Inizierà domani a Washington il processo antitrust che vede contrapposti Meta e la Federal Trade Commission (FTC), un procedimento che potrebbe segnare uno spartiacque per l’intero settore tecnologico.
L’agenzia statunitense contesta infatti a Meta una posizione di monopolio nel mercato dei social network personali, ottenuta – secondo l’accusa – non attraverso l’innovazione, ma acquistando i concorrenti più promettenti.
Il rischio, per l’azienda di Menlo Park, è altissimo: se la FTC dovesse spuntarla, Meta potrebbe essere costretta a cedere due dei suoi asset strategici, Instagram e WhatsApp.
La genesi del dominio di Meta
Nel mirino della FTC ci sono due operazioni chiave: l’acquisto di Instagram nel 2012 per un miliardo di dollari e quello di WhatsApp nel 2014 per 19 miliardi.
Due acquisizioni che, secondo l’accusa, hanno permesso a Meta di “sostenere il proprio dominio a scapito della concorrenza e degli utenti”, evitando lo scontro diretto sul piano dell’innovazione.
Una tesi che Meta rigetta con forza, sostenendo che il mercato dei social media è più competitivo che mai, con attori globali come TikTok, YouTube, X e iMessage a contendere ogni giorno l’attenzione degli utenti.
Un percorso giudiziario lungo e tortuoso
La FTC ha avviato la sua offensiva nel 2020 ma il caso era stato inizialmente respinto dal giudice federale James Boasberg nel 2021, per mancanza di prove sufficienti a dimostrare che “Facebook detiene un potere di mercato”.
Nonostante lo stop, l’agenzia ha rilanciato l’azione legale con una denuncia emendata nell’agosto 2021, arricchita da metriche aggiornate e confronti con concorrenti come Snapchat, l’ormai defunto Google+ e MySpace.
Questa nuova versione ha convinto Boasberg a far proseguire il caso nel 2022. “Sebbene l’agenzia dovrà affrontare un compito arduo nel dimostrare le proprie accuse, il tribunale ritiene che abbia superato la soglia minima per accedere alla fase istruttoria”, scriveva allora il giudice.
Lina Khan e la linea dura sulle Big Tech
Il processo arriva dopo anni di pressioni crescenti sulle grandi piattaforme da parte della FTC, guidata fino a gennaio da Lina Khan.
Famosa per la sua visione aggressiva contro le concentrazioni di potere digitale, Khan ha avviato cause antitrust anche contro Amazon e ha tentato, senza successo, di bloccare acquisizioni strategiche come quelle di Within (da parte di Meta), Arm (da Nvidia) e Activision Blizzard (da Microsoft).
Nel maggio 2024, parlando davanti a una commissione della Camera, aveva ribadito che il caso contro Meta “evidenzia l’importanza concorrenziale dei dati” e che “il degrado della privacy può costituire un danno antitrust”.
Con l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca lo scorso gennaio, Lina Khan, che era stata scelta da Joe Biden, è stata sostituita da Andrew Ferguson. La sua nomina aveva fatto pensare a un possibile ammorbidimento dell’approccio aggressivo contro le big tech.
Eppure, almeno per il momento, Ferguson sembra determinato a portare avanti il procedimento contro Meta.
Una posta in gioco globale
Il processo, che dovrebbe durare diverse settimane, vedrà sfilare in aula alcuni dei protagonisti della storia recente di Meta e dei social media.
Oltre a Mark Zuckerberg, sono attese testimonianze di Sheryl Sandberg, ex COO del gruppo, e Kevin Systrom, cofondatore di Instagram, oltre a manager di realtà rivali come TikTok, Snap e YouTube.
Meta, nel suo memorandum pre-processuale, ha bollato la causa come “una sfida alla realtà”, sostenendo che “le prove dimostreranno ciò che ogni diciassettenne sa: Instagram, Facebook e WhatsApp competono con TikTok, YouTube, X, iMessage e molti altri”.
E ha aggiunto: “Più di dieci anni dopo che la FTC ha revisionato e approvato le nostre acquisizioni, l’azione dell’agenzia manda il messaggio che nessun accordo è mai davvero definitivo”.
La definizione del mercato come punto chiave
Uno degli snodi più delicati dell’intero processo sarà la definizione del mercato in cui Meta avrebbe esercitato – o meno – un monopolio.
La FTC non accusa genericamente l’azienda di dominare l’universo dei social media ma di aver acquisito una posizione dominante in un segmento ben preciso: quello del “personal social networking”.
Si tratta di piattaforme usate quotidianamente per aggiornarsi e comunicare in modo stabile e continuativo con amici, familiari e contatti personali all’interno di uno spazio condiviso.
Secondo l’agenzia, in questo ambito non esistono reali alternative a Facebook e Instagram, perché altri servizi come TikTok o YouTube hanno un modello di utilizzo basato più sulla scoperta di contenuti e sull’intrattenimento pubblico che su una rete sociale personale e strutturata.
Meta, al contrario, sostiene che questa definizione sia troppo ristretta e fuorviante.
A suo dire, il mercato della comunicazione digitale e dell’interazione sociale è estremamente competitivo e comprende una vasta gamma di servizi, da TikTok a iMessage, da YouTube a X, tutti in diretta competizione per il tempo e l’attenzione degli utenti.
Sarà proprio il modo in cui il giudice definirà questo mercato a determinare se l’azienda di Zuckerberg potrà essere accusata di monopolio.


