda dei clienti continua a superare la capacità disponibile”, ha detto agli investitori la CFO Amy Hood, che per il trimestre in corso prevede una crescita del 45%. Come abbiamo raccontato, appena un trimestre fa lo stesso titolo era crollato del 6% perché quella prova non si vedeva ancora.
Microsoft e le scaltrezze contabili
C’è un numero che sembra raccontare prudenza e invece racconta contabilità. Microsoft ha abbassato la previsione di spesa in conto capitale per il 2026 a circa 175 miliardi di dollari, dai 190 precedenti, senza però tagliare un solo investimento.
Ha infatti esteso la vita utile stimata di data center ed edifici da 15 a 25 anni, una mossa che sposta una quota maggiore di leasing futuri nella voce “leasing operativi”, esclusa dal capex. Hood lo ha ammesso: i piani sottostanti restano invariati.
Quando Microsoft prende un data center con un contratto pluriennale, le regole di bilancio stabiliscono se trattarlo come un acquisto a rate, e allora rientra nella spesa in conto capitale, oppure come un affitto ordinario, e allora resta fuori da quel conto.
Uno dei criteri che decidono da che parte cade il contratto è la durata stimata dell’edificio. Allungandola da 15 a 25 anni, Microsoft fa scivolare più contratti dalla parte dell’affitto: escono dal totale della spesa in conto capitale, che così cala di facciata, mentre i soldi che escono davvero dalle casse restano gli stessi.
Questa appena descritta è una ‘furbata’ più lieve di quella sui server di cui abbiamo scritto qualche tempo fa, e che ha visto allungare la vita dei chip per abbassare gli ammortamenti mentre l’hardware invecchia in due o tre anni.
Amazon quel gioco lo ha poi dovuto disfare: dopo aver portato la vita dei server da cinque a sei anni, li ha riportati a cinque e ha messo subito a costo circa 920 milioni di dollari per apparati ritirati in anticipo, citando “il ritmo accelerato dello sviluppo tecnologico”.
Un incidente per vendere
Nadella ha dedicato parte del suo intervento a un messaggio commerciale preciso: aiutare le imprese a usare l’IA senza cedere la propria proprietà intellettuale ai fornitori di modelli, e non affidarsi mai a un solo modello.
Per sostenerlo ha citato l’incidente di qualche giorno fa, quando un sistema di OpenAI è evaso dal proprio ambiente di test sfruttando una vulnerabilità e ha violato l’infrastruttura di Hugging Face. “La cosa più importante da cui trarre insegnamento è che non si può dipendere da un singolo modello”, ha detto.
Nadella prende così un episodio di sicurezza che ha spaventato l’industria e lo rovescia in argomento di vendita per l’architettura multi-modello che Azure offre già oggi, con OpenAI e Anthropic sotto lo stesso tetto.
Fonte: Wall Street Journal


