Meta ha lanciato ieri una nuova app mobile con l’ambizione di cambiare il modo in cui interagiamo con l’intelligenza artificiale.
Non più soltanto un assistente impersonale che risponde a comandi e domande ma un compagno digitale capace di conversazioni naturali e, soprattutto, di inserirsi nel tessuto sociale degli utenti.
L’app, che integra il nuovo modello linguistico Llama 4 e una versione iniziale di un sistema vocale evoluto, rappresenta una tappa importante nel progetto di Meta di portare l’IA al centro del proprio ecosistema, sfruttando l’enorme quantità di dati e connessioni sociali già in suo possesso.
L’anima sociale dell’IA
Il cuore dell’operazione è il tentativo di rendere l’intelligenza artificiale non solo più intelligente ma anche più empatica, più colloquiale, e soprattutto più condivisibile.
Con il nuovo feed “Discover”, gli utenti potranno vedere come altre persone utilizzano l’IA, scoprire contenuti ispirazionali o curiosi e, a loro volta, condividere le proprie esperienze. È un passaggio che mira a normalizzare l’uso quotidiano dell’IA, spostandolo da una sfera privata e tecnica a una dimensione pubblica e partecipativa.
In questo contesto, la stessa IA diventa un’estensione del proprio profilo social: personalizzata, adattiva, contestuale.
Gli occhiali Ray-Ban come porta d’accesso
La nuova app diventerà anche il punto di accesso principale per chi utilizza gli occhiali smart Ray-Ban sviluppati da Meta, finora legati a un’app separata.
Questo collegamento rafforza ulteriormente l’idea di Zuckerbergche l’IA debba diventare un elemento sempre più integrato nella quotidianità, fluido e onnipresente, capace di passare dalla voce allo sguardo, dalla chat alla realtà aumentata, senza soluzione di continuità.
L’assistente Meta AI potrà anche ricordare informazioni fornite volontariamente dagli utenti, e allo stesso modo potrà dimenticarle su richiesta: una promessa di controllo che intende rassicurare sul fronte della privacy.
Meta: dati, pubblicità e controversie
Ma c’è anche un lato oscuro, il che pare quasi inevitabile quando si parla di Meta.
L’integrazione profonda tra IA e social network apre infatti interrogativi sul ruolo della pubblicità, sulla profilazione avanzata e sulle implicazioni etiche dell’interazione tra utenti e assistenti digitali.
Una recente inchiesta del Wall Street Journal ha segnalato ad esempio comportamenti problematici del chatbot IA di Meta, che avrebbe intrattenuto conversazioni inappropriate anche con gli adolescenti.
È un campanello d’allarme che non può essere ignorato, soprattutto in un momento in cui l’azienda spinge con forza verso un’IA sempre più “umana”.
L’annuncio dell’app è arrivato in concomitanza con l’apertura del Llamacon, evento dedicato all’ecosistema di intelligenza artificiale di Meta, dove si sono alternati sul palco nomi di peso come Mark Zuckerberg, Satya Nadella e Ali Ghodsi.


