Meta si prepara a licenziare circa il 10% dei dipendenti di Reality Labs, la divisione che sviluppa i prodotti legati al metaverso.
Parliamo di circa 1.500 persone su un organico di 15.000, secondo quanto riportato dal New York Times che cita tre fonti anonime a conoscenza delle discussioni interne.
L’annuncio potrebbe arrivare già oggi anche se Andrew Bosworth, chief technology officer dell’azienda, ha convocato per domani una riunione che ha definito “la più importante dell’anno”, chiedendo ai dipendenti di partecipare di persona. Il memo, ottenuto dal Times, non fornisce dettagli, ma il messaggio sembra chiaro.
La notizia però non sorprenderà chi ci segue: settimane fa avevamo infatti anticipato un taglio al budget destinato al metaverso. Le indiscrezioni di oggi confermano quella direzione, fortunatamente di un’entità inferiore, con un’accelerazione che racconta molto della nuova gerarchia delle priorità in casa Zuckerberg.
Meta, dalla realtà virtuale alla superintelligenza
Il cambio di direzione è evidente. Mark Zuckerberg ha chiesto ai vertici aziendali di ridurre i budget per il 2026, mentre le risorse vengono dirottate verso l’intelligenza artificiale.
In particolare verso TBD Lab, l’unità segreta di Meta che lavora alla costruzione di quella che internamente viene definita superintelligenza, ossia un sistema di IA dalle capacità straordinarie, al limite del divino secondo le ambizioni dichiarate.
La pressione competitiva di OpenAI e Google ha imposto una ricalibrazione strategica che sarebbe sembrata impensabile solo due anni fa, quando il metaverso era il centro di ogni discorso pubblico di Zuckerberg.
I soldi risparmiati dalla realtà virtuale andranno anche alla divisione wearable, che sviluppa occhiali smart e dispositivi da polso. Meta sta scommettendo che il futuro dell’interazione con l’IA passerà da lì, non dai visori.
La parabola di una visione
È una ritirata silenziosa, quella di Zuckerberg, che inseguiva il sogno della realtà virtuale dal 2014, quando acquisì Oculus. Nel 2021 arrivò il rebrand che trasformò Facebook in Meta, una mossa simbolica che doveva segnare l’inizio di una nuova era.
Decine di miliardi di dollari sono stati investiti per costruire visori VR e un social network immersivo che avrebbe dovuto ridefinire il modo in cui le persone interagiscono online. I consumatori, però, non hanno risposto.
I visori non sono mai diventati un prodotto di massa, e gli investitori hanno iniziato a guardare con crescente scetticismo a una voragine di spesa senza ritorni evidenti. Ora il metaverso viene messo in secondo piano, proprio mentre l’azienda che porta quel concetto nel nome deve spiegare al mondo che le sue priorità sono cambiate.
Cosa si salva: la scommessa sugli occhiali smart
Non tutto Reality Labs verrà ridimensionato. La divisione che sviluppa prodotti di realtà aumentata (occhiali e braccialetti per interagire con comandi vocali e gestuali) dovrebbe essere risparmiata dai tagli.
È il ramo che ha prodotto i Ray-Ban smart, un successo inaspettato con oltre due milioni di unità vendute. Meta ha anche annunciato i Ray-Ban Display, occhiali con un menu digitale integrato nelle lenti, il cui lancio internazionale è stato però rinviato per “domanda senza precedenti” e scorte limitate.
È qui che Zuckerberg vede il futuro. “Gli occhiali smart saranno il modo principale in cui integreremo la superintelligenza nella nostra vita quotidiana”, ha dichiarato durante una call con gli investitori. Una frase che ridefinisce il perimetro della visione: non più mondi virtuali in cui immergersi ma intelligenza artificiale da indossare.
Quello che sta accadendo a Menlo Park racconta allora qualcosa di più ampio. Quando un colosso tecnologico da 78.000 dipendenti ammette (nei fatti, se non nelle parole) che una scommessa strategica non ha funzionato, è un segnale di cui l’intera industria non può che prendere nota.
Il metaverso non è morto ma è stato declassato. E il nome Meta, scelto per incarnare una visione del futuro, rischia ora di sembrare il monumento a un’epoca già conclusa.
Fonte: The New York Times


