“Oops!… I Did It Again”, cantava molti anni fa Britney Spears. Una canzone che ci sovviene ogni volta che leggiamo di una delle traversie legali Meta e, in generale, di Big Tech.
Che, con regolarità, ce provano sempre (da leggersi con accento romano). Al che, se non se ne accorge nessuno, bene; diversamente, pagano una multa (il cui importo generalmente è inferiore a quanto hanno nel frattempo guadagnato), e via con un altro giro di giostra. Fino alla prossima multa, s’intende.
L’indagine del CFPB, la reazione di Meta
La notizia che riportiamo oggi vede il colosso Meta sotto indagine federale da parte del Consumer Financial Protection Bureau (CFPB) per un presunto uso improprio di dati finanziari raccolti da terzi a fini pubblicitari.
L’inchiesta, rivelata attraverso una recente comunicazione di Meta alla Securities and Exchange Commission, è l’ultimo di una serie di controlli che vede l’agenzia americana puntare sempre più il dito contro i giganti della tecnologia e il loro crescente coinvolgimento nel settore dei servizi finanziari.
L’indagine avviata dal CFPB, un’autorità nata in seguito alla crisi finanziaria del 2008 per tutelare i consumatori, è una nuova tappa nel percorso di controllo che mira a garantire la trasparenza e la sicurezza dei dati utilizzati dalle società tecnologiche.
Meta ha confermato di aver ricevuto una notifica formale dell’inchiesta il mese scorso e ha chiarito che le accuse si concentrano sulla pubblicità per prodotti e servizi finanziari.
Pur non fornendo ulteriori dettagli, un portavoce dell’azienda ha dichiarato che Meta “non concorda con le accuse e ritiene che un’azione esecutiva non sia giustificata”.
Da parte sua, il CFPB ha preferito non commentare l’indagine, limitandosi a confermare la propria facoltà di intraprendere azioni legali o negoziare accordi di transazione, senza escludere un possibile ritiro delle accuse.
L’attacco di Chopra a Big Tech
L’intervento del CFPB contro Meta si inserisce in un quadro più ampio di pressioni normative sul settore tecnologico, intensificatesi con l’arrivo alla direzione del CFPB di Rohit Chopra nel 2021 (che vedete ritratto nell’immagine di apertura).
Già all’epoca, Chopra aveva espresso il timore che i giganti della tecnologia, forti del vasto patrimonio di dati utenti già a disposizione, potessero consolidare il proprio dominio sfruttando maggiormente le informazioni sugli acquisti e le abitudini di spesa degli utenti per incrementare i guadagni pubblicitari.
“Questi dati possono essere monetizzati da aziende che mirano a trarre profitto dalla profilazione comportamentale, in particolare in ambito pubblicitario e di e-commerce”, aveva affermato Chopra.
La mossa del CFPB rispecchia la volontà dell’agenzia di trattare i giganti della tecnologia come veri e propri istituti finanziari, sottoponendoli a regole che fino a oggi sono state appannaggio esclusivo delle banche tradizionali.
Nel 2021, lo stesso Chopra aveva ordinato a Meta e ad altre aziende di fornire documentazione relativa ai servizi finanziari offerti, inclusi sistemi di pagamento e altri strumenti.
Le sanzioni e il crescente peso della regolamentazione
Negli ultimi anni il CFPB ha inasprito le sanzioni nei confronti delle principali aziende tecnologiche. Tra i casi più recenti vi sono multe da 25 milioni di dollari contro Apple e da 45 milioni contro Goldman Sachs, entrambe per questioni legate alla Apple Card.
Inoltre, l’agenzia ha introdotto nuove normative che mirano a considerare aziende come Apple, Google e Venmo di PayPal alla stregua di banche, aprendo così la possibilità di regolamentare anche i loro servizi di pagamento.
Queste proposte hanno generato forti resistenze da parte dei big del settore, preoccupati per un controllo sempre maggiore da parte dei regolatori federali.
Le tensioni con le autorità di vigilanza sono aumentate negli ultimi mesi, un periodo in cui Meta si trova a vivere un periodo di forte espansione del proprio business pubblicitario.
Di recente, l’azienda ha infatti registrato ricavi record per 41 miliardi di dollari nel terzo trimestre del 2024, con una crescita del 19% rispetto all’anno precedente, sostenuta anche dai suoi investimenti in intelligenza artificiale e nuove tecnologie hardware.
Meta e la lunga scia di scandali sulla privacy
L’indagine del CFPB rappresenta solo l’ultimo capitolo di un lungo e travagliato percorso per Meta, che continua a confrontarsi con i regolatori di tutto il mondo per le proprie pratiche in materia di privacy.
La società è sotto i riflettori dal 2018, quando lo scandalo Cambridge Analytica rivelò un uso non autorizzato dei dati di milioni di utenti Facebook da parte di una società di consulenza politica.
Da allora, Meta ha siglato nel 2019 un accordo con la Federal Trade Commission, che includeva una multa da 5 miliardi di dollari, cifra che non convinse del tutto lo stesso Chopra, all’epoca commissario democratico dell’agenzia, che avrebbe preferito misure più incisive.
Anche l’Europa ha dimostrato tolleranza zero verso le pratiche di Meta: l’anno scorso l’Unione Europea ha inflitto alla società una multa record di 1,3 miliardi di dollari per aver trasferito illegalmente i dati degli utenti dall’Europa agli Stati Uniti.


