Meta vince conro l’anti trust, che non dimostra il monopolio social

by | 19 Nov 2025 | Legal

Tempo di lettura: 3 minuti

Un giudice federale ha messo fine alla causa più simbolica della Federal Trade Commission contro Meta, stabilendo che non esiste prova di un monopolio nei social network.

È una decisione che ridisegna il fronte regolatorio nei confronti delle Big Tech e che arriva proprio mentre il mercato, ormai dominato dagli algoritmi video e dalla corsa all’intelligenza artificiale, ha cambiato pelle più velocemente di quanto i regolatori siano riusciti a inquadrarlo.

La causa che non ha retto al tempo

La FTC sosteneva che le acquisizioni di Instagram nel 2012 e di WhatsApp nel 2014 avessero permesso a Meta di mantenere un monopolio illegale.

È un argomento che l’agenzia porta avanti da più di quattro anni: la prima denuncia risale alla fine della presidenza Trump, è stata respinta dal giudice James Boasberg nel 2021 e poi ripresentata in versione ampliata durante l’amministrazione Biden sotto la guida di Lina Khan.

Questa volta, però, nemmeno la seconda causa è riuscita a convincere la Corte. “Che in passato Meta abbia goduto o meno di un potere monopolistico… l’agenzia deve dimostrare che tale potere sia ancora presente oggi”, ha spiegato nella decisione di 89 pagine. “Il verdetto odierno stabilisce che la FTC non vi è riuscita”.

La FTC sosteneva che Facebook e Instagram formassero un mercato separato dagli altri social, perché basati soprattutto sulle relazioni personali tra amici e familiari. Ma durante il processo, durato sei settimane, gli avvocati dell’agenzia non sono riusciti a dimostrare in modo convincente che gli utenti utilizzino queste due piattaforme in maniera davvero diversa rispetto ai concorrenti come TikTok.

La realtà, secondo il giudice, è che TikTok oggi “occupa il centro della scena come il rivale più agguerrito di Meta”.

L’argomento contro Meta che non convince

Per dimostrare il potere di mercato, la FTC ha tentato anche una strada alternativa: se il servizio è gratuito, non si può accusare Meta di aver aumentato i prezzi, ma si può provare a sostenere che l’azienda abbia “estratto valore” dagli utenti intensificando la pubblicità mirata. Il risultato, secondo l’agenzia, sarebbe stato un peggioramento della qualità delle app.

Il giudice ha respinto anche questa tesi, sostenendo che gli annunci siano “utili e facili da ignorare” e quindi non tali da dimostrare un abuso di posizione dominante.

Il punto più debole della causa, però, è apparso un altro: la struttura stessa del mercato. La trasformazione di Facebook e Instagram in piattaforme dominate dal feed video algoritmico è stata accelerata proprio dall’emergere di TikTok, indebolendo la teoria secondo cui Meta avrebbe potuto “congelare” l’innovazione grazie alle acquisizioni.

Un passaggio del giudice è particolarmente indicativo: “Facebook e Instagram sono cambiati in modo significativo negli ultimi anni”. Una frase che spiega perché l’antitrust ha perso: è difficile sostenere l’esistenza di monopolista se esso è costretto a correre ai ripari a causa della concorrenza.

Il nuovo fronte: l’intelligenza artificiale

La FTC chiedeva non solo una condanna ma addirittura lo “spacchettamento” di Instagram e WhatsApp. Ma il problema, oggi, è che il campo di battaglia si è spostato. Meta finanzia la sua espansione nell’intelligenza artificiale grazie ai ricavi pubblicitari, ma il confronto competitivo più aggressivo arriva da aziende specializzate come OpenAI e Anthropic, non da nuovi social network.

Alcune stime esterne indicano poi che, se costretta a vendere Instagram, Meta avrebbe rischiato di perdere quasi la metà dei ricavi annuali. Un dato non ufficiale ma che dà la misura dell’importanza dell’app all’interno dell’ecosistema Meta.

L’influenza di Trump

La vicenda ha anche una sua dimensione politica. Prima del processo, la FTC aveva chiesto 30 miliardi di dollari per chiudere il caso; Mark Zuckerberg ne aveva offerti 450 milioni, convinto che il presidente Trump avrebbe sostenuto la sua proposta. Così però non è successo: il nuovo presidente della FTC, Andrew Ferguson, nominato proprio da Trump, ha portato la causa in tribunale e si è detto certo di vincerla.

Un capitolo parallelo è quello della censura: dopo il ritorno di Trump alla Casa Bianca, la FTC ha invitato gli utenti di Facebook e altre piattaforme a segnalare eventuali casi di “soppressione di opinioni impopolari”, sostenendo che potrebbe trattarsi di comportamenti anticoncorrenziali. È un fronte potenzialmente esplosivo, che però non è entrato nel merito del processo e non è stato discusso in aula.

Fonte: Bloomberg

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